Fascisti e nazisti nel nord Italia stanno riemergendo dalle fogne anzi dalle fognature (si adatta meglio al contesto asettico dei nostro giorni). Ci si aspetterebbe un colore più prossimo al marrone, invece è il verde a dominare, il colore della strizza, e dell'invidia.
Basterebbe questo a mostrare, se solo ce ne fosse bisogno, come la nozione di progresso (l'allontanarsi dell'individuo da uno stato vermicolare) sia sempre stato in ogni tempo un mito. Non "polvere sei e polvere ritornerai" ma "verme eri e verme sei rimasto".
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martedì 3 febbraio 2015
lunedì 25 agosto 2014
Nietzsche e i farisei delle interpretazioni arbitrarie
Internet, il gran mercato di Internet, è pieno di siti (di luoghi?) e di blog in cui ci si domanda se il pensiero di Nietzsche deve essere associato al Nazismo in un rapporto di filiazione. Il pensiero, quando è pensiero, a maggior ragione quando è pensiero per antonomasia, come è il caso di Nietzsche, non può essere associato a niente altro che a se stesso. Quindi la migliore risposta si troverà nella lettura delle sue opere e scritti piuttosto che in questo o quest'altro blog a favore o contro, e certamente non in aritcoli di giornali, riviste, saggi di professori, interviste a traduttori, editori eccetera, e nemmeno nei libri di lettori di Nietzsche, siano anche illuminati e amorevoli alla maniera di Bataille. Nietzsche rivelò sempre (ed è assurdo che ancora circolino tali miti) un tale disgusto per l'antisemitismo e il "mettere a soqquadro le razze" che la cosa è palpabile tra le righe di quasi ogni sua pagina. Si potrebbe anzi dire, e per assurdo, che se la polizia nazista avesse fermato un Nietzsche redivivo lo avrebbe spedito direttamente a Dachau o in qualche altro luogo in cui si compiaceva in quegli anni il nichilismo delle masse malate, robotizzate e teleguidate da psicopatici nel cui cervello si sarebbe trovata soltanto segatura (proprio il contrario del senso dell'individuo sano propugnato e indicato da Nietzsche: un individuo che dovrebbe riacquistare piena potenza di sé in opposizione a qualsiasi tentativo di asservimento e trasformazione in macchina, cosa che hanno sempre voluto e continuano a volere tutti i fascismi di questo mondo, la cui immagine dell'uomo sano e forte è pura e criminale retorica, maschera grottesca dell'umano: prodotto dei vari idealismi, compreso, anzi soprattutto, quello hegeliano, con la sua fanatica visione della necessità storica.)
Che Nietzsche prevedesse un'mmediata e futura manipolazione di ogni sua parola virgola e punto, e che si facesse beffa di contemporanei e futuri farisei delle interpretazioni arbitrarie, è un fatto che va di pari passo con lo stesso svolgersi del suo pensiero, con le sue stesse cadenze: e avrebbe preferito sicuramente non essere capito che trovarsi davanti a chi pretendeva di averlo capito :
"Chi credeva di aver capito 'qualcosa' di me si è costruito questo 'qualcosa di me' a sua somiglianza - non di rado proprio l'opposto di me, ad esempio che io sia un idealista; chi non aveva capito niente di me, negava che io dovessi soprattutto essere preso in considerazione".
("Wer Etwas von mir verstanden zu haben glaubte, hat sich Etwas aus mir zurecht gemacht, nach seinem Bilde, - nicht selten einen Gegensatz von mir, zum Beispiel einen „Idealisten“; wer Nichts von mir verstanden hatte, leugnete, dass ich überhaupt in Betracht käme". [Ecce Homo. Warum ich so gute Bücher schreibe]).
La scelta, quindi, se mettersi nell'una o nell'altra categoria, è lasciata, come sempre, al lettore: tra il credere di aver capito e il non aver capito affatto. Anche perché l'aver capito non necessita mai esplicitazione. Opera il silenzio. Non senza un pizzico di delusione, perché con la comprensione se ne va un po' del fascino della cosciente incomprensione.
