אחת ׀ דבר אלהים שתים־זו שמעתי
una volta Dio ha parlato, queste due cose io ho sentito
Una volta nel senso teologico del Verbo, interpreta sant'Agostino (sup. ps. 61): Dio parla attraverso il Verbo e il Verbo è unico, è unigenito, unico generato, ciò che non impedisce che in questo flusso unitario ci si possa percepire tutto. E questo a partire dal duplice: da ciò che segue l'unità, o è prossimo all'unità.
L'interpretazione di Agostino, secondo il Verbo, è evidentemente forzata: ed è debitrice alla teologia sapienziale e giovannea. E tuttavia che Dio parli una sola volta (che l'abbia fatto all'inizio dei tempi o anche prima) è comprensibile, e discende dalla
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giovedì 22 gennaio 2015
lunedì 22 dicembre 2014
I cieli senza la terra. Anticipazioni del Big Bang in Genesi 1,1
A un confronto con le ipotesi degli attuali cosmologi e astrofisici la cosmogonia giudaica sbaglierebbe di poco. Il libro della
Genesi, col suo inizio grandioso, drammatico, tutto movimento e azione se solo lo si paragona con la non cosmogonia del Corano, la prima Sura, dove il creato è già dato e stabilito (مَالِكِ يَوْمِ الدِّينِ - maliki yaomi l-dini: al re del giorno del giudizio) o anche con l'inizio del vangelo di Giovanni, che potendo contare sui testi della tradizione si limita come per il Corano a definire una situazione già data, contemplativa, silenziosa (tutto è stato fatto per mezzo di lui), Genesi conterrebbe mi pare rispetto alle
attuali visioni cosmologiche della fisica soltanto un termine in più, il quale
matematicamente parlando, come in una sommatoria, potrebbe essere trascurato talmente è piccolo.
בְּרֵאשִׁ֖ית בָּרָ֣א אֱלֹהִ֑ים אֵ֥ת הַשָּׁמַ֖יִם וְאֵ֥ת הָ אָֽ רֶ ץ׃
(bereshit bara elohim et hashshamayim ueet h a a r e z)
il termine trascurabile è l'ebraico arez - אָֽרֶץ - terra: in principio Dio creò i cieli e la terra: ma sarebbe propriamente dare forma, come farebbe un artigiano da un qualsiasi materiale. Terra è femminile anche in ebraico, anche se ci sono esempi, e già nella stessa Genesi, di un suo uso al maschile, ad esempio in 13,16. L'elemento femminile, come nel caso di Eva, arriva per secondo rispetto all'elemento maschile: il cielo - שָׁמַי (shama) - maschile pure in ebraico, e che al singolare si trova usato mi pare solo in Deuteronomio 33,28, stessa parola, d'altronde, che in accadico assiro (shamu).
Fatti dunque i dovuti passaggi, Genesi non dovrebbe discostarsi molto dalle attuali visioni cosmologiche, dall'idea di un Big Bang iniziale. Ciò porterebbe a intendere Genesi 1,1 semplicemente come: in principio Dio creò (soltanto) i cieli, il nostro pianeta verrebbe (almeno momentaneamente) lasciato fuori - in fondo la terra non è che un complemento dei cieli (un riempimento, etimologicamente parlando): si possono immaginare i cieli senza la terra ma non la terra senzi i cieli.
Alcuni cosmologi ritengono ovviamente la nozione di un dio creatore assolutamente non coerente con quella di tempo: prima del Big Bang non ci sarebbe un tempo e quindi Dio non avrebbe (non sarebbe) una causa perché non c'era un tempo in cui quella causa potesse esistere. Ma è una strana sciocchezza a sentirla pronunciare da un genio come Stephen Hawking: se Dio ha creato lo spazio, avrà creato anche il tempo, cioè lo spazio tempo ed evidentemente può esistere anche senza tempo. E tuttavia la questione delle anticipazioni cosmologiche di Genesi, non cambierebbe. Basterebbe mettere Big Bang al posto di Elohim, il Signore.
בְּרֵאשִׁ֖ית בָּרָ֣א אֱלֹהִ֑ים אֵ֥ת הַשָּׁמַ֖יִם וְאֵ֥ת הָ אָֽ רֶ ץ׃
(bereshit bara elohim et hashshamayim ueet h a a r e z)
il termine trascurabile è l'ebraico arez - אָֽרֶץ - terra: in principio Dio creò i cieli e la terra: ma sarebbe propriamente dare forma, come farebbe un artigiano da un qualsiasi materiale. Terra è femminile anche in ebraico, anche se ci sono esempi, e già nella stessa Genesi, di un suo uso al maschile, ad esempio in 13,16. L'elemento femminile, come nel caso di Eva, arriva per secondo rispetto all'elemento maschile: il cielo - שָׁמַי (shama) - maschile pure in ebraico, e che al singolare si trova usato mi pare solo in Deuteronomio 33,28, stessa parola, d'altronde, che in accadico assiro (shamu).
Fatti dunque i dovuti passaggi, Genesi non dovrebbe discostarsi molto dalle attuali visioni cosmologiche, dall'idea di un Big Bang iniziale. Ciò porterebbe a intendere Genesi 1,1 semplicemente come: in principio Dio creò (soltanto) i cieli, il nostro pianeta verrebbe (almeno momentaneamente) lasciato fuori - in fondo la terra non è che un complemento dei cieli (un riempimento, etimologicamente parlando): si possono immaginare i cieli senza la terra ma non la terra senzi i cieli.
Alcuni cosmologi ritengono ovviamente la nozione di un dio creatore assolutamente non coerente con quella di tempo: prima del Big Bang non ci sarebbe un tempo e quindi Dio non avrebbe (non sarebbe) una causa perché non c'era un tempo in cui quella causa potesse esistere. Ma è una strana sciocchezza a sentirla pronunciare da un genio come Stephen Hawking: se Dio ha creato lo spazio, avrà creato anche il tempo, cioè lo spazio tempo ed evidentemente può esistere anche senza tempo. E tuttavia la questione delle anticipazioni cosmologiche di Genesi, non cambierebbe. Basterebbe mettere Big Bang al posto di Elohim, il Signore.
giovedì 9 ottobre 2014
Peracottalandia e Cicerone
Credo che l’Italia – e i fatti mi danno comunque
ragione – debba essere chiamata non Italia ma Peracottalandia: basterebbe soltanto osservare come un ministro dell’Interno
si vada improvvisamente a impelagare, in un
paese economicamente allo sfascio e allo sbando, nella questione secondaria dei matrimoni tra persone dello stesso
sesso. E nemmeno col livore che uno si aspetterebbe da tale genia di
ciceroniani incolti dell’ultima ora. Naturalmente dietro questo ministro che
crede di saper parlare italiano solo perché non commette (ma apparentemente) errori
grammaticali o sintattici, c’è il blocco monolitico della chiesa cattolica; nessuno d’altronde crede alla
buonafede dell’attuale papa, le sue chiacchiere di tolleranza sono appunto
chiacchiere, sputate nel momento più basso della credibilità di una confessione
religiosa che più che cristiana dovrebbe a rigore chiamarsi paolino-giovannea,
cioè bassa teologia allo stato puro (come fa una religione delle masse a presentarsi e ad avere la presunzione di essere compresa con un vangelo come quello di Giovanni: "in principio era il verbo"? o con tutti quegli astrattismi e intellettualismi filosofeggianti di san Paolo? E comunque la tolleranza non la si pratica né la si sbandiera: nel momento in cui ci si definisce tolleranti vuol dire che si è esattamente il contrario.
E capitale di Peracottalandia è Peracottalandia al
quadrato, cioè Roma, dove ho avuto la disgrazia di nascere e crescere, e che ancora
nel 2014 non si vergogna di avere soltanto due linee di metropolitana su una
popolazione di cinque milioni di abitanti.
Cioè la quintessenza giustamente di Peracottalandia, la peracottalandietà – non a caso dopo
il 1945 sono approdati in questa città di conformisti, che è ancora oggi una concrezione di
burocratico pus fascista, centinaia di
migliaia di italiani da ogni altra parte d'Italia. Quindi come dovrebbe chiamarsi la
capitale di Peracottalandia?
Sulla questione del pupazzo nella storia italiana ho
già detto nel post precedente.
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