Visualizzazione post con etichetta Antico Testamento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Antico Testamento. Mostra tutti i post

giovedì 8 gennaio 2015

Il paradosso del paradosso. Gnosi contro gnosi. Ippolito Romano

Tutta la "grande" letteratura cristiana, greca o latina, potrebbe riassumersi nelle parole di Ippolito Romano, nel De epiphania (o teophania - omelia  ingiustamente considerata non sua), quando dopo aver descritto Gesù che riceve il battesimo da Giovanni aggiunge ed esclama :

ὦ παραδόξων πραγμάτων

oh fatto paradossale!

Tutta la letteratura cristiana di commento alla Sacra Scrittura, e al Nuovo Testamento in particolare, è un continuo noioso giocare sui paradossi del divino che si farà o si fa o si è fatto umano; migliaia e migliai di pagine, tonnellate di papriri, e in seguito centinaia di migliaia forse milioni di pecore sgozzate nei monasteri  - per fare un libro di dimensioni medie non so quante pecore servivano - per ripetere uno stesso concetto sotto immagini differenti: per spiegare l'inspiegabile.

E dice più avanti Ippolito, senza rendersi conto di avviarsi

mercoledì 7 gennaio 2015

ancora su Paolo VI: quel viavai di Dio tra paradiso e inferno

Difficile non avvertire l'espressione di un atto di fede nelle parole di soffuso rimprovero che il vecchio e ormai prossimo alla fine Paolo VI (sicuramente il più grande e moderno dei papi del Novecento) sembra rivolgere, quasi disilluso, a Dio nella messa di suffragio per Aldo Moro, a San Giovanni in Laterano: "un sommesso rimprovero che si trasforma subito in un profondo atto di fede", commenta giustamente la voce di un giornalista in un famoso video sull'evento. E difficile non sentirci gli echi di tutto l'Antico Testamento,

mercoledì 24 dicembre 2014

la prigione della lingua e il grado quarto della libertà. senso proprio e senso figurato

Ci sarebbe da chiedersi se il passaggio dal senso proprio al senso figurato di una parola non sia un semplice espediente dell'uomo: l'umanità che attraverso la poesia tenta di liberarsi dai vincoli del "fascismo" della lingua, secondo la definizione data da Roland Barthes al Collège de France: la lingua che ti obbliga a dire. In effetti sono numerosi gli esempi nelle lingue semitiche e indoeuropee in cui a un senso proprio segue un senso figurato che è in un certo senso  il capovolgimento del primo:

יַבָּשָׁה (yabbasha) che in ebraico vale terra asciutta ha sempre connotazioni positive nell'Antico Testamento: è la terra asciutta di Esodo 14,16, che Mosè dovrà aprire agli israeliti nella rocambolesca fuga attraverso il Mar Rosso: בַּיַּבָּשָֽׁה (bayabbasha - su terra asciutta), e lo stesso si deve pensare di Genesi, la terra che viene originariamente separata dalle acque, e il senso anche qui è "buono": su terra asciutta vivranno tranquillamente gli uomini e le donne. E lo stesso vale per il letto del Giordano in Giosuè 4,22, le cui acque, come per il Mar Rosso, si separano per lasciar passare senza pericolo gli israeliti, e a volte yabbasha significa anche spiaggia: comunque luogo sicuro.

In senso figurato invece terra asciutta non può che avere una connotazione negativa: secca, arida, riferita allla condizione dell' uomo assetato spiritualmente - vedi Isaia 44, 3-4:

כִּ֤י אֶצָּק־מַ֙יִם֙ עַל־צָמֵ֔א וְנֹזְלִ֖ים עַל־יַבָּשָׁ֑ה אֶצֹּ֤ק רוּחִי֙ עַל־זַרְעֶ֔ךָ וּבִרְכָתִ֖י עַל־צֶאֱצָאֶֽיךָ׃ וְצָמְח֖וּ בְּבֵ֣ין חָצִ֑יר כַּעֲרָבִ֖ים עַל־יִבְלֵי־מָֽיִם

perché io verserò acqua sull'assetato, torrenti sulla terra arida, verserò il mio spirito sui tuoi germogli e la mia benedizione sulla tua discendenzae crescerà tra l'erba come salici lungo corsi d'acqua.

