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sabato 23 gennaio 2016

La medaglia teocratica e le olimpiadi della falsa virilità

Paradossalmente sono proprio i paesi più omosessuali a non possedere ancora una legge sulle unioni civili, cioè quei paesi dove i "maschi"ostentano falsa virilità, Italia in prima fila. In un paese come l'Italia non può valere il discorso religioso: ogni volta che le ha fatto comodo non ci ha pensato due volte a mollare una nauseabonda scorreggia al Vaticano. Diverso il caso della Russia, dove gli ortodossi sono riemersi dalle fogne in cui li avevano costretti i comunisti e dettano adesso l'agenda politica a Putin. Il fatto che recentemente in Russia la Duma abbia respinto una proposta di  legge che prevede il carcere per le PDA (public displays of affection) nel caso di coppie omosessuali, e che quel disegno di legge sia stato presentato da due psuedocomunisti non fa differenza: il comunismo, come inteso da quegli idioti, non è altro che una delle due facce della medaglia teocratica.

domenica 10 maggio 2015

Top or bottom? Ancients versus Moderns

The argument that a man into a homosexual relationship must be the top because he’s an active male in a heterosexual relationship can be turned on its head. Perhaps he craves being topped by another man because he doesn’t get that with his wife or girlfriend. One can have relationships with women until he falls with another man who is a stallion. The unavoidable implication of that argument is, however, that 'a real man' should always put an effort in a relationship. The superiority is based not on class but on merit. Compare this with the view of a well-respected free Roman citizen of the I century A.D.  - though  the Romans didn’t have a concept of heterosexuality or homosexuality:

aut si de multis nullus placet exitus, illud
nonnne putas melius, quod tecum pusio dormit?
pusio qui noctu non litigat, exigit a te
nulla iacens illic munuscula nec queritur quod
et lateri parcas nec quantum iussit anheles (Juvenal, VI, .

If none of these exits (different manners of killing oneself as a way of escaping insatiable women) pleases you
wouldn't a lad suit you better? a lad who would share your bed?
who wouldn't wrangle all night, wouldn't ask
little gifts when in bed, and would not complain
that your hips remained idle, that you didn't breath hard as he ordered.  
 

venerdì 27 marzo 2015

More on Italian public bigotry perpetuation

The public outrage sparked by the first all-male kiss aired on one of the RAI channels was in the air. “The country is not ready!” The convenient, neck-saving thing for the bigots to say and their main axiom once again were the same.

Self preservation is what is at stake here. Bigots have only one goal in mind: produce their shit as long as possible and prosper on it. At the expense of everything else. Like Beelzebub they aren’t megalomaniacal as much as manipulative and amoral, but unlike him they do most everything without any great deal of understatement or humor, and consider the territorial and political ‘agenda’ to be just that which is required by pure hatrage. They represent something of a middle ground between statics and dynamics. They can only be analyzed with the help of a formal dichotomy. There is no drug that can tamp down their hallucinations and delusions. They belong to psichiatry, and one should never interfere with psychiatry when only psichiatry has the answer.


giovedì 26 marzo 2015

Gulio Andreotti: The greatest Italian?




It's hard to imagine Andreotti in his early twenties falling in love. He must have seemed neither gay nor straight, a 20-year-old survivor but not a lover.

