Otóz nie mialem watpliwosci, ze byk spotegowany i na mnie zaszarżuje,gdy zweszy z mej strony zamach na swe bezcenne genitalia. (Dziennik, 1955, XV).
Ora non avevo dubbi che il toro potenziato avrebbe caricato pure me quando avesse fiutato le mie intenzioni: l'attentato che stavo per compiere ai danni dei suoi inestimabili genitali
Così Witold Gombrowicz in una delle pagine del suo diario parlando del maschio occidentale e della sua paura (anche di Gombrowicz) della femminilità, della femminilità che è in ognuno di noi.
byk è toro, che in polacco suona beuk (eu francese), che di virile ha solo l'idea. genitalia unico termine comprensibile per chi non intende un po' di polacco, usato da G. ancora più tardi sempre nei diari nel 1962 parlando delle chiacchiere di ogni ideologia libertaria, i trip sull'uguaglianza e sulla giusta ridistribuzione delle ricchezze, le sparate di chi non si accorge della spaventosa crescita esponenziale della popolazione mondiale - parlando di Cuba mentre si trova a Hurlingham in Argentina, in treno, le idiozie che sente dire su Fidel, ma evidentemente il discorso può allargarsi a comprendere, ancora oggi, tutto il pensume e panzume soddisfatto che si muove tra università, convegni, giornali e televisioni e che si nutre e gonfia sproporzionatamente e senza pudore all'ombra del capitale:
Che altro sono tutti i vostri discorsi se non farneticazioni di un imbecille, che non sa nemmeno come funzionano i suoi genitali? che altro sarebbero se non lo starnazzare di una gallina accomodata sulle uova - la più spaventosa delle bombe (Dziennik, 1962, XIII).
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martedì 3 marzo 2015
domenica 1 febbraio 2015
L'albero della vita e della morte. La fine dei blogger
Clolui che viene considerato il pioniere dei blogger, un certo Andrew Sullivan, avrebbe finalmente "gettato la spugna", avrebbe deciso di considerare chiusa la sua esperienza di blogger. "Voglio tornare a vivere", avrebbe detto.
Il verbo "tornare" implica il desiderio di ritrovarsi in un luogo o in una condizione che abbiamo per un qualche motivo abbandonato. A seguire quindi il suo "ragionamento", c'era un periodo in cui
Il verbo "tornare" implica il desiderio di ritrovarsi in un luogo o in una condizione che abbiamo per un qualche motivo abbandonato. A seguire quindi il suo "ragionamento", c'era un periodo in cui
Le convenienti menzogne di Abramo. Alle fonti del capitalismo
אמרי־נא אחתי את למען ייטב־לי בעבורך וחיתה נפשי בגללך׃
E' uno dei primi passi della Genesi (1:12:13) in cui è questione di sacra menzogna. E' in effetti una menzogna che arriva dall'alto, da uno dei patriarchi, il primo dei patriarchi, "padre di molti popoli" (da che pulpito!). Sara, moglie di Abramo, è un tale gioiello, è talmente splendida e formosa, che
E' uno dei primi passi della Genesi (1:12:13) in cui è questione di sacra menzogna. E' in effetti una menzogna che arriva dall'alto, da uno dei patriarchi, il primo dei patriarchi, "padre di molti popoli" (da che pulpito!). Sara, moglie di Abramo, è un tale gioiello, è talmente splendida e formosa, che
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sabato 3 gennaio 2015
eroi nonostante la patria. il software per riscrivere la storia
Nessuno cade mai per la patria. Gli eroi combattono per sé, per amor proprio (concetto chiaro a Leopardi che ne parla nello Zibaldone) mentre la maggioranza dei "non eroi" cade perché inciampa negli strascichi degli interessi di pochi. Degli interessi economici che suggellano una qualunque guerra di aggressione (o di difesa, a seconda del punto di riferimento) i molti non hanno nemmeno una lontana idea. Perciò, una qualsiasi frase del tipo: sono caduti seicentomila uomini per la patria andrebbe sempre automaticamente modicata: sono cadute secentomila persone per il capitale altrui, dal quale alla miserabile maggioranza arrivano le briciole, il necessario perché si nutra e rimpingui sempre e nuovamente la forza d'urto in caso di scontro, compresa la forza di opposizione ideologica al nemico, più probabile ai nostri tempi. Una modifica delle formule storiografiche che in epoca di potenti software per la traduzione non dovrebbe essere difficile da impostare di default: correzioni che verrebbero fatte dal computer o dal server non appena lo storico idiota scrive fesserie del genere.
