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lunedì 2 febbraio 2015

Quando le donne avevano la coda e gli uomini il sospensorio

Le prime parole del nuovo presidente della Repubblica: "Il mio pensiero va alle spernaze e difficoltà degli italiani".

Era giudice costituzionale: stipendio annuo di un giudice costituzionale: 450.000 euro circa: supponiamo una metà di tasse, restano 200.000 euro, un appartamento all'anno. Queste cifre non mi fanno granché effetto, nel senso che non me ne frega niente di avere 20.000 euro al mese, e nemmeno 10.000 o 5000 - e se li avessi li manderei tutti in Africa (non le ong, che di volontariato hanno solo il nome, anzi nemmeno quello) - non ho nemmeno la macchina, a malapena una vecchia vespa scalcagnata sulla quale

lunedì 29 settembre 2014

l'articolo 18 e il pupazzo nella storia italiana

C'è un posto dove vado ogni tanto, è piena campagna, si cammina tranquillamente lungo sentieri che tagliano folti querceti, e c'è ancora, a ricordarsi bene i posti, qualche sorgente d'acqua purissima. Incontri solo, lungo questi tratturi, vecchi contadini, o vecchie braccianti che ormai si muovono solo per farsi visita reciprocamente. E ti ci fermi a parlare, si ricordano di te, di quando eri ragazzino e ti arrampicavi sugli alberi, e ti invitano a casa, e  ti regalano qualcosa dal loro orto, e resta sempre quel pudore, quella modestia che in effetti avevo conosciuto in loro quando ero piccolo.  Un pudore e una modestia codificati, si capisce.

L'esatto contrario dell'immodestia farcita d'ignoranza e incultura che si legge sul volto (ma dovrei dire sulla maschera tetra) di Matteo Renzi, un semplice figlietto di papà che non ha mai conosciuto il lavoro duro dei braccianti, dei contadini e contadine, e degli operai, non ci ha riflettuto, che non si è mai fermato a osservare la mano di un operaio che si è visto tranciare tre dita in fabbrica. Insomma, gente che al contrario di lui (o di personaggi come Ferrara, Mentana, Annunziata, Floris eccetera)  per vivere ha dovuto sputare sangue. Conosce solo gli studi televisivi. E questo squallido personaggio del tipo "son tutto mi", con il suo dinamismo da tre soldi che lo rende non giovane ma vecchio come una statua di gesso, come il mondo della retorica a cui appartiene, riverito e servito sicuramente fino a trent'anni da buon bamboccione a casa di papà e mammà, tutto quello che può fare, ignorando i presupposti, è mettere mano, spacciandosi per riformista dell'ultima ora, all'articolo 18, conquista sacra dei lavoratori. Delle lotte dei lavoratori.

C'è un personaggio di un mio romanzo, un poliziotto, che un attimo prima di essere arrestato, incastrato da un manipolo di magistrati e comorristi, disilluso, sta leggendo un libro, un saggio: Il pupazzo nella storia italiana.

lunedì 2 giugno 2014

giornalismo e volontariato



Malcovich nella parte del barone di Charlus

La ragione per cui non nutro molta simpatia per i giornalisti italiani - sia presi nel loro insieme che singolarmente, uomini o donne - è duplice: da un lato costoro appaiono sempre più convinti, man mano che il loro livello culturale inevitabilmente si abbassa, che grandi cose ha voluto per loro il Signore, dall'altro non si riesce mai veramente a cogliere nel loro straordinario impegno sociale - nonostante l'atmosfera di grande eccitamento di tutto il carrozzone, e tolte alcune efficaci inchieste della Gabanelli o di qualche altro povero martire - nessun serio, onesto tentativo di interessarsi al prossimo per il bene effettivo del prossimo: ovvero maschera, il giornalismo italiano, quello che è un semplice tornaconto personale sotto le apparenze di una sorta di vago senso del dovere, di obbligo morale a un servizio pubblico di controllo, del quale nessuno del pubblico ha tra l'altro mai chiamato nessuno a occuparsi. Se fosse per me verrebbero quindi tutti - dal primo all'ultimo -  a cominciare

martedì 11 febbraio 2014

cartomanti prezzolati

Sempre dall'Agamennone, la tragedia capolavoro assoluto parte della tetralogia con la quale nel 458 Eschilo vinse a Atene al concorso delle Grandi Dionisie, si potrebbero citare quei versi del coro (τίπτε μοι τόδ᾽ ἐμπέδως eccetera) adattissimi oggi a questi cartomanti della