Che Nietzsche prevedesse un'mmediata e futura manipolazione di ogni sua parola virgola e punto, e che si facesse beffa di contemporanei e futuri farisei delle interpretazioni arbitrarie, è un fatto che va di pari passo con lo stesso svolgersi del suo pensiero, con le sue stesse cadenze: e avrebbe preferito sicuramente non essere capito che trovarsi davanti a chi pretendeva di averlo capito :
"Chi credeva di aver capito 'qualcosa' di me si è costruito questo 'qualcosa di me' a sua somiglianza - non di rado proprio l'opposto di me, ad esempio che io sia un idealista; chi non aveva capito niente di me, negava che io dovessi soprattutto essere preso in considerazione".
("Wer Etwas von mir verstanden zu haben glaubte, hat sich Etwas aus mir zurecht gemacht, nach seinem Bilde, - nicht selten einen Gegensatz von mir, zum Beispiel einen „Idealisten“; wer Nichts von mir verstanden hatte, leugnete, dass ich überhaupt in Betracht käme". [Ecce Homo. Warum ich so gute Bücher schreibe]).
La scelta, quindi, se mettersi nell'una o nell'altra categoria, è lasciata, come sempre, al lettore: tra il credere di aver capito e il non aver capito affatto. Anche perché l'aver capito non necessita mai esplicitazione. Opera il silenzio. Non senza un pizzico di delusione, perché con la comprensione se ne va un po' del fascino della cosciente incomprensione.
sabato 16 agosto 2014
scontro tra generazioni e mistificazione della dialettica
Ci sarebbe da chiedersi a che punto si sia nella cosiddetta dialettica generazionale, comunemente intesa come scontro tra generazioni. E anche dialettica è termine che pure nel linguaggio comune è più o meno correttamente inteso, anche se usato a sproposito - la dialettica, nelle filosofie idealiste, presuppone sempre una avvenuta scissione di cui l'intelletto è causa e che anzi l'intelletto non fa che moltiplicare, stabilire all'infinito attraverso le opposizioni, in un suo tentativo, anzi in uno sforzo sovrumano di comprendere il reale - così certamente in Hegel; opposizioni che all'intelletto si presentano apparentemente come caratteristica più propria delle cose (a partire dall'opposizione del giorno e dalla notte: luce assenza di luce - con la forzatura che hanno sempre operato tutte quelle religioni che vedono invece la luce nascere dal buio, essere successiva al buio; e così anche il caldo e il freddo, il dolore e il piacere, la fame e la sazietà, la sete e la mancanza di sete).
Ma ovviamente la scissione è presente anche già in Platone: la descrizione dell'anima nel Fedro, l'immagine dei due cavalli, il cavallo nero e quello bianco, le sue due nature, quella che fa gravare verso terra e l'altra che spinge verso il cielo, verso l'iperuranio. In fondo non si tratta che di riconquistare, in questa visione delle cose, una supposta armonia preesistente che sembra offuscarsi per colpa del processo conoscitivo, il quale opera per opposizioni: una ricomposizione che secondo l'assolutismo di Hegel sarebbe possibile soltanto per mezzo della Ragione, non certo con l'intelletto, che continua a scindere il reale all'infinito. E tutto questo ovviamente attraverso un necessario processo storico (ci sarebbe da chiedersi anche come sia potuto avvenire che Nietzsche - nelle cui pagine non si trova mai un singolo punto di esaltazione del concetto di assolutismo, semmai il contrario - come sia stato possibile associare (anche ammettendo le colpe della sua odiata sorella, l'antisemita e nazista Elisabeth Förster, la manipolazione dei suoi scritti) come sia stato possibile anche lontanamente associarlo al Nazismo, dal momento che la sua opera non è altro che una condanna senza eccezioni di ogni futuro nazismo, e non si sia invece associato al Nasizmo proprio Hegel, la cui idea di Storia quale tribunale del mondo (vedi il la sua filosofia del diritto) non può che portare, nelle sue conseguenze politiche, alla giustificazione di tutti i genocidi di questo mondo, a far riconoscere come necessità tutti gli assolutismi: non può che portare, l'idealismo di Hegel, alla giustificazione di tutte le Hiroshima e Nagasaki, a rendere giustificabile e incontrovertibile l'idea che nel mondo ci saranno sempre desaparecidos - e in effetti quale sentenza di condanna avrebbe emesso questo fantomatico tribunale della Storia nel caso di Hiroshima e Nagasaki?). D'altra parte, la stessa Fenomenologia dello Spirito di Hegel è un delirio di onnipotenza del pensiero: è un perfetto delirio intellettualistico nel quale lo stesso fascinoso movimento della sua scrittura non fa che imitare un immaginato movimento dialettico che la coscienza naturale metterebbe in scena per arrivare a fare piena esperienza di sé come coscienza vera - e il punto dolente della dialettica di Hegel non è altro che questa concezione di una coscienza unica.