Le guerre di religione o le guerre di liberazione sono solo in parte un'altra questione. Una guerra non si fa mai senza l'intervento del grosso capitale. Dal punto di vista del liberismo o del falso comunismo, o del capitalismo di stampo cristiano, o del fascismo, sono sempre comunque guerre di difesa del capitale (liberista, falso-comunista eccetera), anche e soprattutto quando ostentate e pompate in difesa dei valori: di difesa del maltolto, della refurtiva, di ciò che ci si è annessi con una precedente guerra di aggressione, o mediante una semplice annessione nel caso di enorme sproporzione di forze, come nel caso del Tibet, della recente questione ucraina ma anche di tutta la storia coloniale. Non esistono comunque guerre al di fuori di scontri di ideologie. Hanno tutte come scopo il sovvertimento o il matenimento dello status quo, o il ripristino, successivamente, dell'equilibrio necessario al vecchio status quo.
Le guerre di religione o le guerre di liberazione sono solo in parte un'altra questione. Una guerra non si fa mai senza l'intervento del grosso capitale. Dal punto di vista del liberismo o del falso comunismo, o del capitalismo di stampo cristiano, o del fascismo, sono sempre comunque guerre di difesa del capitale (liberista, falso-comunista eccetera), anche e soprattutto quando ostentate e pompate in difesa dei valori: di difesa del maltolto, della refurtiva, di ciò che ci si è annessi con una precedente guerra di aggressione, o mediante una semplice annessione nel caso di enorme sproporzione di forze, come nel caso del Tibet, della recente questione ucraina ma anche di tutta la storia coloniale. Non esistono comunque guerre al di fuori di scontri di ideologie. Hanno tutte come scopo il sovvertimento o il matenimento dello status quo, o il ripristino, successivamente, dell'equilibrio necessario al vecchio status quo.
domenica 14 dicembre 2014
l'ironia e la mafia di Roma. Potentati economici a teatro
Non si riesce a capire in cosa consista l'ironia di un comico che prendendo spunto dagli scandali della "mafia romana" modifica una vecchia canzone - la società dei magnaccioni - e fa impazzire la rete. Ma i siti dei giornali titolano ancora e nuovamente: "si scatena l'ironia del web".
Credo di averlo già scritto: una società (lettori e produttori di babettii) che vuole fare della parola il centro della sua professione o dei suoi interessi e non conosce il senso più elementare dei termini di cui si serve è una società che dovrebbe quanto meno andare a ripulirsi. Qui oltretutto non è nemmeno beffa, perché i mafiosi se ne fregano della tua chitarra di libero cantore: qui è soltanto il tuo meschino amor proprio che non sa tenersi distante, non sa prendere le distanze (questa sarebbe ironia) da una situazione piuttosto squallida e penosa per alcuni (i contribuenti). Quello che conta è che i giornali facciano il tuo nome, proiettino la tua bella trovata: te ne frega assai che questi papponi abbiano pappato.
