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sabato 22 febbraio 2014

lettere degli umani e twitter per i robot

                                                                   

frammento dal secondo libro degli Elementi di Euclide (II-III s. d.C)



                                                                               al mio amico B.

A rovistare nei cassetti di casa si trovano vecchie lettere dei nostri nonni, lettere dai familiari (che in latino però significava amici). Oggi non so quanti scrivono ancora lettere. Forse alcune email non sono semplici messaggi, sono qualcosa di più. Ma il fatto è che un tempo si aspettava (si desiderava): si attendeva a lungo una

sabato 27 aprile 2013

I premiati cementifici anonimi




                            Giacomo Guardi - arco in rovina

Una volta ero con un’amica italiana, professore di filosofia in America, facevamo una passeggiata in mezzo alle rovine di Roma (due nomi che sembrano allitterare meravigliosamente). All'improvviso, con la sua bella voce profonda, indignata dalla tanta rozza presunzione dell'attuale modernità e affascinata dall'antichità traboccante di suggestioni in mezzo alla quale eravamo, esclama: “guarda tu che cosa hanno saputo lasciarci questi!”, e lo ripeté una seconda volta, ma questa volta accorata: “che cosa non c’hanno lasciato!” Io stavo per dirle: “C’hanno lasciato le rovine!” Ma non lo feci, non volevo distruggerle quell’attimo d'emozione che le veniva da un “apprendimento fenomenologico delle cose”, come lei lo chiama.

E' passato solo qualche anno, eppure, nonostante continui a preferire il moderno all'antico, mi viene di tanto in tanto da capovolgere tutto: mi viene da credere che due solide pietre da costruzione del primo secolo dell'era pagana, ideate e lavorate per rispondere a un salutare principio di ordine, riescano forse a dare anche oggi veramente più emozione di tutta quest’anarchia incontrollata dell’architettura contemporanea, di cui sono un cultore, ma i cui materiali, i cui elementi costruttivi escono dalle officine uno uguale all’altro. Non me n'ero mai accorto. Agli antichi sarebbero sembrati degli incredibili cloni di una stessa pianta. In greco clone significa appunto germoglio. 

venerdì 12 aprile 2013

glory holes vs impronte digitali





Visto che ormai quando si va in banca, anche per una semplice operazione, bisogna mettere prima di entrare la mano su un lettore di impronte digitali, e visto che comunque ti assicurano che tutto resterà anonimo, ci sarebbe un sistema molto più preciso e sicuro, anonimo per convenzione, che con gli uomini (le statistiche dicono che ci sono più rapinatori che rapinatrici) dovrebbe funzionare sempre. Da che mondo è mondo non s'è mai trovato un "pene" (uccello) simile a un altro, non solo per dimensioni e consistenza, che lascerebbero sempre qualche dubbio  alla sezione seghe della sorveglianza, ma soprattutto per forgiatura. E sarebbe questo il punto da sfruttare: per capire cioè se uno non è ancora diventato uno zombie, un morto vivente. Basterebbe praticare, nella gabbia di accesso alla banca, un foro standard, a somiglianza dei numerosissimi glory holes delle toilette britanniche.