venerdì 31 gennaio 2014

il talento e il fallimento




                                           Vivaldi - terzo movimento Estate

Il talento è questo. Soltanto questo. Meglio quindi abbandonare ogni speranza se si intende passare alla Storia in qualche altro modo. Alla Storia, se sei un musicista o un artista o uno scrittore, ci passi unicamente così: producendo cose divine come il terzo movimento dell’Estate di Vivaldi, offrendo ai tuoi simili un capolavoro come Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. E anche quando si appartiene ai grandi non si è mai completamente sicuri. Gadda, a cui da vecchio chiesero se credeva che di lui sarebbe rimasto qualcosa si limitò a glissare, da buon modesto milanese: "beh, si, forse qualcosa, vero". Figuariamoci quindi quando si è dei semplici scribacchini direttori di giornali al servizio del Capitale, quando cioè non si conosce nemmeno intuitivamente la vecchia differenza metafisica tra l'αἰσθητόν, il sensibile, il manufatto artistico, e il νοητόν, il non-sensibile, ciò con cui l'arte, la scrittura dovrebbero metterti in contatto. Il talento è una cosa che hai perché una scintilla lanciata a caso da Dio ha colpito te e soltanto te (e per essere colpito non devi comunque essere direttore di giornale o aver stretto alleanze col potere). Questo anche se non si volesse prendere per buono il fatto che comunque Dio oggi scintille non ne lancia più. E' annoiatao e nauseato dal nulla, contro il quale anche Lui, a suo modo, aveva provato a fare qualcosa: aveva quantomeno pronunciato il famoso fiat lux!

Su quest'altro fronte però, quello della totale assenza di talento, Lucia Annunziata e Giuliano Ferrara si danno quantomeno del tu. Si potrebbe obbiettare che è normale visto che sono colleghi – nel giornalismo se scrivi per un giornale di destra o per uno della pseudo sinistra o liberal, come piace a questa gente chiamarsi, sei sempre collega. Io la vedo differentemente, perché coi fascisti il tu non me lo do, e non me lo do nemmeno con un comunista se subodoro stupidità. Questi due saranno colleghi ma resta il fatto che si danno del tu. Si potrebbe anche argomentare che il tu è dovuto geneticamente, visto che sono ex sessantottini (un periodo che grazie al cielo non ho vissuto, anche se poi ci sono stati sessantottini che hanno fatto una vita normale, decente, hanno servito veramente il prossimo, e non hanno sgomitato e non sono passati sul cadavere di nessuno per ottenere quel potere contro il quale nel '68 si urlava dai megafoni). Pubblicò un buon articolo nel 1997, sul Corriere della Sera, Merlo Francesco (si firmava così, prima il cognome): un articolo con un sottotitolo che peccava magari un tantino di presunzione: Vite parallele - quasi a ricordo del grande Plutarco – e chissà se l’aveva letto in greco per permettersi un simile prestito; ma l’articolo era interessante, ben scritto, intelligente: metteva a confronto Annunziata con Gad Lerner: ciò che erano nel 1968 e quello che diventarono in seguito (nel 1997 erano suppergiù quello che sono oggi). E lì, in quell'articolo, si riesce a capire benissimo chi era questa Annunciata quando vestiva ancora con l'eskimo innocente, e che oggi intervista i presidenti di Confindustria e va a braccetto con Arianna Huffington (quella stessa che rompe i timpani tutto l’anno col suo insignificante blog e che poi a Natale dice che bisogna invece staccare un po’ la spina, per via delle festività, prendere le distanze da Internet e dalla tecnologia. Proprio da che pulpito viene la predica!

Comunque, per non tirarla troppo per le lunghe, caro diario, siccome hai iniziato parlando del talento di Vivaldi e poi in forma di ossimoro ci hai infilato tutto l’opposto, aggiungerei che il fatto che due persone cosiddette pubbliche, piazzate su opposte "barricate", si diano del tu davanti a tutti è una cosa che mi disgusta: è come se entrando in un gabinetto ci trovo seduto sulla tazza qualcuno a fare i suoi bisogni. E a parte la puzza, anche lo squallore. Il che succede soltanto in galera. Ecco, forse facendo i loro bisogni in pubblico vogliono farci credere di essere solidali coi carcerati. E ne scrivono sui loro giornali. E quanto scrivvono! articoli pieni di "altruismo" e di "umanità, di amore per l'essere umano. Uno di questi direttori ha addirittura dichiarato di essere stato al soldo della CIA. Soltanto che la galera non l'hanno mai provata. Non sanno nemmeno lontanamente che cos'è. A parte il gabinetto sotto l'occhio della telecamera, ovviamente.