Così, quello che diceva Pasolini un po' prima di morire (contenuto in un messaggio postumo, purtroppo ai radicali): "siate sempre irriconoscibili" (il senso era che il potere contro il quale lotti, scrivi, canti si approria di te e del tuo impegno) è esattamente quello che non interessa a questo Dado, a questo ultimo comico "impegnato": il cui lavoro viene megafonizzato proprio dai quei grossi siti (Messaggero, Repubblica, Corriere) che con tali trovate riescono a pompare l'utenza e a portare ancora più acqua al serbatoio degli introiti (il Messaggero appartiene ai potenti Caltagirone, i noti ex palazzinari romani e oggi tra gli uomini più ricchi del pianeta) . Ecco la vera ironia sarebbe questa: che non solo non fai nessuna ironia, ma finsici per fare il gioco della parte che ha molti più soldi e interessi e ramificazioni economiche di coloro che attacchi. E sulla quale l'ironia del web difficilmente si scatena, perché è proprio questa parte a determinare ciò che è ironico e ciò che non lo è. E che comunque - a giudicare dall'ignoranza crassa della lingua - non lo sarebbe in nessun caso.
Credo di averlo già scritto: una società (lettori e produttori di babettii) che vuole fare della parola il centro della sua professione o dei suoi interessi e non conosce il senso più elementare dei termini di cui si serve è una società che dovrebbe quanto meno andare a ripulirsi. Qui oltretutto non è nemmeno beffa, perché i mafiosi se ne fregano della tua chitarra di libero cantore: qui è soltanto il tuo meschino amor proprio che non sa tenersi distante, non sa prendere le distanze (questa sarebbe ironia) da una situazione piuttosto squallida e penosa per alcuni (i contribuenti). Quello che conta è che i giornali facciano il tuo nome, proiettino la tua bella trovata: te ne frega assai che questi papponi abbiano pappato.
Così, quello che diceva Pasolini un po' prima di morire (contenuto in un messaggio postumo, purtroppo ai radicali): "siate sempre irriconoscibili" (il senso era che il potere contro il quale lotti, scrivi, canti si approria di te e del tuo impegno) è esattamente quello che non interessa a questo Dado, a questo ultimo comico "impegnato": il cui lavoro viene megafonizzato proprio dai quei grossi siti (Messaggero, Repubblica, Corriere) che con tali trovate riescono a pompare l'utenza e a portare ancora più acqua al serbatoio degli introiti (il Messaggero appartiene ai potenti Caltagirone, i noti ex palazzinari romani e oggi tra gli uomini più ricchi del pianeta) . Ecco la vera ironia sarebbe questa: che non solo non fai nessuna ironia, ma finsici per fare il gioco della parte che ha molti più soldi e interessi e ramificazioni economiche di coloro che attacchi. E sulla quale l'ironia del web difficilmente si scatena, perché è proprio questa parte a determinare ciò che è ironico e ciò che non lo è. E che comunque - a giudicare dall'ignoranza crassa della lingua - non lo sarebbe in nessun caso.
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lunedì 20 ottobre 2014
L'inganno dell'ascesi
ἀνιπτόποδες,
χαμαιεῦναι
che non si lavano i piedi, dormono per terra
Così Achille (Il., 16,35) parlando dei Selli, sacerdoti di Dodona, considerati i più antichi in Grecia. E vedi anche il frammento del'Eretteo di Euripide, conosciuto grazie unicamente a Clemente Alesandrino che lo cita nei suoi Stromata e che considera i versi un'imitazione di Omero:
... ἐν ἀστρώτῳ πέδῳ
εὕδουσι, πηγαῖς δ' οὐχ ὑγραίνουσιν πόδας. (Er., fr. 367 Nauck)
... sulla terra nuda
dormono e non si bagnano i piedi alle fonti.
