Si dice che i figli sono come
cambiali. Le cambiali si usano poco, oggi, ma il senso resta. E tutta la storia dell'umanità occidentale apparirà costellata di padri che si lamentano dei figli: dei figli che non hanno pensieri, che dormono i proverbiali sette sonni e che poltriscono a letto fino a tardi - e almeno il sabato e la domenica le cose ancora oggi non vanno diversamente che nell'antichità .
Così in Chionide - secondo Aristotele uno degli iniziatori della commedia attica - un padre porta come buon esempio al figlio tutti quegli altri ragazzi che corrono ad arruolarsi:
πολλοὺς
ἐγᾦδα
κοὐ
κατὰ
σὲ
νεανίας
φρουροῦντας
ἀτεχνῶς
κἀν
σάμακι
κοιμωμένους. (fr. 1)
ne conosco di ragazzi che al contrario di te
fanno semplicemente buona guardia e che come letto hanno una stuoia.
E così ancora Aristofane una sessantina d'anni dopo, nel grandioso
inizio delle Nuvole: Strepsiade che si sveglia spesso la notte col
pensiero dei debiti, mentre il figlio, nella stessa stanza, dorme tranquillo, e sogna e parla nel sonno di cavalli e corse, sogna lo stadio:
ἀλλ΄ οὐδ΄ ὁ χρηστὸς οὑτοσὶ νεανίας
ἐγείρεται τῆς νυκτός͵ ἀλλὰ πέρδεται
ἐν πέντε σισύραις ἐγκεκορδυλημένος. (8-10)
ma nemmeno questo santarello di mio figlio
si sveglia la notte e anzi non fa che scorreggiare
tutto avvolto in cinque coperte di lana.
Non alcune coperte ma cinque: interessato com'è giustamente al borsellino, ai conti di casa.
Come il topos della
misoginia - per cui vedi
quanto ho scritto sul punto
- anche questo dei padri che si lamentano dei figli e nello stesso tempo cercano
di tenerseli buoni doveva suscitare in teatro il riso a partire da una
situazione che lo spettatore conosceva in famiglia, e da un ben
congeniato contrasto di ruoli sulla scena. In effetti Fidippide (con un
nome del genere "messogli dalla madre" avrebbe potuto amare soltanto i costosi cavalli) a un
certo punto si sveglia anche lui e rimbrotta il padre che non lo lascia
dormire. Molto, ovviamente, come sempre, era dovuto
all'abilità degli attori.