martedì 17 marzo 2015

Aria!

Il cattolicesimo in particolare e tutte la altre religioni - se si esclude forse il buddismo - farebbero meglio a chiacchierare meno e a togliersi dai cosiddetti c.

lunedì 16 marzo 2015

il Dio partoriente e le idiozie della traduzione. La modulazione.

 dissipabo et assorbebo

parole poste in bocca a Dio da Isaia nell'Inno della vittoria (42:14), rese così giustamente, e conservando tutta l'ambiguità dell'ebraico, da san Girolamo, il quale se ne fotte ampiamente del fatto che si è appena parlato di una partoriente (l'immagine a cui appunto è assimilato il Dio guerriero) - le urla della partoriente (כיולדה אפעה - urlerò come una partoriente) - e che tutte le traduzioni moderne (si eccettua la Bibbia inglese di re Giacomo) invece hanno stupidamente forzato, seguendo l'ebraico alla lettera, a intendere (dopo le urla) ciò che può adattarsi ancora a una partoriente (gemerò e mi affannerò), e che in realtà non può più essere se lo si riferisce a Dio. E' difficile che tale immagine (gemere e affannarsi) vada d'accordo col Dio guerriero di questo passo di Isaia, un Dio che al massimò urlerà, come la partoriente, ma poi i lamenti e gli affanni dovranno trasformarsi necessariamente in qualcos'altro.

E' questo un tipico esempio di modulazione nella narrazione:

... urlerò come una partoriente
e disperderò [farò a pezzi] (non gemerò) e ingoierò (non  mi affannerò ...

Insomma della partoriente si prenderà il momento della "furia", di cui il gemere e l'affannarsi sono semplicemento un complemento che sparisce di fronte alla visione maestosa di un Dio Guerriero che tutto polverizza e ingoia. D'altronde l'ebraico - come doveva giustamente aver compreso san Girolamo - conserva nei due verbi (sha'aph e nasham) tutta l'ambiguità possibile e immaginabile.


i romanzieri senza romanzo

Librum Iob quidam Moysen scripsisse arbitrantur, alii unum ex prophetis, nonnulli vero eundem Iob post plagam suae passionis scriptorem fuisse existimant, arbitrantes ut, qui certamina spiritalis pugnae sustinuit, ipse narraret quas victorias expedivit (Isid., Etimologiarum, vi, 2).

Il problema posto da Isidoro, in questo passo del sesto libro delle Etimologie, è in fondo molto semplice: se una qualsiasi storia possa essere narrata da chicchessia o se invece saprà farlo soltanto chi l'ha vissuta in prima persona. Ma è un problema di lana caprina. E' infatti vero che per quanti personaggi un autore metta in scena non riuscirà mai a fare niente di sensato se non sarà riuscito a immedesimarsi via via in ognuna delle sue creature: se cioè non abbia sentito la storia nella propria carne e non abbia vissuto all'interno dei suoi romanzi già prima di metterli sulla carta. In mancanza di questo farà soltanto opera didascalica, descrittiva (behaviouristica, comportamentistica). Sarà bravo al massimo a descrivere i movimenti, a rendere qualche spezzone di dialogo. Tanto vale servirsi di un regisrtatore (non ovviamente quello di Gadda, che non era affatto un registratore, anche se alcune delle sue insuperabili meraviglie - L'Adalgisa, ad esempio - sembrano frutto di registrazioni). Che è la ragione per cui i grandi scrittori in ogni tempo si sono sempre contati sulle dita di una mano. Tutto il resto è mondezza. Si avrà soltanto l'illusione di "appartenere" senza appartenere a un cazzo.

Vedi su questo anche ciò che diceva Simenon, che un po' prima di iniziare uno dei suoi romanzi cominciava ad avere tutti i tic dei vari personaggi: dal cardiopatico, allo sciancato, alla prostituta, alla portinaia eccetera


inefficacia della preghiera

Al Padre nostro, nei riti di comunione della messa cattolica, seguono le parole del sacerdote, il cosiddetto embolismo:

liberaci, o Signore, da tutti i mali eccetera.