Ma anche ipotizzando la verità di un movimento dialettico della Storia, l'applicazione del termine dialettica allo scontro tra generazioni non sarebbe che un errore metodologico, di chi non comprende come funziona l'oggetto che a messo a punto, o di chi se ne serve senza sapere quando utilizzarlo. E' l'equivalente di un abuso ideologico. Questo scontro tra generazioni non si origina mai da un'armonia iniziale ( lo scontro tra generazioni si è tra l'altro oggi più che mai appiattito: il figlio non contesta più nemmeno il padre, che avrebbe capito come tenersi buono il figlio servendosi dei buoni auspici di uno sviluppo tecnologico sempre più accelerato: basta, a comprarsi il figlio, comprargli l'ultimo cellulare presente sul mercato, che non a caso avrà un tasso di obsolescenza elevatissimo). Permanendo tuttavia l'errore di considerare storicamente lo scontro tra generazioni come una dialettica, postulando il recupero di una supposta e inesistente armonia iniziale (non a caso la natura - a parte le eccezioni che confermano la regola - ha posto la femmina a protezione della prole: a proteggerla da un padre fagocitante) non si riuscirà a esplicare la sostanza di questo conflitto nella forma più giusta, cioè di una equazione: di un'identità (non armonia). Passati gli anni della contestazione, il figlio si fa sempre più simile al padre anche fenomenicamente (tale padre tale figlio): ne eredita gli strumenti di coercizione e dominio. In altri termini, questo supposto scontro generazionale, lungi dall'avere come scopo un recupero armonico attraverso il superamento nella storia di una posizione preesistente, è la riproposizione della stessa identità iniziale: la distruzione del padre per prenderne il posto non è altro che la conferma di un'assenza totale di movimento, di progresso (progredior - vado avanti). Tanto che per provare nella storia l'inesistenza di un qualsiasi movimento dialettico, di sviluppo, di superamento di una vecchia posizione assimilandola, basterebbe chiedere, a un qualsiasi ragazzo che vent'anni fa contestava il padre: voglio vedere da che parte stai oggi: se non stai esattamente dalla parte dalla quale non ti sei mai mosso (non solo non si è realizzata nessuna armonia ma permane lo stesso rapporto, la stessa identità di intenti di sempre, tra te che sei a tua volta diventato padre e vuoi mangiarti tuo figlio e tuo figlio che attende il momento più opportuno per ingoiare te - tutto questo ancora al di qua di una coincidenza degli opposti, visto che Cusano intende questa espressione teologicamente al di là del principio di identità).
Lo stesso d'altronde si potrebbe dire della opposizione che per esempio Cacciari vedrebbe alle origini della civiltà Europea: quella coscienza geografica di sé che si originerebbe nel sesto secolo dell'era pagana: lo scontro con l'Asia (la nascita della coscienza, anche geografica, in realtà non può essere così tarda: la coscienza si realizza nel momento in cui l'individuo inizia a percepire un qualsiasi confine: la separazione dall'altro o dalle cose). Anche qui non c'è nessuna scissione né armonia iniziale: c'è immediata comunanza di intenti espressa da posizioni apparentemente contrapposte, come in uno specchio: e c'è la spinta all'accumulo: il concetto di accumulo mediato dalla violenza della natura, quello che io chiamo il capitale in un'accezione allargata rispetto alla visione marxiana: sia che si guardi questo concetto di accumulo dal punto di vista degli europei sia che lo si guardi da quello degli asiatici. Vedi anche quanto ho scritto nel post intitolato Storia del mondo in mezza pagina.