È sicuramente un dato di fatto che l'ascesi - nel senso di un lungo percorso costellato di ostacoli (di esercizi) che parte dall'umano e arriva fino al divino - non sia invenzione né del Giudaismo né del Cristianesimo e che nessuna religione in particolare possa dire di averla scoperta; ma è vero che è nelle religioni della colpa che esiste una stessa idea di un Dio che non può essere degnamente servito se non sperimentando una condizione di privazione e di estremo affaticamento di tutto il corpo: con l'esperienza fisica della durezza (e dovrei forse ricordare qui i foglianti del cardinal Bona, di cui a suo tempo traducevo il trattatello sulla Messa, l'uso della pietra cone cuscino). Tuttavia, anche questo concetto di privazione, di affaticamento, difficilmente potrebbe fondarsi su un'originaria idea di possesso: sarebbe vero l'opposto: è il possesso che va sempre definito a partire da un'idea di non accumulo (la questione non è se essere poveri sia un male, come da sempre cercano di dimostrare tutte le storiografie al servizio del capitale, dal quale dipendono: i termini povertà, indigenza, necessità sono ammantati di ideologia ancor prima di divenire operanti: non sono nemmeno una sorta di grado zero. Il grado originario è quello dell'uomo che nasce nudo (e non sa di esserlo) e sul quale in seguito si accumulano o stratificano tutte le possibili definizioni a venire.
Ogni forma di ascesi non può essere quindi un esercizio (è il senso d'altronde del greco askesis) di ritorno alle origini, quelle stratificazioni glielo impediscono; si tratta invece di un'elevazione proposta sulla base e come rifiuto di ciò che si possiede, che non può essere abolito e che non e assolutamente un dato originario: è in più un movimento verso l'alto invece che verso il basso - è conosciuta delle sacerdotesse di Dodona (non solo il più antico ma, almeno secondo Erodoto, in origine anche l'unico oracolo della Grecia) un'invocazione ricordata da Pausania:
Γᾶ καρποὺς ἀνίει, διὸ κλῄζετε Ματέρα γαῖαν. (Paus., X, 12, 10)
La terra produce frutti, invocate perciò la Madre Terra.
Inoltre, qualsiasi ascesi che si ponga come scopo la conquista del cielo attraverso un ritorno a uno stato precedente di vita sulla terra non potrebbe darsi che come una certa maniera di oblio del presente e nello stesso tempo una reminiscenza del passato: è di conseguenza un'esperienza paradossale, una sorta di ossimoro, una contraddizione in termini: non si può, cioè, senza dimenticare completamente il presente riattualizzare nessun passato, il quale, a sua volta, se anche diventasse il nuovo presente, resterebbe per definizione all'origine di ciò di cui già era stato all'origine - è tra l'altro la ragione del fallimento di tutte le riforme dei vari ordini religiosi avviate dall'interno della Chiesa (nonostante la sopravvivenza delle singole riforme (cistercensi dai benedettini, foglianti e trappisti dai cistercensi, stretta osservanza e cappuccini dai francescani predicatori eccetera). Il chiodo più vecchio è sostituito da un chiodo apparentemente nuovo, ma che è invece più arrugginito del vecchio: è alla base di ciò che si credeva così superato.
Perciò, l'idea di un ritorno a uno stato precedente da cui ripartire è sempre funzione di una convinzione, di un'ideologia: è la presunzione di credere non solo che il presente si possa abolire, si possa cancellare, ma anche che il presente da abolire non sopravviva nel passato che si tenta di riattualizzare (che si tratti come nel Cristianesimo di un ritorno alla semplicità della propaganda evangelica o di un ritorno alla natura in religioni naturistiche). L'originaria Ragione non è assolutamente riattuabile se non attraverso un inganno ideologico. Di qui anche il fallimento di Hegel e di ogni hegelismo
Γᾶ καρποὺς ἀνίει, διὸ κλῄζετε Ματέρα γαῖαν. (Paus., X, 12, 10)
La terra produce frutti, invocate perciò la Madre Terra.
