giovedì 30 gennaio 2014

il pavone che vorrebbe pensare



Se volessi dire qualcosa su quei giornalisti italiani che vanno per la maggiore e volessi scriverlo nel greco usato mettiamo ai tempi di Cesare allora forse mi inventerei qualcosa come:


παραλογίζονται πολλὰ οἱ διασημηνάμενοι ἀπειράτως περὶ τοῦ τῶν σπουδαίων ἀνθρώπων βίου


In altre parole:

toppano alla grande quando si mettono a descrivere, senza averne esperienza di prima mano, l’esistenza quotidiana di uomini e donne che a differenza di loro lavorano seriamente.

Che è poi il grosso dell’umanità. Per questa stessa ragione - e invertendo il punto di vista - non riesco a capire perché i tanti italiani che sputano letteralmente sangue per arrivare alla fine del mese si mettano poi a leggere pseudo-analisi o raccontini mitologici di chi non sa niente non solo della vita altrui ma anche della propria; o per quale ragione - anche senza leggere e limitandosi a un ascolto per così dire passivo - si piazzino davanti alla televisione e si divertano ad apprendere un mare di sciocchezze su ciò che li riguarda, sulla propria esistenza (che a questo punto verrebbe da pensare la conoscono meno di chi ne parla in forma tanto sciatta e dove tutto è presente meno che il talento e il pensiero - e sarebbe un capitoletto dell'estetica: ciò che oggi viene percepito come bello o giusto).

C’è da dire che non c’è grossa differenza, nel giornalismo, tra donne e uomini: le donne esercitano la professione con l'idea di esercitare quel potere che in passato era loro negato, gli uomini per vanità e narcisismo. I peggiori sono ovviamente gli uomini: ricordano, senza averne la grazia, i pavoni che aprono la ruota in un deserto (e sarebbe già un'immagine meravigliosa, quanto meno poetica). Ma in entrambi i casi, uomini o donne, sono motivati dalla carenza di qualcosa. Un po’ come quando si dice: è carente di vitamina B o C.

domenica 26 gennaio 2014

Leopardi i cani e gli uccelli


cagnetto randagio (foto Lucignolobrescia - Wikipedia)

 L'antico cave canem sui cancelli delle ville (attenti al cane) è stato sostituito dal più allegro area videorvegliata. Il che rappresenta un progresso, almeno si lasciano in pace i cani.

E' curioso come si usi quasi sempre il singolare, raramente il plurale: attenti al cane, anche quando ce ne sono parecchi. La ragione, a mio avviso, è che è difficile per chi si arrischia nella proprietà privata duplicare o triplicare l'attenzione: l'attenzione è sempre biologicamente una, rivolta a qualcosa di specifico. Guardati da un cane per volta, secondo la tua natura. E' una forma di bontà del padrone. Ti viene incontro. Lo stesso per area videosorvegliata al posto di aree videosorvegliate.

Scrive Leopardi nello Zibaldone:
  
Il solo stato di quiete e d'inazione sì frequente e lungo nel selvaggio (insopportabile al civile) è certamente un piacere, non vivo, ma atto e sufficiente a riempiere una grande e forse massima parte della vita del selvaggio. Vedesi ciò anche negli altri animali. Vedesi (tra i domestici, e più a portata della nostra osservazione) nei cani, che se non sono turbati o forzati a muoversi, passano volentierissimo le ore intiere, sdraiati con gran placidezza e serenità di atti e di viso, sulle loro zampe. (Zib. 4180-81, 1826)

E scrive ancora nello Zibaldone:

Anche gli uomini sono, la più parte, come le bestie, che a non far nulla non si annoiano; come i cani, i quali ho ammirati e invidiati più volte, vedendoli passar le ore sdraiati, con un occhio sereno e tranquillo, che annunzia l'assenza della noia non meno che dei desiderii. (Zib. 4306, 1828)

Esclusa la possibilità per l'uomo di imitare gli uccelli in volo e nel canto (sogno di Amelio filosofo nell'operetta morale di Leopardi) non resta che osservarli quando si muovono su un prato, quando saltellano, oscillano lenti, curiosi del mondo che li circonda. Li si può imitare soltando camminando placidamente, con le braccia dietro la schiena.

