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giovedì 30 aprile 2015

The art of puppetry. What made Quintilian's Institutes of Oratory so successful

Marcus Quintilianus was a very conscientious and cautious man. He saw nothing wrong with the idea that man should be the measure for everything. Man is partly animal, it is true. What is left is social. To the extent that he may be manipulated by language control. Quintilian's instruction on how to achieve this was a gift to all manipulators of history seeking present authority. His work should have been given the title How to fool a man into acting as a perfect social puppet. He carried out coordinated research for the perfection of humankind. And this was two thousand years before the publication of Heinrich Kleist's essay On the Marionette Theatre in which puppets are described as being more graceful than humans.

giovedì 16 aprile 2015

A history of humanity through the higly coloured lens of hyperbaton (conflicts between logical and rhetorical precedence)

Much of the effectiveness of Greek prose depends upon a non-logical development of the thought. A bare logical development would kill the effect (“striking colours, placed side by side, kill each other” – Denniston). This is quite obvious in a reading of any Greek text. Hyperbaton is what strikes most. Whenever a word refuses to wait it will either press to the fore taking its turn in the logical development or be placed late by dislocation of natural order. 

Ἀλλὰ καὶ τοῦτο ἐὰν ὁμολογῶμεν (Plat., Prot., 360a)
(but that too if we admit)
 
instead of

 Ἀλλὰ ἐὰν ὁμολογῶμεν καὶ τοῦτο
 (but if we admit that too).


Τρέφεται δέ, ὦ Σώκρατες, ψυχὴ τίνι; (Prot., 313c)
(nourished, Socrates, is a soul with what?)

 instead of 

ψυχὴ δὲ, τίνι τρέφεται, ὦ Σώκρατες;
(with what, Socrates, is a soul nourished?)















venerdì 9 gennaio 2015

Dio e il pleonasmo

Dire "Dio è grande", "Dio è infinito", "Dio è onnipotente", è sempre un pleonasmo, e come tale risponde alle leggi della retorica, della persuasione, della manipolazione, dell'ideologia.

Che bisogno avrebbe Dio di sentirsi dire una simile banalità da un mondo di formiche? sarebbe come se una colonia di formiche, in un formicaio, intonasse il de profundis: l'uomo è grande è onnipotente eccetera.

Vedi anche Себе, любимому, All'amato se stesso, di Majakovskij, nell'interpretazione di Carmelo Bene, in una traduzione in cui si è preferito rendere, forse giustamente, l'ambiguo cебе con me stesso.


domenica 14 dicembre 2014

bellezza e semplicità nella fisica

In un articolo del 1963 pubblicato su Scientific American e intitolato: "The Evolution of Physicist's picture of Nature" (sull'evoluzione dell'immagine che il fisico ha della natura), dedicato ai processi di simmetria e asimmetria delle equazioni, Paul Dirac dice che la simmetria quadridimensionale introdotta dalla teoria della relatività speciale non è esattamente perfetta ("is not quite perfect"), come apparirebbe dall'equazione della distanza invariante dello spazio tempo a quattro dimensioni

                            ds2 = c2dt2 - dx2 - dy2 - dz2

che può essere scritta anche invertendo i segni.

La mancanza di totale simmetria è nel  fatto che il contributo della direzione temporale (c2dt2) non ha lo stesso segno segno del contributo delle tre dimensioni spaziali (- dx2 - dy2 - dz2 ).

Si tratta nel caso della relatività speciale di un fatto quasi irrisorio ("not quite perfect") eppure l'asimmetria sui segni più e meno resta lì, evidente.

Più in generale il fisico dovrebbe secondo Dirac lasciarsi guidare dall'intuito e dalla "bellezza" (beauty), anche quando i suoi calcoli non concordano con i risultati dell'esperienza, e questo perché potrebbe non aver apportato le necessarie correzioni. Quando Schrödinger elaborò la sua prima equazione d'onda, l'applicò immediatamente al comportamento dell'elettrone dell'atomo di dirogeno e i risultati non collimarono con i dati degli esperimenti. Ma, difatti, all'epoca non si sapeva che l'elettrone possiede un numero quantico (o spin).

Così dice Dirac, parodossalmente:

"Credo ci sia una morale in questa storia (quella di Schrödinger): che è più importante avere bellezza nelle proprie equazioni che non preoccuparsi che collimino coi dati degli esperimenti" (I think there is a moral to this story, namely that it is more important to have beauty in one’s equations than to have them fit experiment) e aggiunge:

"se Schrödinger avesse avuto più fiducia nel suo lavoro avrebbe potuto pubblicare la sua equazione d'onda molti mesi prima e in una forma più accurata" (If Schrodinger had been more confident of his work, he could have published it some months earlier, and he could have published a more accurate equation).

Il merito (ma che scopo ha il merito in ogni campo se non quello di alimentare l'onnipresente amor proprio) se lo presero (almeno sul piano relativistico) Klein e Gordon e così è conosciuta oggi l'equazione.