Inoltre, qualsiasi ascesi che si ponga come scopo la conquista del cielo attraverso un ritorno a uno stato precedente di vita sulla terra non potrebbe darsi che come una certa maniera di oblio del presente e nello stesso tempo una reminiscenza del passato: è di conseguenza un'esperienza paradossale, una sorta di ossimoro, una contraddizione in termini: non si può, cioè, senza dimenticare completamente il presente riattualizzare nessun passato, il quale, a sua volta, se anche diventasse il nuovo presente, resterebbe per definizione all'origine di ciò di cui già era stato all'origine - è tra l'altro la ragione del fallimento di tutte le riforme dei vari ordini religiosi avviate dall'interno della Chiesa (nonostante la sopravvivenza delle singole riforme (cistercensi dai benedettini, foglianti e trappisti dai cistercensi, stretta osservanza e cappuccini dai francescani predicatori eccetera). Il chiodo più vecchio è sostituito da un chiodo apparentemente nuovo, ma che è invece più arrugginito del vecchio: è alla base di ciò che si credeva così superato.
Perciò, l'idea di un ritorno a uno stato precedente da cui ripartire è sempre funzione di una convinzione, di un'ideologia: è la presunzione di credere non solo che il presente si possa abolire, si possa cancellare, ma anche che il presente da abolire non sopravviva nel passato che si tenta di riattualizzare (che si tratti come nel Cristianesimo di un ritorno alla semplicità della propaganda evangelica o di un ritorno alla natura in religioni naturistiche). L'originaria Ragione non è assolutamente riattuabile se non attraverso un inganno ideologico. Di qui anche il fallimento di Hegel e di ogni hegelismo
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giovedì 9 ottobre 2014
capitalismo ferocia omofobia
Sulla triste questione del ragazzo di Pianura, a cui dei criminali hanno infilato un compressore nell'ano, e che ricorda certi omicidi omofobi negli Stati Uniti, ai tanti ciarlatani universitari e ai tanti giornalisti che nei talk show si riempiono la bocca sui perché e sui per come di tanta ferocia, basterebbe dire che chi è causa del suo mal pianga se stesso. Pare si siano soltanto adesso accorti (anzi non se ne sono ancora accorti) che il capitalismo (e gli studi televisivi e i giornali ne sono una cassa di risonanza) è ferocia e che una società fondata sulla manipolazione sessuale dell'individuo e sul suo sfruttamento mercificante porta - quando non ci sono più forze sane a contrastare l'idea di accumulo - esattamente questi frutti. D'altra parte il capitalismo è nella sua fase più aggressiva. Basterebbe vedere come il pupazzo italico attacca l'articolo 18, conquista sacra dei lavoratori.
mercoledì 6 agosto 2014
Il paradiso e l'inferno. Perché i gay dovrebbero cambiare etichetta
I gay dovrebbero cambiare etichetta. Sembra che non si siano mai accorti che il nome del bombardiere che sganciò la bomba su Hiroshima è Enola Gay, il nome della madre del pilota.
Dizionarietto ragionato.
Hiroshima:città giapponese fondata nel 1589, bagnata dalle acque del Kyobashigawa. E' luogo di genocidio: vi si realizzò uno dei due più grandi crimini commessi contro l'umanità durante una singola limitata azione di guerra. Vi morirono in un singolo istante quasi centomila persone. La regia scientifica venne affidata a Robert Hoppenheimer.
Robert Hoppenheimer, il maggiore responsabile in senso assoluto di quello che successe a Hiroshima e Nagasaki, il fisico fotografato in giacca e cravatta insieme al generale LeslieGroves. Disse, in un'apparente esplosione di disgustosi sensi di colpa: "Now I am become Death, the destroyer of worlds" - Sono diventato morte, distruttore di mondi, parole tratte dal canto Bhagavad Gita, della tradizione Hindu. Non ebbe nessuna crisi di coscienza come si dice, se avesse avuto una qualche crisi di coscienza non avrebbe alla fine accettato la direzione dell'Institute for Advanced Studies di Princeton - dietro questa nomina ci fu anche lo zampino del cosiddetto genio Einstein.
Harry Truman. Agricoltore. Respinto da un'accademia militare per problemi di vista. Trentatreesimo presidente americano. Partito Democratico. Insieme alla banda degli onesti fu il mandante dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki.
Theodore Van Kirk. Navigatore dell'equipaggio che causò materialmente la morte istantanea di quasi centomila persone a Hiroshima. Era l'ultimo rimasto in vita. E' morto qualche giorno fa, sei giorni prima del 6 agosto, anniversario che dal 1945 non avrà mai smesso di ricordare. Si è spento "tranquillamente" nel suo letto, a 93 anni. Se il Dio dei cristiani, il suo Dio, esiste (cosa a cui non credo), non se la starà passando troppo bene in questo momento. A quanto pare è morto senza senza avere mai provato nessun rimorso. Cosa anche questa difficilmente credibile, essendo stato, a differenza della vera mente del male, Hoppenheimer, una semplice pedina in un gioco di cui ignorava forse perfino l'esistenza. La sua vita quindi non può non essere stata che un lungo martirio: non può non essersi svegliato ogni mattina con uno stesso pensiero, non può non essersi spento che in compagnia delle immagini infernali di Hiroshima che, come raccontava lui, sembrava, vista dall'alto, bollire in un mare di fiamme.
Sistema metafisico
L'inferno, che sta vivendo anche il defunto Hoppenheimer, è quel momento preciso - un momento matematicamente infinito - il momento della morte, quando la coscienza si spegne e fa in quel preciso istante esperienza eterna, interminabile, dell'eternità. Nel caso di alcuni il Paradiso. Nel caso di altri l'Inferno.
Vedi quanto ho già detto a proposito dell'inferno e di Wittgenstein
Dizionarietto ragionato.
Hiroshima:città giapponese fondata nel 1589, bagnata dalle acque del Kyobashigawa. E' luogo di genocidio: vi si realizzò uno dei due più grandi crimini commessi contro l'umanità durante una singola limitata azione di guerra. Vi morirono in un singolo istante quasi centomila persone. La regia scientifica venne affidata a Robert Hoppenheimer.
Robert Hoppenheimer, il maggiore responsabile in senso assoluto di quello che successe a Hiroshima e Nagasaki, il fisico fotografato in giacca e cravatta insieme al generale LeslieGroves. Disse, in un'apparente esplosione di disgustosi sensi di colpa: "Now I am become Death, the destroyer of worlds" - Sono diventato morte, distruttore di mondi, parole tratte dal canto Bhagavad Gita, della tradizione Hindu. Non ebbe nessuna crisi di coscienza come si dice, se avesse avuto una qualche crisi di coscienza non avrebbe alla fine accettato la direzione dell'Institute for Advanced Studies di Princeton - dietro questa nomina ci fu anche lo zampino del cosiddetto genio Einstein.
Harry Truman. Agricoltore. Respinto da un'accademia militare per problemi di vista. Trentatreesimo presidente americano. Partito Democratico. Insieme alla banda degli onesti fu il mandante dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki.
Theodore Van Kirk. Navigatore dell'equipaggio che causò materialmente la morte istantanea di quasi centomila persone a Hiroshima. Era l'ultimo rimasto in vita. E' morto qualche giorno fa, sei giorni prima del 6 agosto, anniversario che dal 1945 non avrà mai smesso di ricordare. Si è spento "tranquillamente" nel suo letto, a 93 anni. Se il Dio dei cristiani, il suo Dio, esiste (cosa a cui non credo), non se la starà passando troppo bene in questo momento. A quanto pare è morto senza senza avere mai provato nessun rimorso. Cosa anche questa difficilmente credibile, essendo stato, a differenza della vera mente del male, Hoppenheimer, una semplice pedina in un gioco di cui ignorava forse perfino l'esistenza. La sua vita quindi non può non essere stata che un lungo martirio: non può non essersi svegliato ogni mattina con uno stesso pensiero, non può non essersi spento che in compagnia delle immagini infernali di Hiroshima che, come raccontava lui, sembrava, vista dall'alto, bollire in un mare di fiamme.
