In realtà è un cosa che avrebbero in comune con la
deterrima generazione dei sessantottini, e dei settantasettini (quelli almeno
che presto avrebbero preso il posto dei padri che contestavano). Anche lì la
battuta sarebbe stata automatica: se qualcuno avesse detto “Arianna”, un altro
avrebbe risposto: "la pippa e la canna".
Pippa che tra l’altro a Roma significa sega.
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mercoledì 3 settembre 2014
i ragazzi e la linguistica
Che i ragazzi (e ragazze) di oggi non siano così
ignoranti, che anzi siano dotati nell’insieme di una mente piuttosto elastica, linguistica, pronta a
cogliere ogni minimo rapporto tra le cose, rapporti logici e sostanziali, potrebbe
indicarlo un semplice test: basterebbe chiedere a un ragazzo qualsiasi, così bravi nel rap, di
trovare una rima per Giovanna
o Susanna. E la risposta sarebbe rapida,
anzi immediata, un po’ come il morso di una vipera per poco che la disturbi.
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mercoledì 9 luglio 2014
i sessantottini e l'epistassi
Il direttore di un giornale italiano on line, un ex sessantottina che adesso va giustamente a braccetto con i potenti
della terra (leggi Arianna Huffington),
vuol far capire al suo pubblico di twittisti
e feisbucchisti, che lei è colta, che
il suo giornaletto usa termini difficili, che il livello del suo impegno
insomma è più elevato di quello che ci si era sempre immaginati, considerate
tutte le foto di Belen e robaccia simile che ha fatto pubblicare fin qui. Utilizza, già
nel titolo, a proposito dell’ispezione sul cadavere della povera Yara, il
termine epistassi - da non confondersi con epistasi, che non c'azzecca niente, o, per
restare in campo ematico e tanatologico, da non confondere con ipostasi, quegli arrossamenti dell'epidermide che incuriosiscono e inquietano chi per la prima volta assiste a un esame autoptico, o per dirla più volgarmente a un’autopsia. A differenza di lei, che un’autopsia
non l’ha mai vista eseguire, che se ne sta a pontificare tutto il giorno dal suo ufficio, a dare e darsi l’impressione di essere intelligente, a illudersi di sapere
qualcosa della vita. Che, duole dirlo - dirlo a me stesso, che sono molto più giovane - alla sua veneranda
età non sa ancora cosa sia. E si serve, di conseguenza, di questi termini non tanto difficili quanto immemorabili, e lo fa sempre spiaccicandoti in faccia questi titoloni a caratteri
cubitali, che di questo giornale sono il segno più evidente del ruolo
etico che s'è scelto.
E in effetti, leggere epistassi, e leggerlo a caratteri giganteschi, bisogna ammettere che fa una certa impressione, e la fa senz'altro a me, che ormai qualcosina di greco dovrei masticare (anche se poi non mi pare si conoscano esempi di questo composto nell’antichità, quando sicuramente si sarebbe usato il più concreto στάξις ἀπὸ ῥινῶν αἵματος, cioè gocciolamento dal naso, come fa Ippocrate qui e lì nei suoi testi, e come farebbero ancora tutte le persone di buon senso). E’ quindi questa epistassi, questa brutta formazione del latino medievale (che a vederla stampata così in grande mi fa sorridere) non è altro, alla fine, che un urlo sterile lanciato da un compartimento stagno all'altro: gli strilloni e megafonisti di un tempo promossi ai piani alti: CI SONO ANCH’IO COL MIO GIORNALE! CI SONO ANCH’IO, GIULIANO!
E in effetti, leggere epistassi, e leggerlo a caratteri giganteschi, bisogna ammettere che fa una certa impressione, e la fa senz'altro a me, che ormai qualcosina di greco dovrei masticare (anche se poi non mi pare si conoscano esempi di questo composto nell’antichità, quando sicuramente si sarebbe usato il più concreto στάξις ἀπὸ ῥινῶν αἵματος, cioè gocciolamento dal naso, come fa Ippocrate qui e lì nei suoi testi, e come farebbero ancora tutte le persone di buon senso). E’ quindi questa epistassi, questa brutta formazione del latino medievale (che a vederla stampata così in grande mi fa sorridere) non è altro, alla fine, che un urlo sterile lanciato da un compartimento stagno all'altro: gli strilloni e megafonisti di un tempo promossi ai piani alti: CI SONO ANCH’IO COL MIO GIORNALE! CI SONO ANCH’IO, GIULIANO!
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martedì 11 febbraio 2014
cartomanti prezzolati
Sempre dall'Agamennone, la tragedia capolavoro assoluto parte della tetralogia con la quale nel 458 Eschilo vinse a Atene al concorso delle Grandi Dionisie, si potrebbero citare quei versi del coro (τίπτε μοι τόδ᾽ ἐμπέδως
eccetera) adattissimi oggi a questi cartomanti della
venerdì 31 gennaio 2014
il talento e il fallimento
Vivaldi - terzo movimento Estate
Il talento è questo. Soltanto questo. Meglio quindi abbandonare ogni speranza
se si intende passare alla Storia in qualche altro modo. Alla Storia, se sei un musicista o un artista o uno scrittore, ci
passi unicamente così: producendo cose divine come il terzo movimento dell’Estate
di Vivaldi, offrendo ai tuoi simili un capolavoro come Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. E anche quando si appartiene ai grandi non si è mai completamente sicuri. Gadda, a cui da vecchio chiesero se credeva che di lui sarebbe rimasto qualcosa si limitò a glissare, da buon modesto milanese: "beh, si, forse qualcosa, vero". Figuariamoci quindi quando si è dei semplici scribacchini direttori di giornali al servizio del Capitale, quando cioè non si conosce nemmeno intuitivamente la vecchia differenza metafisica tra l'αἰσθητόν, il sensibile, il manufatto artistico, e il νοητόν, il non-sensibile, ciò con cui l'arte, la scrittura dovrebbero metterti in contatto. Il talento è una cosa che hai perché una scintilla lanciata a caso da Dio
ha colpito te e soltanto te (e per essere colpito non devi comunque essere direttore di giornale o aver stretto alleanze col potere). Questo anche se non si volesse prendere per buono il fatto che comunque Dio oggi scintille non ne lancia più. E' annoiatao e nauseato dal nulla, contro il quale anche Lui, a suo modo, aveva provato a fare qualcosa: aveva quantomeno pronunciato il famoso fiat lux!
Su quest'altro fronte però, quello della totale assenza di talento, Lucia Annunziata e
Giuliano Ferrara si danno quantomeno del tu. Si potrebbe obbiettare che è normale visto
che sono colleghi – nel giornalismo se scrivi per un giornale di destra o per
uno della pseudo sinistra o liberal,
come piace a questa gente chiamarsi, sei sempre collega. Io la vedo
differentemente, perché coi fascisti il tu non me lo do, e non me lo do nemmeno
con un comunista se subodoro stupidità. Questi due saranno colleghi ma resta il
fatto che si danno del tu. Si potrebbe anche argomentare che il tu è dovuto geneticamente, visto che sono ex sessantottini (un periodo che grazie al cielo non ho vissuto, anche se poi ci sono stati sessantottini che hanno fatto una vita normale, decente, hanno servito veramente il prossimo, e non hanno sgomitato e non sono passati sul cadavere di nessuno per ottenere quel potere contro il quale nel '68 si urlava dai megafoni). Pubblicò
un buon articolo nel 1997, sul Corriere della Sera, Merlo Francesco (si firmava
così, prima il cognome): un articolo con un sottotitolo che peccava magari un tantino di
presunzione: Vite parallele - quasi a ricordo del grande Plutarco – e chissà se l’aveva letto in greco per permettersi un simile prestito; ma l’articolo era
interessante, ben scritto, intelligente: metteva a confronto Annunziata con Gad Lerner: ciò che erano nel 1968 e quello che diventarono in seguito (nel 1997 erano suppergiù quello che sono oggi). E lì, in quell'articolo, si riesce a capire benissimo chi era questa
Annunciata quando vestiva ancora con l'eskimo innocente, e che oggi intervista i presidenti di Confindustria e va a braccetto con Arianna Huffington (quella stessa che
rompe i timpani tutto l’anno col suo insignificante blog e che poi a Natale dice che bisogna invece staccare un po’ la spina, per via delle
festività, prendere le distanze da Internet e dalla tecnologia. Proprio da che
pulpito viene la predica!
Comunque, per non tirarla troppo per le lunghe, caro diario, siccome hai iniziato parlando del talento di Vivaldi e poi in forma di ossimoro ci hai infilato tutto l’opposto, aggiungerei che il fatto che due persone cosiddette pubbliche, piazzate su opposte "barricate", si
diano del tu davanti a tutti è una cosa che mi disgusta: è come se entrando in un gabinetto ci trovo seduto sulla tazza qualcuno a fare i suoi bisogni. E a parte la puzza, anche lo squallore. Il che succede soltanto in galera. Ecco, forse facendo i loro bisogni in pubblico vogliono farci credere di essere solidali coi carcerati. E ne scrivono sui loro giornali. E quanto scrivvono! articoli pieni di "altruismo" e di "umanità, di amore per l'essere umano. Uno di questi direttori ha addirittura dichiarato di essere stato al soldo della CIA. Soltanto che la galera non l'hanno mai provata. Non sanno nemmeno lontanamente che cos'è. A parte il gabinetto sotto l'occhio della telecamera, ovviamente.
giovedì 9 gennaio 2014
topogigio, il politico italiano e Sofocle
C’è un topogigio della politica italiana che in questi giorni ha
rinverdito un detto coerentemente attribuito a Don Abbondio: “Carneade, chi era costui?”. Faceva
bene Don Abbondio a chiederselo, di Carneade forse non sarebbe rimasto niente
oggi al grosso pubblico. Topo
Gigio è simpatico, questo topogigio della politica italiana, anzi della
cosiddetta sinistra italiana, non lo è. Di lui si vede soltanto, quando appare in
televisione,
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