martedì 24 marzo 2015

Omofobi e ultrascorregge italiane


attenzione, zona scorregge: entra a tuo rischio


 Mentre negli altri paesi la percentuale di omosessuali si aggira attorno al 10 per cento, forse qualcosa in meno, in Italia gli omosessuali maschi sono la maggioranza e superano di gran lunga gli eterosessuali. Ovviamente questa grossa percentuale afferma di essere eterosessuale. Molti, in epoca di social network, non si sono trasformati che in segaroli nascosti dietro un pc: la loro omofobia, come quella dei loro padri e dei loro nonni, non è altro che la rivelazione di questa banale verità. E non hanno mai visto un organo genitale femminile se non in qualche video porno. Nel caso dell'omofobia femminile poi, non si tratta che di fascismo. La donna fascista è forse la cosa più disgustosa in cui una persona luminosa, solare, possa incappare. Che poi l'Italia sia un paese a maggioranza omosessuale lo dimostra il fatto che è l'ultimo rimasto a non avere una legislazione che tuteli le coppie omosessuali e che un semplice bacetto, visto pure da lontano, tra due ragazzini, tra due diciottenni, andato in onda in prima serata in un Posto al sole sta suscitando una repellente fognaria contestazione da parte di omofobe e omofobi, che preferirebbero vedere uno stupro piuttosto che la rappresentazione di un sentimento tenero (l'innamoramento non è altro che la rinnovata richiesta di amore materno: che sia un uomo a innamorarsi o una donna, a prescindere che si sia omosessuali, come la maggior parte degli italiani maschi, o eterosessuali, la minoranza). Sulla caratterizzazione di questa sporca e violenta e vile (fatta di vigliacchi) categoria nazifascistoide, sulla sua autosufficienza e circolarità, vedi quanto ho scritto in sinonimi e definizioni. Funziona come per le scorregge: chi l'ha è quello che dice: non sono stato io.

giovedì 19 febbraio 2015

perché Dio ama gli omosessuali e non ama gli stupidi che parlano in suo nome

Scrive un forumer in un blog sull'ateismo:

"It's amazing how Christian apologists will bend over backwards to justify their beliefs in the face of the atrocities that their faith condones."

Non troppo lontano dal vero. Direi comunque che proprio questo continuo, inquieto, autoreferenziale muoversi a battaglia degli apologisti cristiani, più che risolversi in un cadere col culo per terra ("fare uno sforzo immane pur di ottenere qualcosa", "farsi in quattro", è il senso più tipico di "bend over backwards"), assume, se osservato alla giusta distanza, le cadenze e gli schemi di una rinnovata danza: di una danza ovviamente biblica, una danza delle Sacre Scritture". Si danza per qualcuno, e per ottenere la testa di qualcuno, alla manierà di

domenica 1 febbraio 2015

L'albero della vita e della morte. La fine dei blogger

Clolui che viene considerato il pioniere dei blogger, un certo Andrew Sullivan, avrebbe finalmente "gettato la spugna", avrebbe deciso di considerare chiusa la sua esperienza di blogger. "Voglio tornare a vivere", avrebbe detto.

Il verbo "tornare" implica il desiderio di ritrovarsi in un luogo o in una condizione che abbiamo per un qualche motivo abbandonato. A seguire quindi il suo "ragionamento", c'era un periodo in cui

lunedì 26 gennaio 2015

l'acqua cheta della religione

Tantum religio potuit sudere malorum

che il nostro professore al liceo traduceva in malafede:

la superstizione religiosa sa macchiarsi di così tanti mali

e gli concedo oggi soltanto la correttezza del perfetto gnomico, tradotto giustamente al presente.

Non intendeva Lucrezio la superstizione religiosa: intendeva la religione tout court. Non esiste differenza tra ricezione di massa di un messaggoio scritturistico e scatenamento della superstizione religiosa.

Il Levitico, uno dei testi più violenti dell'Antico Testamento, accettato ancora oggi senza riserve da

lunedì 19 gennaio 2015

il coming out, il pleonasmo e la papera

Se per coming out si intende il dichiarare pubblicamente di esser eomosessuale, allora è tempo perso: il coming out è un pleonasmo, un di più, un qualcosa di non strettamente necessario. Il coming out è figlio della presunzione: il credere che gli altri

venerdì 16 gennaio 2015

i gay impiccati e il Dio della misericordia nei bracci della morte

Viste alcune foto di omosessuali (tutti ragazzi) impiccati in questi ultimi anni in Iran: appesi a quattro o cinque bracci arruginiti di gru da cantiere in un vasto spazio aperto, nel cantiere della costruzione dell'homo religiosus. Sono l'imagine della non compassione umana: non ha importanza che sia di stampo islamico o cristiano (questo pseudo "Islam" è l'immagine esatta di quello che era il Cristinesimo nel medioevo, così come di una stella non si vede che la luce emessa nel passato. Contraddicono, questi orrori (sono esattamente l'opposto), ciò che chi materialmente li ordina e chi li mette in atto non fa che