venerdì 17 gennaio 2014

L’infinito di Leopardi e il “caro” egoismo degli antichi




                                                                                                                                   Al mio amico F.D.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle. Se Leopardi avesse scritto L’infinito in forma di canto amebeo, secondo la tecnica dei poeti bucolici, di botta e risposta tra due pastori, avrebbe forse aggiunto - se si considera la giocosa ironia che pervade tutta la sua opera – uno spiritoso chiarimento,

giovedì 9 gennaio 2014

topogigio, il politico italiano e Sofocle






C’è un topogigio della politica italiana che in questi giorni ha rinverdito un detto coerentemente attribuito a Don Abbondio: “Carneade, chi era costui?”. Faceva bene Don Abbondio a chiederselo, di Carneade forse non sarebbe rimasto niente oggi al grosso pubblico. Topo Gigio è simpatico, questo topogigio della politica italiana, anzi della cosiddetta sinistra italiana, non lo è. Di lui si vede soltanto, quando appare in televisione,

martedì 31 dicembre 2013

vox populi vox vacui

Che il detto vox populi vox dei fosse già nell'aria quando il latino non era ancora neppure in culla sarebbe un fatto banale, che cioè per esempio nell'Odissea si legga:

se qualcuno dei mortali te lo dica o se tu senta una diceria proveniente da Giove

(ἤν τίς τοι εἴπῃσι βροτῶν, ἢ ὄσσαν ἀκούσῃς

ἐκ Διός).

Ciò che invece non è banale ma degno della massima considerazione, e che lascerebbe oggi veramente perplessi, è il fatto che Atena, che in quel modo invita Telemaco a mettersi in viaggio in cerca di notizie del padre, aggiunga:

le quali dicerie assolutamente diffondono la fama tra gli uomini

 (ἥ τε μάλιστα φέρει κλέος ἀνθρώποισι).

Insomma il senso sarebbe che se è Dio a diffondere certe chiacchiere l'uomo può anche diventare famoso. E mai cosa è tanto vera oggi, quando basta una chiacchiera su internet, un passaparola, per ottenere la fama. L'unica diffrenza è che ai tempi di Omero la fama la otteneva, attraverso queste chiacchiere, soltanto chi la meritava. Senza nessuna eccezione o concessione.

giovedì 19 dicembre 2013

L'habitat fa la monaca:i pifferai del capitale





Si dice che l’abito non fa il monaco ma sarebbe più giusto dire l’habitat fa la monaca. E' il caso di una nota giornalista italiana che dirige un giornale “progressista”, si professa di sinistra e

domenica 15 dicembre 2013

La porta di Babouli: nel segno della reciprocità


La porta di Babouli

Partendo in macchina da Ouagadogu, la capitale del Burkina Faso, e percorrendo una quarantina di chilometri in direzione nord, si prende a un certo punto a sinistra una strada sterrata in direzione di Pella. La si percorre per circa dieci chilometri e ci si trova in aperta savana alla ricerca di Bologò. Si possono soltanto

sabato 7 dicembre 2013

il sesso, gli istituti di sondaggi e la paralisi del capitale




Charcot presenta il caso della grande isteria
                                          
Uno dei grandi meriti dell'industria sondaggistica è l’avere insegnato al mondo che il maschio pensa al sesso ogni due minuti. Si potrebbe intitolare - questo capitoletto della storia dell’umanità - il dramma vero del capitale, oppure la catastrofe del capitale, perché c’è da supporre, anzi da credere, che ogni volta che il maschio pensa al sesso,

martedì 3 dicembre 2013

Il Battaglione Sacro e le lacrime di Filippo




 Non so se ad altri, ma sicuramente a me succede nel leggere un articolo specialistico, una monografia - ma anche un semplice post di internet, un breve commento entusiasta di un qualsiasi lettore - sul leggendario Battaglione Sacro, l'unità militare beotica considerata almeno fino al giorno della battaglia di Cheronea invincibile e formata, secondo la tradizione, da 150 coppie di amanti

lunedì 2 dicembre 2013

calcio, amore mio poco virile



Devo riconoscere che così come alla maggior parte degli uomini anche a me piace il calcio. E mi piace non guardarlo in televisione, mi piace andare allo stadio: ci andavo da ragazzino, lupetto della Roma, e ci vado ancora oggi quando posso, a Roma o a Londra; mi piace avere sotto gli occhi sempre tutto il campo, guardare dove decido io, non quello che mi mostra il regista: studiare i rapporti di forza, le tattiche, osservare come è gestitto durante i novanta minuti il centrocampo, urlare in italiano o in inglese quando mi fanno incazzare per delle assurde cappellate che non farebbe nemmeno un pupetto all'asilo ... E mi domando, adesso, perché tra