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giovedì 30 gennaio 2014

il pavone che vorrebbe pensare



Se volessi dire qualcosa su quei giornalisti italiani che vanno per la maggiore e volessi scriverlo nel greco usato mettiamo ai tempi di Cesare allora forse mi inventerei qualcosa come:


παραλογίζονται πολλὰ οἱ διασημηνάμενοι ἀπειράτως περὶ τοῦ τῶν σπουδαίων ἀνθρώπων βίου


In altre parole:

toppano alla grande quando si mettono a descrivere, senza averne esperienza di prima mano, l’esistenza quotidiana di uomini e donne che a differenza di loro lavorano seriamente.

Che è poi il grosso dell’umanità. Per questa stessa ragione - e invertendo il punto di vista - non riesco a capire perché i tanti italiani che sputano letteralmente sangue per arrivare alla fine del mese si mettano poi a leggere pseudo-analisi o raccontini mitologici di chi non sa niente non solo della vita altrui ma anche della propria; o per quale ragione - anche senza leggere e limitandosi a un ascolto per così dire passivo - si piazzino davanti alla televisione e si divertano ad apprendere un mare di sciocchezze su ciò che li riguarda, sulla propria esistenza (che a questo punto verrebbe da pensare la conoscono meno di chi ne parla in forma tanto sciatta e dove tutto è presente meno che il talento e il pensiero - e sarebbe un capitoletto dell'estetica: ciò che oggi viene percepito come bello o giusto).

C’è da dire che non c’è grossa differenza, nel giornalismo, tra donne e uomini: le donne esercitano la professione con l'idea di esercitare quel potere che in passato era loro negato, gli uomini per vanità e narcisismo. I peggiori sono ovviamente gli uomini: ricordano, senza averne la grazia, i pavoni che aprono la ruota in un deserto (e sarebbe già un'immagine meravigliosa, quanto meno poetica). Ma in entrambi i casi, uomini o donne, sono motivati dalla carenza di qualcosa. Un po’ come quando si dice: è carente di vitamina B o C.

mercoledì 8 maggio 2013

pensare




E' tutto un gran pensare, nel mondo: tutti dicono sempre e continuamente "penso" ... penso che ha fame, penso che domani piove, penso che stanno ancora insieme, penso di non venire, penso di fare tardi ... Deve essere per via di tutti questi liberi "penso" e liberi "pensatori" che Heidegger ha scritto un libretto intitolato Che cosa significa pensare.