domenica 26 ottobre 2014

Portare acqua al mulino nero e al mulino arcobaleno

È difficile trovare un prete cattolico o luterano o anabattista o anglicano che non porti sempre e comunque acqua al mulino della rispettiva curia (ma è il loro mestiere), che non faccia giustamente politica pure durante un evento festoso, durante la celebrazione di un matrimonio, quando tutti non aspettano che la fine del comizio per correre al ristorante a ingozzarsi come oche pronte per il foie gras (“siete qui a celebrare il matrimonio che è tra maschio e femmina”, “Dio ha creato il maschio e la femmina” eccetera, non semplicemente tra uomo e donna, come in tempi più recenti con buona pace per tutti ci si era ormai abituati, ma come si diceva una volta, tra maschio e femmina, con la maggiore concretezza della Genesi: a far intendere anche ai sordi - o allo sposo nel caso covasse male intenzioni, e gli venisse in mente, ancor prima di essere sposato, di far indossare alla moglie un pene artificiale, uno strap-on - che l'incontro, in questo senso, deve essere non tra la carota e il bastone ma tra la carota e la cesta); e fa giustamente politica, il prete, perché i vangeli (ma stranamente in quello più teologico di Giovanni la cosa non compare) lo invitano da sempre a restituire a Cesare quel che è di Cesare. Facciamo un ultimo tentativo, via!, sembra dire il prete, poi restituisco a Cesare quel che è di Cesare.

In realtà, modificare anche di poco il linguaggio, cosa sempre auspicabile quando cambia il modo di sentire del mondo, quando cambia l'estetica, non farebbe torto a nessuno: né alla religione (che ha sempre e solo mirato a fare proseliti), né all'industria erotica (che ha interesse a favorire perversioni), e neppure al combattivo, agguerrito mulino gay (che vuole le sue parità): ma anche qui, adeguarsi ai nuovi tempi tornando a quei tempi in cui il linguaggio era più che oggi vicino al vero (non è questa l'epoca della  verità, della scienza?): Cesare – ormai dovrebbe essere noto – s’infilava da ragazzo nel letto del re Nicomede, e nel ruolo di femmina, tanto da meritarsi l’appellativo (che lo divertiva un mondo anche quando era imperator maximus) di regina di Bitina. Dunque perché chi scrisse i vangeli decise effettivamente di non proclamarlo? non rese immediatamente giustizia, non ordinò di restituire a Cesare oltre a tutto anche tutto il resto, tutto il maltolto e anche quindi la famosa cesta di cui andava fiero? perché nessuno ha mai predicato in tutta onestà e verità: restituite a Cesare quel che è di Cesarina?

Per dirla dunque alla greca, nel linguaggio dei vangeli, non

πόδοτε ον τ Καίσαρος Καίσαρι κα τ το Θεο τ Θε

ma

πόδοτε ον τ Καίσαρος Καισαρίνᾳ eccetera.

venerdì 24 ottobre 2014

Leopardi senza Leopardi e la bravura di Martone

È assolutamente patetico (nel senso di commovente) vedere un attore che prima interpreta una figura, un "personaggio" storico e poi va in televisione a dire che almeno quella è la "sua" interpretazione. C’è una tale pochezza di obbiettivi e una tale incapacità di autoanalisi nella odierna globalizzata società multitutto, e la televisione e il cinema hanno fatto un tale calderone e una tale accozzaglia di ogni cosa tra passato presente e futuro, che l’attore arriva a sentirsi nient’altro che onnipotente ("questa almeno è la mia interpretazione!", è il massimo che riescono a dire quando si rendono conto che qualcosa non quadra). Ci si provi a immaginare la propria vita, insignificante quanto possa apparire, e si provi poi a pensare che tra cento anni qualcuno la porterà sulla scena sulla base di qualche nostra lettera o email o di qualche nostro pensierino sulla vita e si misurerà tutta la differenza che ci può essere tra Leopardi e l'interpretazione di Elio Germano, che crede di poterlo finalmente rappresentare a partire dai suoi (di Germano) gesti sempre uguali, che lo fanno riconoscere subito per quello che è, per Elio Germano: la sua mimica facciale, i suoi occhi spaesati e non certo cilestri eccetera, e che si ritrovano in tutti i film nei quali ha “lavorato”. Come se il Leopardi poetico e filosofico, anche a non considerare il colore degli occhi, avesse il volto di Elio Germano.