Ma ovviamente la scissione è presente anche già in Platone: la descrizione dell'anima nel Fedro, l'immagine dei due cavalli, il cavallo nero e quello bianco, le sue due nature, quella che fa gravare verso terra e l'altra che spinge verso il cielo, verso l'iperuranio. In fondo non si tratta che di riconquistare, in questa visione delle cose, una supposta armonia preesistente che sembra offuscarsi per colpa del processo conoscitivo, il quale opera per opposizioni: una ricomposizione che secondo l'assolutismo di Hegel sarebbe possibile soltanto per mezzo della Ragione, non certo con l'intelletto, che continua a scindere il reale all'infinito. E tutto questo ovviamente attraverso un necessario processo storico (ci sarebbe da chiedersi anche come sia potuto avvenire che Nietzsche - nelle cui pagine non si trova mai un singolo punto di esaltazione del concetto di assolutismo, semmai il contrario - come sia stato possibile associare (anche ammettendo le colpe della sua odiata sorella, l'antisemita e nazista Elisabeth Förster, la manipolazione dei suoi scritti) come sia stato possibile anche lontanamente associarlo al Nazismo, dal momento che la sua opera non è altro che una condanna senza eccezioni di ogni futuro nazismo, e non si sia invece associato al Nasizmo proprio Hegel, la cui idea di Storia quale tribunale del mondo (vedi il la sua filosofia del diritto) non può che portare, nelle sue conseguenze politiche, alla giustificazione di tutti i genocidi di questo mondo, a far riconoscere come necessità tutti gli assolutismi: non può che portare, l'idealismo di Hegel, alla giustificazione di tutte le Hiroshima e Nagasaki, a rendere giustificabile e incontrovertibile l'idea che nel mondo ci saranno sempre desaparecidos - e in effetti quale sentenza di condanna avrebbe emesso questo fantomatico tribunale della Storia nel caso di Hiroshima e Nagasaki?). D'altra parte, la stessa Fenomenologia dello Spirito di Hegel è un delirio di onnipotenza del pensiero: è un perfetto delirio intellettualistico nel quale lo stesso fascinoso movimento della sua scrittura non fa che imitare un immaginato movimento dialettico che la coscienza naturale metterebbe in scena per arrivare a fare piena esperienza di sé come coscienza vera - e il punto dolente della dialettica di Hegel non è altro che questa concezione di una coscienza unica.
Ma anche ipotizzando la verità di un movimento dialettico della Storia, l'applicazione del termine dialettica allo scontro tra generazioni non sarebbe che un errore metodologico, di chi non comprende come funziona l'oggetto che a messo a punto, o di chi se ne serve senza sapere quando utilizzarlo. E' l'equivalente di un abuso ideologico. Questo scontro tra generazioni non si origina mai da un'armonia iniziale ( lo scontro tra generazioni si è tra l'altro oggi più che mai appiattito: il figlio non contesta più nemmeno il padre, che avrebbe capito come tenersi buono il figlio servendosi dei buoni auspici di uno sviluppo tecnologico sempre più accelerato: basta, a comprarsi il figlio, comprargli l'ultimo cellulare presente sul mercato, che non a caso avrà un tasso di obsolescenza elevatissimo). Permanendo tuttavia l'errore di considerare storicamente lo scontro tra generazioni come una dialettica, postulando il recupero di una supposta e inesistente armonia iniziale (non a caso la natura - a parte le eccezioni che confermano la regola - ha posto la femmina a protezione della prole: a proteggerla da un padre fagocitante) non si riuscirà a esplicare la sostanza di questo conflitto nella forma più giusta, cioè di una equazione: di un'identità (non armonia). Passati gli anni della contestazione, il figlio si fa sempre più simile al padre anche fenomenicamente (tale padre tale figlio): ne eredita gli strumenti di coercizione e dominio. In altri termini, questo supposto scontro generazionale, lungi dall'avere come scopo un recupero armonico attraverso il superamento nella