Che altro in effetti si potrebbe chiedere a Dio di più grande se non la liberazione da tutti i mali? Eppure ci deve essere qualcosa che non funziona, di inefficace in questa preghiera se sono secoli che viene ripetuta tale e quale in ogni parte del mondo senza sensibili risultati, e apparteneva già alla messa tridentina, quando però il sacerdote la pronunciava in segreto (in silenzio) dando le spalle all'assemblea (libera nos Domine eccetera), di modo che il fedele ignorando la sua sommessa richiesta (anche il Pater noster lo recitava solo l'officiante) non dovesse continuamente prendere atto che non solo non veniva liberato da tutti i mali ma che anzi i suoi mali e quelli del resto dell'umanità crescevano di giorno in giorno.

giovedì 5 marzo 2015

professori universitari e galloni di latta

Non so proprio a che servono i professori (universitari, voglio dire, perché fino alla maturità hanno altro scopo e qualcosa ancora valgono, ma non certo per quello che hanno appreso all'università). Non so a che serve un professore di letteratura francese o

mercoledì 4 marzo 2015

nausea storica

Ogni volta che penso alla regina Vittoria e al suo inutile Albert di Sassonia-Coburgo Gotha mi viene il voltastomaco

martedì 3 marzo 2015

l'attentato ai genitali maschili e le uova bomba

Otóz nie mialem watpliwosci, ze byk spotegowany i na mnie zaszarżuje,gdy zweszy z mej strony zamach na swe bezcenne genitalia. (Dziennik, 1955, XV).

Ora non avevo dubbi che il toro potenziato avrebbe caricato pure me quando avesse fiutato le mie intenzioni: l'attentato che stavo per compiere ai danni dei suoi inestimabili genitali

Così Witold Gombrowicz in una delle pagine del suo diario parlando del maschio occidentale e della sua paura (anche di Gombrowicz) della femminilità, della femminilità che è in ognuno di noi.

byk è toro, che in polacco suona beuk (eu francese), che di virile ha solo l'idea. genitalia unico termine comprensibile per chi non intende un po' di polacco, usato da G. ancora più tardi sempre nei diari nel 1962 parlando delle chiacchiere di ogni ideologia libertaria, i trip sull'uguaglianza e sulla giusta ridistribuzione delle ricchezze, le sparate di chi non si accorge della spaventosa crescita esponenziale della popolazione mondiale - parlando di Cuba mentre si trova a Hurlingham in Argentina, in treno,  le idiozie che sente dire su Fidel, ma evidentemente il discorso può allargarsi a comprendere, ancora oggi, tutto il pensume  e panzume soddisfatto che si muove tra università, convegni, giornali e televisioni e che si nutre e gonfia sproporzionatamente e senza pudore all'ombra del capitale:

Che altro sono tutti i vostri discorsi se non farneticazioni di un imbecille, che non sa nemmeno come funzionano i suoi genitali? che altro sarebbero se non lo starnazzare di una gallina accomodata sulle uova - la più spaventosa delle bombe (Dziennik, 1962, XIII).


sabato 28 febbraio 2015

sterco di gallina pesante sputo. il fascismo e la poesia

Che i fascisti riemergano costantemente dalle fogne va di pari passo con la loro natura, che è microbica, anzi batterica. E' la ragione per cui da alcuni anni non vado più a votare, per non essere contagiato nei seggi elettorali, per non sentirmi appiccicare addosso la puzza di m. delle ideologie della morte infiltrate sotto palpebre pesanti.

triste palpebra
sterco di gallina da sepolcro
pesante sputo

chissà se sono dei versi di cui ho memoria, forse Garcia Lorca o forse Neruda, o forse nessuno dei due, ed è solo la mia natura poetica che li produce. Così anche Robbie Williams, in una delle sue più belle canzoni, Supreme :

is there a tumour in your humour
are there bags under your eyes?


fanatismo contro fanatismo. Il modello di scarpe

Non esiste un confine tra "fanatismo" e "non fanatismo": sono due facce (e fecce) della stessa medaglia. Al fanatismo dell'estremismo islamico ( nel '500 per esempio è il fanatismo del Cattolicesimo) corrisponde il fanatismo della scienza. Ha fatto più morti la pseudo scoperta del virus hiv, che non è stato mai isolato secondo standard procedurali (protocolli) accettati dall'intera comunità scientifica (non è possibile fornire un solo studio decente in questo senso nonostante le immagini al microscopio di un certo "retrovirus" - il problema è il funzionamento di un virus o retrovirus, non l'esistenza, o meglio, l'esistenza comporta sempre un funzionamento, un meccanismo, che può essere anche l'immobilismo, così come quando dico che un certo individuo ha preso il volo: lo posso dire solo perché conosco  l'uso che viene fatto del verbo volare a seconda delle situazioni) di quante non ne (h)abbia fatte in questi giorni il delirio del fanatismo islamico. E' come avere un solo paio di scarpe: possono essere sporche o lucidate a specchio. Le scarpe sono le stesse. Sempre che non si voglia dire che un paio di scarpe sporche, nel momento in cui le lucido, non sono più la stessa cosa.