Ci sarebbe forse voluto Alec Guinness, l’uomo dai mille volti, sempre irriconoscibile: “il più bravo, il più grande”, come scrisse di lui Arbasino alla sua morte. Anzi forse Leopardi avrebbe potuto somigliare per certi versi proprio al professor Marcus/Guinness di Ladykillers: gli ingredienti c’erano tutti: la vecchia signora (Louisa Wilberforce) che andava ammazzata era il padre di Leopardi (Monaldo), il pappagallo era la madre (Adelaide Antici), i componenti del gruppo cameristico, cioè i falsi suonatori, erano i vari mediocri (tra cui il Tommaseo) che l’hanno ostacolato in vita. Inoltre Danny Green, nella parte del tonto al seguito, avrebbe potuto essere l'amico Ranieri, gay velato ante litteram, altro che donnaiolo secondo il film di Martone. E il colpo al furgone portavalori era il tentativo dei suonatori di passare alla storia, serviti poi dal patatrac finale: non a caso il professor Marcus è l’ultimo a morire.  E in alcune scene Marcus appare pure piuttosto seedy, squallido (vedi la scena della cucina, quando cerca di convincere la vecchia a non denunciarli): un pastrano pieno di cimici che lo fa apparire un grandioso down and out.

E così era Leopardi, che amava pochissimo l’acqua, tanto che lo zio fu costretto a essere un tantino brusco in una lettera, invitarlo a lavarsi un po’, a usare ogni tanto il sapone: sporcizia che doveva formare un meraviglioso ossimoro con la bellezza dei suoi occhi, che mostravano nello stesso tempo due precise qualità, non certo lo spaesamentto di Germano: estrema bontà d’animo (gli sporadici attacchi d'irascibilità ne sono un ingrediente) e l'intelligenza divina (così almeno non può non vederlo chiunque abbia avuto la fortuna di leggersi anche poche pagine dello Zibaldone). Non bastano due urli o due incazzature o una scoliosi posticcia per fare Giacomo Leopardi: certe espedienti servono solo, in maniera surrettizia, a farti grande con ciò che non ti appartiene.

giovedì 23 ottobre 2014

vecchiaia potere e sesso in Plutarco

Antonio Bellucci, Rinaldo e Armida

Venendo nel corso della sua opera a considerare la questione se l’uomo politico debba a un certo punto, con l’età, sottrarsi all’attività pubblica, se cioè la vecchiaia possa considerarsi un impedimento di natura all’esercizio dell’azione politica - per il fatto che l'uomo si dedicherebbe con più gusto ad altri piaceri (in primo luogo eros) - Plutarco, che affronta il problema da vecchio, lo esclude. E non solo perché è la vecchiaia a essere semmai di ostacolo a determinati piaceri. La ragione più vera è che l’uomo politico non può mai credere di poter venir meno al suo dovere etico.

Nel suo An seni respublica gerenda sit (se il vecchio debba occuparsi attivamente di politica) si serve, a esemplificazione del suo assunto, di due metafore politiche sicuramente topiche, insistenti, nell’antichità: quella dei marinai e quella di Eracle alla reggia di Onfale. La prima delle due immagini viene normalmente fraintesa: anzi non c'è mi pare traduttore che l’abbia resa correttamente. Il vecchio politico che lascia la vita politica per darsi unicamente ai sensi viene paragonato, da questi traduttori, a quei marinai che lasciano la nave prima ancora di giungere in porto. Basterebbe in realtà il semplice buon senso e un pizzico di intelligenza a indicare qui la giusta strada. Come potrebbero dei marinai abbandonare la nave prima ancora che la nave sia arrivata in porto? con delle scialuppe sulle quali concedersi ai letali riti di Afrodite, con l’aiuto magari di questa o quest’altra sirena accondiscendente? (e le sirene di Ulisse dopotutto potrebbero essere a loro volta nient’altro che una metafora proprio di questo, del sesso nudo e crudo, se l'isola nella quale albergano presuppone comunque il miraggio di un qualche porto, soprattutto trovandosi nei pressi di Scilla e Cariddi).