Sistema metafisico
L'inferno, che sta vivendo anche il defunto Hoppenheimer, è quel momento preciso - un momento matematicamente infinito - il momento della morte, quando la coscienza si spegne e fa in quel preciso istante esperienza eterna, interminabile, dell'eternità. Nel caso di alcuni il Paradiso. Nel caso di altri l'Inferno.
Vedi quanto ho già detto a proposito dell'inferno e di Wittgenstein
giovedì 24 luglio 2014
Il piacere della creatura e l'invidia del Creatore
“I feel so miserable!”, cioè: “sto veramente giù!”.
Sarebbe
difficile trovare un inglese della classe media che si esprima pubblicamente in questo modo – lo farebbe con un amico,
con un familiare (vedi ciò che ho scritto su un certo atteggiamento marziale dell’inglese oggi in tema di esternazione di sentimenti).
Non lo direbbe. Quasi a nascondere il suo malessere al Creatore (che in regime anglicano e in genere protestante ha orecchie soltanto quando si parla in pubblico). Insomma, la paura che il
Creatore, invidioso, tolga pure questo minimo di sofferenza che è stata concessa alla
creature.
Uno stesso ragionamento per esempio in Simone Weil:
Il segno che il
lavoro – quando non è inumano – ha un senso
per noi, è il piacere che se ne ricava, un piacere che non stanca mai ...
Gli operai non confessano volentieri questo piacere – perché hanno l'impressione che confessandolo rischierebbero di vedersi diminuito il salario! (Cahiers I)
Per quanto ingenuo, ancor prima che ironico, suoni tale riferimento al piacere dell'operaio – come convincere il minatore africano che il
buio della miniera di diamanti, i quali forse ricordano le stelle, è preferibile alla luce del sole se non
convincendolo che il paradosso è il segno della sua condizione ideale? – ma
basterebbe osservare la rabbia urlata dai lavoratori in mobilità e cassa intehrazione in deroga a piazza Montecitorio, da due anni quasi senza stipendio e senza lavoro, e immaginare la
felicità che si stamperebbe improvvisamente sulle loro facce all’annuncio che
possono finalmente tornare a lavorare in condizioni di schiavitù perfino superiori
alle precedenti, basterebbe questo piccolo annuncio per togliere ogni
possibile ironia all’aforisma della Weil e riconoscerne la disarmante giustezza.
domenica 6 luglio 2014
Gomorra contro Gomorra. Ancora sulla spiegazione
Semplicemente una rima: Gomorra/Camorra. Ma la scelta è arbitraria. Se l’autore, come ci si aspetta, ha tenuto presente la Bibbia e i suoi vari riferimenti a Gomorra, a quale Gomorra allude? Alla prospera Gomorra (ormai un pallido ricordo) un po' prima della sua distruzione? Oppure a Gomorra nell'attimo stesso in cui viene distrutta e annientata da un apocalittico fuoco divino che si abbatte sulla perversione e corruzione di tutti i suoi abitanti? (è noto il "giochetto" che Abramo propone a Dio sul numero effettivo dei perversi e corrotti esistenti a Sodoma, città gemellata con Gomorra). Oppure allude alla città già ormai distrutta e materialmente inesistente, come è appunto il caso di quasi tutti i
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domenica 25 maggio 2014
Le due mani destre. Misteri della tolleranza
![]() |
| Giotto, La Carità |
Tolleranza è un
termine che dopotutto non mi appartiene, nonostante ogni tanto ne faccia uso.
Non perché io sia intollerante o non
sia di manica larga (weites Gewissen, si direbbe in tedesco, espressione che non a caso significa anche senza scrupoli) ma perché certe
affermazioni, il proclamare coram populo
che si è così o così (tipico per
esempio dei politici), sono sempre sospette. Che è un po’ quello che fa osservare il
barone di Charlus al giovane Narratore sulla
scienza, capitale e l'illusione della felicità
![]() |
| Totò in La terra vista dalla luna |
Tra il sentimento della felicità e quello del dolore esiste
uno "spazio" che può essere inteso anche logicamente oltre che geograficamente e temporalmente. La scienza e la tecnologia (le due non sono in un rapporto consequenziale univoco, come sembra intendere chi pensa che vi può essere progresso tecnologico soltanto quando vi è progresso scientifico, e anzi sono state spesso proprio alcune scoperte tecnologiche "casuali", al di fuori si ogni elaborata riflessione scientifica, a correre in
aiuto alla scienza galileiana, quella macroscopica) la scienza e la tecnologia si illudono di eliminare
sempre più questo spazio geografico o logico tra dolore e felicità. E in parte per la verità ci
riescono. Ma la più grande illusione che la scienza e la tecnologia regalano all'umanità (oggi in misura più sensibile che in passato)
consiste in questa semplice convinzione:
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giovedì 24 aprile 2014
Il comfort e il desiderio
La velocità è nemica del desiderio. Mirando a accorciare o annullare
le distanze, una sempre maggiore velocità funzionale dei mezzi tecnologici comporta una sempre più costante eliminazione degli sforzi, delle fatiche di cui il desiderio necessariamente si nutre. Oppure finisce con l'imporre un oggetto del "desiderio" caratterizzato da un tasso di obsolescenza sempre più elevato, adeguato ai nuovi parametri. E questo sempre meno faticoso "desiderare", questa realizzazione sempre più immediata di uno scopo, è esemplificata oggi dalla facile soddisfazione del "desiderio" dell’ultimo
domenica 16 febbraio 2014
Le ingorde fauci del mare
Crinagora. Poeta greco di Mitilene che alla morte di Cesare,
nel 44, aveva meno di trent’anni. Non un grande poeta, ma in alcuni versi
appare sensibile al mondo dei
giovedì 19 dicembre 2013
L'habitat fa la monaca:i pifferai del capitale
Si dice che l’abito non fa il
monaco ma sarebbe più giusto dire l’habitat fa la monaca. E' il caso di
una nota giornalista italiana che dirige un giornale “progressista”, si
professa di sinistra e
domenica 15 dicembre 2013
La porta di Babouli: nel segno della reciprocità
| La porta di Babouli |
Partendo in macchina da
Ouagadogu, la capitale del Burkina Faso, e percorrendo una quarantina di
chilometri in direzione nord, si prende a un certo punto a sinistra una strada
sterrata in direzione di Pella. La si percorre per circa dieci chilometri e ci si
trova in aperta savana alla ricerca di Bologò. Si possono soltanto
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sabato 7 dicembre 2013
il sesso, gli istituti di sondaggi e la paralisi del capitale
| Charcot presenta il caso della grande isteria |
Uno dei grandi meriti dell'industria sondaggistica è l’avere insegnato al mondo che il
maschio pensa al sesso ogni due minuti. Si potrebbe intitolare - questo
capitoletto della storia dell’umanità - il dramma
vero del capitale, oppure la catastrofe del capitale, perché c’è da supporre, anzi da credere, che ogni volta che il maschio pensa
al sesso,
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giovedì 14 novembre 2013
giovedì 7 novembre 2013
Strabone e lo scarpone
Già Strabone (inizio del libro VIII della sua Geografia) notava una strana somiglianza tra la forma del Peoloponneso e quella della foglia del platano - ἔστι τοίνυν ἡ Πελοπόννησος ἐοικυῖα φύλλῳ πλατάνου τὸ σχῆμα - cosa che venne rilevata anche da altri antichi
scrittori. Eppure la foglia di platano
domenica 6 ottobre 2013
religione, morale e psicosi
Il fatto che in uno dei suoi pensieri Pascal faccia una certa confusione quando attribuisce a Montaigne una cosa che Montaigne non ha mai detto -
che la consuetudine vada
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