storia di una posizione preesistente, è la riproposizione della stessa identità iniziale: la distruzione del padre per prenderne il posto non è altro che la conferma di un'assenza totale di movimento, di progresso (progredior - vado avanti). Tanto che per provare nella storia l'inesistenza di un qualsiasi movimento dialettico, di sviluppo, di superamento di una vecchia posizione assimilandola, basterebbe chiedere, a un qualsiasi ragazzo che vent'anni fa contestava il padre: voglio vedere da che parte stai oggi: se non stai esattamente dalla parte dalla quale non ti sei mai mosso (non solo non si è realizzata nessuna armonia ma permane lo stesso rapporto, la stessa identità di intenti di sempre, tra te che sei a tua volta diventato padre e vuoi mangiarti tuo figlio e tuo figlio che attende il momento più opportuno per ingoiare te - tutto questo ancora al di qua di una coincidenza degli opposti, visto che Cusano intende questa espressione teologicamente al di là del principio di identità).
Lo stesso d'altronde si potrebbe dire della opposizione che per esempio Cacciari vedrebbe alle origini della civiltà Europea: quella coscienza geografica di sé che si originerebbe nel sesto secolo dell'era pagana: lo scontro con l'Asia (la nascita della coscienza, anche geografica, in realtà non può essere così tarda: la coscienza si realizza nel momento in cui l'individuo inizia a percepire un qualsiasi confine: la separazione dall'altro o dalle cose). Anche qui non c'è nessuna scissione né armonia iniziale: c'è immediata comunanza di intenti espressa da posizioni apparentemente contrapposte, come in uno specchio: e c'è la spinta all'accumulo: il concetto di accumulo mediato dalla violenza della natura, quello che io chiamo il capitale in un'accezione allargata rispetto alla visione marxiana: sia che si guardi questo concetto di accumulo dal punto di vista degli europei sia che lo si guardi da quello degli asiatici. Vedi anche quanto ho scritto nel post intitolato Storia del mondo in mezza pagina.
mercoledì 16 luglio 2014
La Porta di Brandeburgo e la puzza del nazismo. Nuove categorie sempre vecchie
Alcuni piccoli giocatori della piccola Germania calcistica hanno evidentemente cambiato, anche se per qualche istante, mestiere, si sono messi a fare gli imitatori, imitatori dello straniero: hanno assunto cioè questa curiosa andatura: piegati in avanti, con la schiena curva in mezzo a una folla immensa che li acclamava davanti alla Porta di Brandeburgo, uno degli scenari preferiti da Hitler per le sue oscene parate. E mentre lo facevano dicevano: "così camminano i gauchos", cioè gli argentini. "I tedeschi invece camminano così", e si sono raddrizzati, hanno mostrato la schiena dritta, a fil di piombo.
Loro dovrebbero saperlo, come camminano i gauchos: nelle scuole tedesche di ogni grado dovrebbero averlo insegnato e sicuramente continuano a insegnarlo, dal momento che l'Argentina è uno dei paesi che accolse il più gran numero di nazisti dopo la Seconda Guerra Mondiale.
All'origine c'erano gli ariani e i non ariani. Adesso ci sono i curvi e gli eretti (così in inglese straight e bent, eterosessuali e omosessuali). Se uno volesse dirla proprio tutta, allora anche le giraffe camminano erette, apparentemente eleganti, anche se danno l'impressione che i loro trampoli stiano sempre per spezzarsi. E le giraffe vivono non davanti alla Porta di Brandeburgo ma nella savana, alla costante ricerca di nutrimento, per lo più foglie di acacia. I nazisti, credendo gli ariani "belli" e il resto del pianeta mondezza, uccisero circa 20 milioni di "storti", tra ebrei e altre categorie indesiderate (tra i quali anche gli omosessuali, di cui l'esercito nazista era stracolmo). Ma basterebbe anche soltanto la cifra sbagliata che veniva riportata un tempo, di sei milioni di persone, per dover indurre i tedeschi, di qualsiasi età, sesso e condizione sociale al silenzio perpetuo. Al silenzio per millenni a venire.
Che la Germania poi non abbia minimamente meritato di vincere i mondiali è un dato di fatto, nonostante i giornali parlino di "grande squadra" e di "talento". In effetti il talento l'hanno avvertito solo questi giornalisti, i quali non si sono nemmeno accorti che i tedeschi hanno vinto per il classico rotto della cuffia, segnando un goal risicato al secondo dei tempi supplementari, e questo dopo aver fanaticamente inflitto un 7 a 1 a un Brasile praticamente inesistente. Ma il problema è ancora e sempre lo stesso. Il noi e il loro. Il noi fisicamente perfetti e il loro fisicamente imperfetti, inabili. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ed è comunque un pelo che non manda un buon odore.
Loro dovrebbero saperlo, come camminano i gauchos: nelle scuole tedesche di ogni grado dovrebbero averlo insegnato e sicuramente continuano a insegnarlo, dal momento che l'Argentina è uno dei paesi che accolse il più gran numero di nazisti dopo la Seconda Guerra Mondiale.
All'origine c'erano gli ariani e i non ariani. Adesso ci sono i curvi e gli eretti (così in inglese straight e bent, eterosessuali e omosessuali). Se uno volesse dirla proprio tutta, allora anche le giraffe camminano erette, apparentemente eleganti, anche se danno l'impressione che i loro trampoli stiano sempre per spezzarsi. E le giraffe vivono non davanti alla Porta di Brandeburgo ma nella savana, alla costante ricerca di nutrimento, per lo più foglie di acacia. I nazisti, credendo gli ariani "belli" e il resto del pianeta mondezza, uccisero circa 20 milioni di "storti", tra ebrei e altre categorie indesiderate (tra i quali anche gli omosessuali, di cui l'esercito nazista era stracolmo). Ma basterebbe anche soltanto la cifra sbagliata che veniva riportata un tempo, di sei milioni di persone, per dover indurre i tedeschi, di qualsiasi età, sesso e condizione sociale al silenzio perpetuo. Al silenzio per millenni a venire.
Che la Germania poi non abbia minimamente meritato di vincere i mondiali è un dato di fatto, nonostante i giornali parlino di "grande squadra" e di "talento". In effetti il talento l'hanno avvertito solo questi giornalisti, i quali non si sono nemmeno accorti che i tedeschi hanno vinto per il classico rotto della cuffia, segnando un goal risicato al secondo dei tempi supplementari, e questo dopo aver fanaticamente inflitto un 7 a 1 a un Brasile praticamente inesistente. Ma il problema è ancora e sempre lo stesso. Il noi e il loro. Il noi fisicamente perfetti e il loro fisicamente imperfetti, inabili. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ed è comunque un pelo che non manda un buon odore.
giovedì 20 giugno 2013
Fiction, Africa, guerriglia, medici nazisti e emissari neri della mafia
Cascate Vittoria e ponte sullo Zambesi
Ripubblico qui in italiano un mio pezzo inglese uscito a Londra alla fine del 2001 e ormai introvabile in originale. L'ho semplicemente ripreso e tradotto.
alla memoria di Miriam Basner
C’è un capitolo della storia dei movimenti anticolonialisti africani che a un certo punto, per quanto mi riguarda, si intreccia con un capitolo della topografia londinese: precisamente col Cinema Rio di Dalston, zona a nord est di Londra,
Ripubblico qui in italiano un mio pezzo inglese uscito a Londra alla fine del 2001 e ormai introvabile in originale. L'ho semplicemente ripreso e tradotto.
alla memoria di Miriam Basner
C’è un capitolo della storia dei movimenti anticolonialisti africani che a un certo punto, per quanto mi riguarda, si intreccia con un capitolo della topografia londinese: precisamente col Cinema Rio di Dalston, zona a nord est di Londra,
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