Considerazioni simili, e per lo stesso termine, si possono fare per l'arabo, il greco, il latino ma anche per le nostre lingue moderne: un significato proprio che ammette un senso figurato può in alcuni casi contraddirlo: pascolo (non è certo il civilizzato pasto ma cristianamente diventa luogo di nutrimento divino), armadio (perde la sua utilità se riferito alla taglia di una persona), strada, via (è "buona" perché unisce due punti ma deve lottare con uno dei due sensi figurati: ci sono due vie, per il bene e per il male), piatto (dove si mangia ma anche stile, paesaggio piatto), mattone (riferito a libro), sola a Roma (nel senso di suola ma anche fregatura) d'altronde, come dice il prverbio: non fu mai bella scarpa che non diventi ciabatta. E si potrebbero fare tantissimi esempi in qualsiasi lingua. E anche in tantissimi casi in cui il senso proprio non può negativizzarsi allora corre in aiuto  l'ironia.

Il problema è che una fuga dalla costrizione, dalle catene della lingua, è sempre una fuga di breve durata, di corto respiro, una vittoria di Pirro: una volta che ci si insedia nel nuovo senso, quando si pensava di essere gia  liberi, ci si accorge che si è incatenati né più né meno che come prima. E nelle lingue occidentali, al di fuori dei famosi quattro sensi dell'esegesi cristiana, non riesco a pensarne altri. Bisognerà fermarsi per forza al grado quarto. Rinunciare a qualsiasi volontà di andare oltre, un po' come nei versi dell'andaluso Machado:

Mi voluntad se ha muerto una noche de luna
en que era tan hermoso no pensar ni querer


mercoledì 19 novembre 2014

tempo divino e tempo umano

Insistente è nel vangelo di Marco, il più arcaico, un ammonimento di Gesù ai discepoli, e poi agli uomini e alle donne che via via miracolava: bisognava guardarsi dal divulgare quei fatti. Che è un fatto abnorme. E l'unica spiegazione che si riesce a dare di questa sua "preoccupazione" è che la missione (l'insegnamento) aveva bisogno di tempo, e che il potere costituito avrebbe potuto "prima del tempo" bloccare tutto. Se la missione ha bisogno di tempo, Gesù, in quanto figlio di Dio non può più sfruttare un tempo divino ma deve muoversi secondo un tempo necessariamente umano. Insomma, avrebbe potuto, in quanto figlio di Dio, nascondere lui stesso ciò che veniva compiendo, e avrebbe potuto farlo sul modello delle narrazioni pagane, nelle quali un dio usava una nube per nascondre ciò che non doveva essere visto (la nube, quale strumento, quale medium, esiste anche nell'Antico Testamento, ripreso poi nel Nuovo - vedi ad esempio Daniele: "osservando nelle visioni notturne ecco appare sulle nubi del cielo uno simile a un figlio di uomo" - ma si limita a trasportare il divino lasciandolo ancora ben visibile, o comunque a farne sentire la voce, vedi per esempio il salmo 98: in columna nubis loquebatur ad eos - a loro parlava da dentro una colonna di nube).

E' questa la grande differenza tra paganesimo e cristianesimo, e che toglie al cristianesimo il sapore del mito e della favola, se si escludono i miracoli: l'assunzione da parte della divinità cristiana di un tempo esclusivamente umano. La missione va compiuta secondo tempi umani; diversamente, non tanto il paradosso, il miracolo, ma l'insegnamento non otterrebbe gli effetti voluti. E' una conseguenza del fatto che l'uomo per sua natura è condannato ad apprendere nel tempo (non ci sarebbe altrimenti differenza tra lui e Dio). Ogni insegnamento si svolge sempre per definizione entro tempi stabiliti. Non può essere impartito in un tempo infinitamente piccolo (divino), che appartiene invece alla visione estatica (e tuttavia, sulla questione della non narrabilità dell'esperienza mistica vedi quanto ho detto in un precedente post, L'uomo perfetto e l'obsolescenza di Dio).

venerdì 16 maggio 2014

Archiloco e il sesso sfrenato degli antichi. "Insospettato" multiculturalismo


sigillo cilindrico achemenide VI s. - Louvre


In un passo del profeta Ezechiele (23.20) si dice che Ooliba (dietro la quale si celerebbe Gerusalemme) aveva per amanti quegli uomini “la cui carne è quella degli asini e la cui alluvione è quella dei cavalli”.

L'ebraico ha:

אֲשֶׁ֤ר בְּשַׂר־חֲמוֹרִים֙ בְּשָׂרָ֔ם וְזִרְמַ֥ת סוּסִ֖ים זִרְמָתָֽ

(Asher bessar chmurim bessaram we zirmath susim zirmatham)

un passo che nella traduzione della CEI del 1974 e in quella del 2008 viene reso con: