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martedì 23 settembre 2014
indimostrabilità dell'esistenza
L'esistenza non può essere in nessun modo provata. Lo sarebbe se l'individuo potesse osservare durante la vita (e non nelle cosiddette e limitate esperienze N.D.E) il mondo dopo la sua morte. Il che è una contraddizione in termini.
l'elefante e la morte
Una prova dell'evoluzionismo è nella nozione di persistenza. Che l'uomo discenda dall'elefante, o che sia stato in un lontano passato un elefante, è provato dal fatto che come l'elefante sentendo la morte appressarsi va a nascondersi, anche l'uomo quando sta per morire vieni rinchiuso in un hospice, con buona grazia delle multinazionali dei farmaci palliativi.
Persistenza cioè del pudore più che del dolore. Così per esempio Demostene, subito dopo aver preso il veleno:
ed abbassò la testa dopo essersela coperta
(συγκαλυψάμενος ἀπέκλινε τὴν κεφαλήν - Plut., Dem. xxix, 4).
Lo stesso nel caso di Cesare:
si tirò la veste sulla testa e si accasciò
Persistenza cioè del pudore più che del dolore. Così per esempio Demostene, subito dopo aver preso il veleno:
ed abbassò la testa dopo essersela coperta
(συγκαλυψάμενος ἀπέκλινε τὴν κεφαλήν - Plut., Dem. xxix, 4).
Lo stesso nel caso di Cesare:
si tirò la veste sulla testa e si accasciò
ἐφειλκύσατο κατὰ τῆς κεφαλῆς τὸ ἱμάτιον καὶ παρῆκεν ἑαυτόν (Plut., Caes. lxi, 12).
In fondo non è altro che il sipario che viene finalmente tirato al termine di tutto perfino da quel bigotto di Ottaviano Augusto:
acta est fabula, plaudite! la commedia è finita, applaudite!
mercoledì 6 agosto 2014
Il paradiso e l'inferno. Perché i gay dovrebbero cambiare etichetta
I gay dovrebbero cambiare etichetta. Sembra che non si siano mai accorti che il nome del bombardiere che sganciò la bomba su Hiroshima è Enola Gay, il nome della madre del pilota.
Dizionarietto ragionato.
Hiroshima:città giapponese fondata nel 1589, bagnata dalle acque del Kyobashigawa. E' luogo di genocidio: vi si realizzò uno dei due più grandi crimini commessi contro l'umanità durante una singola limitata azione di guerra. Vi morirono in un singolo istante quasi centomila persone. La regia scientifica venne affidata a Robert Hoppenheimer.
Robert Hoppenheimer, il maggiore responsabile in senso assoluto di quello che successe a Hiroshima e Nagasaki, il fisico fotografato in giacca e cravatta insieme al generale LeslieGroves. Disse, in un'apparente esplosione di disgustosi sensi di colpa: "Now I am become Death, the destroyer of worlds" - Sono diventato morte, distruttore di mondi, parole tratte dal canto Bhagavad Gita, della tradizione Hindu. Non ebbe nessuna crisi di coscienza come si dice, se avesse avuto una qualche crisi di coscienza non avrebbe alla fine accettato la direzione dell'Institute for Advanced Studies di Princeton - dietro questa nomina ci fu anche lo zampino del cosiddetto genio Einstein.
Harry Truman. Agricoltore. Respinto da un'accademia militare per problemi di vista. Trentatreesimo presidente americano. Partito Democratico. Insieme alla banda degli onesti fu il mandante dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki.
Theodore Van Kirk. Navigatore dell'equipaggio che causò materialmente la morte istantanea di quasi centomila persone a Hiroshima. Era l'ultimo rimasto in vita. E' morto qualche giorno fa, sei giorni prima del 6 agosto, anniversario che dal 1945 non avrà mai smesso di ricordare. Si è spento "tranquillamente" nel suo letto, a 93 anni. Se il Dio dei cristiani, il suo Dio, esiste (cosa a cui non credo), non se la starà passando troppo bene in questo momento. A quanto pare è morto senza senza avere mai provato nessun rimorso. Cosa anche questa difficilmente credibile, essendo stato, a differenza della vera mente del male, Hoppenheimer, una semplice pedina in un gioco di cui ignorava forse perfino l'esistenza. La sua vita quindi non può non essere stata che un lungo martirio: non può non essersi svegliato ogni mattina con uno stesso pensiero, non può non essersi spento che in compagnia delle immagini infernali di Hiroshima che, come raccontava lui, sembrava, vista dall'alto, bollire in un mare di fiamme.
Sistema metafisico
L'inferno, che sta vivendo anche il defunto Hoppenheimer, è quel momento preciso - un momento matematicamente infinito - il momento della morte, quando la coscienza si spegne e fa in quel preciso istante esperienza eterna, interminabile, dell'eternità. Nel caso di alcuni il Paradiso. Nel caso di altri l'Inferno.
Vedi quanto ho già detto a proposito dell'inferno e di Wittgenstein
Dizionarietto ragionato.
Hiroshima:città giapponese fondata nel 1589, bagnata dalle acque del Kyobashigawa. E' luogo di genocidio: vi si realizzò uno dei due più grandi crimini commessi contro l'umanità durante una singola limitata azione di guerra. Vi morirono in un singolo istante quasi centomila persone. La regia scientifica venne affidata a Robert Hoppenheimer.
Robert Hoppenheimer, il maggiore responsabile in senso assoluto di quello che successe a Hiroshima e Nagasaki, il fisico fotografato in giacca e cravatta insieme al generale LeslieGroves. Disse, in un'apparente esplosione di disgustosi sensi di colpa: "Now I am become Death, the destroyer of worlds" - Sono diventato morte, distruttore di mondi, parole tratte dal canto Bhagavad Gita, della tradizione Hindu. Non ebbe nessuna crisi di coscienza come si dice, se avesse avuto una qualche crisi di coscienza non avrebbe alla fine accettato la direzione dell'Institute for Advanced Studies di Princeton - dietro questa nomina ci fu anche lo zampino del cosiddetto genio Einstein.
Harry Truman. Agricoltore. Respinto da un'accademia militare per problemi di vista. Trentatreesimo presidente americano. Partito Democratico. Insieme alla banda degli onesti fu il mandante dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki.
Theodore Van Kirk. Navigatore dell'equipaggio che causò materialmente la morte istantanea di quasi centomila persone a Hiroshima. Era l'ultimo rimasto in vita. E' morto qualche giorno fa, sei giorni prima del 6 agosto, anniversario che dal 1945 non avrà mai smesso di ricordare. Si è spento "tranquillamente" nel suo letto, a 93 anni. Se il Dio dei cristiani, il suo Dio, esiste (cosa a cui non credo), non se la starà passando troppo bene in questo momento. A quanto pare è morto senza senza avere mai provato nessun rimorso. Cosa anche questa difficilmente credibile, essendo stato, a differenza della vera mente del male, Hoppenheimer, una semplice pedina in un gioco di cui ignorava forse perfino l'esistenza. La sua vita quindi non può non essere stata che un lungo martirio: non può non essersi svegliato ogni mattina con uno stesso pensiero, non può non essersi spento che in compagnia delle immagini infernali di Hiroshima che, come raccontava lui, sembrava, vista dall'alto, bollire in un mare di fiamme.
Sistema metafisico
L'inferno, che sta vivendo anche il defunto Hoppenheimer, è quel momento preciso - un momento matematicamente infinito - il momento della morte, quando la coscienza si spegne e fa in quel preciso istante esperienza eterna, interminabile, dell'eternità. Nel caso di alcuni il Paradiso. Nel caso di altri l'Inferno.
Vedi quanto ho già detto a proposito dell'inferno e di Wittgenstein
giovedì 26 settembre 2013
L'inferno sono gli altri
Convinzione di Plinio della non esistenza dell'aldilà e della vanità delle tante dottrine che invece lo presuppongono. At qanto facilius certiusque sibi quemque credere, specimen securitatis antigenitali sumere experimento (quanto più semplice e più sicuro che ognuno creda a se stesso e che prenda come prova di un assoluto stato di quiete ciò che sperimenta prima di nascere). Detto ironicamente. Securitas ha qui il senso di tranquillità, di quiete, anche se all'inizio mi faceva pensare all'idea di certezza, garanzia di certezza (di un ragionare corretto). Ma ciò che precede nello stesso paragrafo, un riferimento diretto alla quiete, all'immobilità, a cui dovrebbe tendere con la morte la natura umana me lo fa escludere.
sabato 14 settembre 2013
i cassetti e la morte degli oggetti
in fondo liberarsi in blocco dei cosiddetti "amici" non è difficile, basta il più semplice degli atti di volontà, non servono parole ... E' come liberarsi di quegli oggetti che non usiamo più e che lasciamo per anni dentro un cassetto ... Arriva un momento in cui si prende l'intero cassetto e lo si svuota nel secchio della mondezza senza pensarci troppo ... La funzione di certi cassetti è d'altra parte quella di rendere inizialmente la morte degli oggetti meno dolorosa per chi li usava ... E mai verbo è stato più adatto a definire questi cosiddetti "amici", i quali, a conti fatti, non hanno fatto altro che utilizzarti da sempre senza accorgersi che anche tu li utlizzavi, anche se, a differenza di loro, per il semplice piacere di averli amici ... sicché dal momento in cu te ne liberi si trovano di punto in bianco con una risorsa pratica in meno ...
venerdì 17 maggio 2013
Gli odorini della contessa
Andando recentemente in treno da Roma a Tivoli ho fatto caso che arrivando all’altezza di Bagni non si sente più quella tipica puzza di marcio
delle acque sulfuree, che sono sempre state un po' la caratteristica del posto. Qualcuno si sarà lamentato. Avranno preso contromisure. Di
sicuro, il mondo, pur se un tantino in ritardo, ha cominciato a introdurre il concetto di gradevolezza anche negli spazi comuni. E lo fa passare come nuova estetica.
Tutto ciò che puzza è male, tutto ciò che profuma è bene, e, almeno per il momento, lo è sempre e comunque. Il che, adottato fino in fondo come metro di giudizio, non so quanto dovrebbe giovare, se si vuole credere ancora una volta all'esempio dei classici.
Trovandosi il giovane Jean-Jacques Rousseau insieme a altre persone nella camera da letto di una contessa, e giacendo la contessa immobile e credendola tutti morta, improvvisamente si sente un rumore venire da sotto le coperte. La contessa, che tutti credevano morta, apre gli occhi e dice: “Bon, femme qui pète n’est pas morte!”.
Il peto, dunque, nel caso di un’emissione di una certa potenza, sarebbe un test rivelatore: da preferire al classico specchietto messo davanti alla bocca quando non si ha a portata di mano un medico con lo stetoscopio, o un modernissimo cardiofrequenziometro. Anche il battito del polso, misurato domesticamente, non offre mai nessuna certezza. La vista e il tatto possono ingannare, l’udito e soprattutto l’olfatto mai. D'altra parte, come non dar credito qui, in questo famoso aneddoto della contessa, all'incredulo Rousseau, che fa costantemente della verità l'oggetto delle sue Confesssioni? Sempre che in queste sue memorie la menzogna non abbia fatto improvvisamente capolino, che cioè Rousseau non si sia inventato di sana pianta l'episodio: questa sorta di imbarazzante suoneria, qualcosa che sveglia pure i morti.
Diceva una ragazza in un forum in cui qualcuno aveva domandato se anche i morti eccetera, che una delle ragioni per cui si sarebbe fatta cremare è che “un corpo in decomposizione comincia a decomporsi dall’interno, producendo una montagna di gas che escono da tutti gli orifizi ...” Quello che è certo è che nella vita non è mai possibile venire a capo di niente. E chissà se quella povera turista che agli Uffizi ha perso l'equilibrio finendo contro un quadro di Salvator Rosa, L’allegoria della menzogna, causando senza volerlo un forellino nella tela, non abbia sentito in quel momento un altro di questi sibili liberatori …
Trovandosi il giovane Jean-Jacques Rousseau insieme a altre persone nella camera da letto di una contessa, e giacendo la contessa immobile e credendola tutti morta, improvvisamente si sente un rumore venire da sotto le coperte. La contessa, che tutti credevano morta, apre gli occhi e dice: “Bon, femme qui pète n’est pas morte!”.
Il peto, dunque, nel caso di un’emissione di una certa potenza, sarebbe un test rivelatore: da preferire al classico specchietto messo davanti alla bocca quando non si ha a portata di mano un medico con lo stetoscopio, o un modernissimo cardiofrequenziometro. Anche il battito del polso, misurato domesticamente, non offre mai nessuna certezza. La vista e il tatto possono ingannare, l’udito e soprattutto l’olfatto mai. D'altra parte, come non dar credito qui, in questo famoso aneddoto della contessa, all'incredulo Rousseau, che fa costantemente della verità l'oggetto delle sue Confesssioni? Sempre che in queste sue memorie la menzogna non abbia fatto improvvisamente capolino, che cioè Rousseau non si sia inventato di sana pianta l'episodio: questa sorta di imbarazzante suoneria, qualcosa che sveglia pure i morti.
Diceva una ragazza in un forum in cui qualcuno aveva domandato se anche i morti eccetera, che una delle ragioni per cui si sarebbe fatta cremare è che “un corpo in decomposizione comincia a decomporsi dall’interno, producendo una montagna di gas che escono da tutti gli orifizi ...” Quello che è certo è che nella vita non è mai possibile venire a capo di niente. E chissà se quella povera turista che agli Uffizi ha perso l'equilibrio finendo contro un quadro di Salvator Rosa, L’allegoria della menzogna, causando senza volerlo un forellino nella tela, non abbia sentito in quel momento un altro di questi sibili liberatori …
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