Ma ancora, il punto di tutta la questione è un altro: se sia giusto come dice Dirac lasciarsi guidare dalla bellezza in fisica:

"se si lavora prefiggendosi lo scopo di ottenere bellezza nelle proprie equazioni e se uno possiede un ottimo intuito allora si è sicuri che la strada è giusta" (It seems that if one is working from the point of view of getting beauty in one’s equations, and if one has really a sound insight, one is on a sure line of progress).

Probabilmente no, non è giusto: è vero che la maggior parte delle equazioni conosciute esercita sul piano dell'immagine e dell'immaginazione un'attrattiva che può lasciare, chi sa leggerle (anche in traduzione) senza fiato (e mi succedeva quando ero giovane studente di fiisica e prima di imbarcarmi per la tangente in tutt'altra direzione e tipo di studi, e mi succede ancora quando leggo un articolo specialistico di fisica - ma non si può dire quanto questo entusiasmo non sia dovuto al delirio, al fanatismo al gusto dell'osservatore della formula. E' giusto parlare invece di semplicità più che di bellezza. Non vi è niente di simmetrico nella formula del secondo principio della dinamica classica, newtoniana:

                            F =  ma

qello che è vero è che è però di una semplicità sconvolgente. Ma l'equazione semplicità uguale bellezza lascia il tempo che trova: né bellezza è sempre semplicità né vale il contrario, e la dichiarazione di bellezza di un qualsiasi evento, apparizione eccetera è un fatto esclusivamente ideologico e manipolatorio (neanche soggettivo): così come un Giovanni Battista che predica nel deserto e mangia cavallette e si veste di pelli ispide appare bello in tutta la sua semplicità esclusivamente a chi ci vuol vedere la bellezza o a chi è stato educato a vedercela. Niente di naturalmente collegabile tra bellezza e semplicità. Pura ideologia.


martedì 9 luglio 2013

Gli uccelli di Aristofane e i giornali italiani




Non ho molta dimestichezza con la politica italiana e non conosco i nomi dei politici italiani, salvo quelli di due o tre più famosi leader di partito e soltanto perché se ne parla sui vari giornali on line, dove si strombazza il tutto e il più di tutto, cioè il niente. E così oggi sono entrato dopo tanto tempo in uno di questi siti di giornali cosiddetti pappagallo: quei giornali che nascono a imitazione di

lunedì 8 luglio 2013

Tacita democrazia, ellissi e manipolazione



Dice Tacito, nel libro quindicesimo degli Annali, che le persecuzioni dei cristiani volute da Nerone (usati anche come torce umane) facevano nascere nella cittadinanza un nuovo sentimento di

giovedì 9 maggio 2013

Retorica, oh cara bistrattata …


                                              Magritte, La Grande Guerre


Retorica è un termine che al borsino della Storia è definitivamente crollato, quantomeno a "parole": perché se pure è diventato sinonimo di tutto il peggio, di tutto ciò che è enfatico e vuoto, è difficile che prima o poi anche i suoi più ideologizzati nemici non ci sbattano anche loro il grugno. Una frase del tipo: curioso esercizio retorico, il tuo, trabocca di quella stessa retorica che si vorrebbe condannare, non fosse altro che perché si fonda su un'accurata scelta e disposizione delle singole parole: l’aggettivo curioso, messo all'inizio in funzione non epatica ma enfatica, segnala una tua superiore "sospensione di giudizio"; l’uso di esercizio, a cui si dai un valore negativo, segnala una tua supposta modernità, al passo coi tempi, l'accettazione di un certo linguaggio "oggettivo", "scientifico" (anche se poi ci si dimentica che proprio questa parola, esercizio, viene da sempre corteggiata e apprezzata all'interno del mondo ascetico: cioè in quel mondo che ugualmente, al pari della scienza, disprezza tutto ciò che è superfluo); e infine quell’indice puntato contro il colpevole: quel meraviglioso "tuo", posto ugualmente in posizione enfatica alla fine (i riflettori in una frase illuminano sempre le due estremità).

La retorica è stata ed è tecnica della persuasione: non c'è aspetto della vita di oggi, così tanto ossessionata da questa curiosa idea dell'originalità, che ne sia immune: dalla pubblicità a Twitter a FaceBook (che viene detto anche FakeBook) ai messaggini, ai più specifici rapporti intersoggetivi, nei quali è quasi sempre questione di manipolazione dell’altro, anche quando si resta muti e impassibili e si lascia tutto allo sguardo - per non dire di quando ci si scopre strabici ... E se poi lo strabismo è di Venere, se è divergente, allora sono guai anche più seri.

Amor che al cor gentil ratto s’apprende
mi prese del costui piacer sì tanto
che come vedi ancor non m’abbandona

E in effetti sono passati duemila e cinquecento anni dalle prime codificazioni della retorica, e retore in greco significa colui che parla, lo speaker, come anche si dice oggi quando si indicano i relatori di un convegno..