Dice in realtà e molto semplicemente Plutarco:

οκ οδα ποτέρ δυεν εκόνων ασχρν πρέπειν δόξει μλλον βίος ατο· πότερον
φροδίσια ναύταις γουσι πάντα τν λοιπν δη χρόνον οκ ν λιμένι τν ναν χουσιν λλ' τι πλέουσαν πολείπουσιν (785e)

... non so quale di due vergognose immagini si addica di più alla vita di un uomo simile: se quella di quei marinai che ancora in navigazione trascurano la nave invece di portarla al sicuro in porto e si dedicano per tutto il tempo  agli amori  ...”    

Quindi trascurano (πολείπουσιν), non abbandonano la nave, come viene sempre tradotto – e semmai abbandonano la nave a sé.

Il testo di Plutarco lascia giustamente pochissimo spazio a un tipo di immaginazione onirica (alla base di tanti film horror e di tanta narrativa da quattro soldi) a cui è abituato il lettore e spettatore moderno. Non è possibile osservare una nave che naviga con tutti i suoi marinai a bordo e un attimo dopo trovarla vuota. Dove sarebbero andati a finire tutti quanti? E se pure Plutarco avesse avuto un qualche interesse a distinguere le specie di eros, non avrebbe potuto farlo (φροδίσια), e anche a voler sviluppare ulteriormente una metafora che giustamente è stata appena accennata (la fortunata metafora della nave senza nocchiere) quegli amori sensuali sarebbero al massimo quelli nei quali il marinaio indulge a bordo, senza lasciare la nave: e c’è da immaginarsi prima di tutto con chi e a spese di quale parte del corpo; a meno che non si vogliano ipotizzare sulle navi antiche, triremi o da carico, bordelli con tanto di anziana maitresse, e donne imbarcate al solo scopo di rifocillare la ciurma, così come si imbarcano i viveri e tutto il necessario per la sopravvivenza in mare. D’altronde, se anche qui non c’è in Plutarco evidente ossessione classificatoria – amore omosessuale o eterosessuale – difficilmente una simile metafora risulterebbe incisiva senza una “concreta” esperienza visivo-immaginativa del lettore, lo scrittore che gli fa immaginare la scena, i bagordi, le bevute e la nave abbandonata a se stessa. Che è poi espediente narrativo - l’omissione - tipico di tutti i grandi autori che hanno superato la prova del tempo.

Ciò che invece qui conta è il fatto che questa immagine dell’abbandono del dovere tocchi e sfidi il concetto stesso di virilità al di fuori di un qualsiasi riferimento alla natura dell’amore e in direzione unicamente di un indebolimento dell’animo umano, del carattere maschile (l’amore omosessuale, o meglio l’amore per i ragazzi, non a caso non si trova mai opposto in Plutarco, in nessuna delle sue opere, a quello eterosessuale ma soltanto all’amore coniugale, e quindi al dovere - vedi il De amore e quanto ho scritto su questo; l’abbandono del proprio dovere viene qui identificato semplicemente con ciò che è vergognoso - ἐσχρόν - e tale immagine risulta ulteriormente ampliata e definita dall’altra che segue immediatamente, quella di un Eracle effeminato alla corte di Onfale:

καθάπερ νιοι τν ρακλέα παίζοντες οκ ε γράφουσιν ν μφάλης κροκωτοφόρον νδιδόντα Λυδας θεραπαινίσι ιπίζειν κα παραπλέκειν αυτόν.

“... oppure come ironizzano alcuni con Eracle, quando lo raffigurano nelle loro pitture poco presentabile, impaludato in lussuose vesti gialle e dedito e sottomesso a delle schiave lidie mentre si fa sventagliare e acconciare i capelli” (poco presentabile: traduco così, come il contesto richiede, οκ ε, riferito ovviamente a Eracle, non ai pittori - nelle Vite, nel Parallelo tra Demetrio e Marco Antonio, così come nel Teseo, non c’è nessuna condanna di questi pittori, come vuol far credere per esempio M. Cuvigny nella sua edizione del An Seni).

venerdì 10 ottobre 2014

Codice Hays, Aventino, omosessuali, Cicerone

In realtà le produzioni italiane, soprattutto quelle della Rai, quando ci si mettono sono anche piu bigottamente allettanti di quanto non doveva essere nelle intenzioni del Codice Hays per gli americani. Ed è strano che nessuno ancora abbia parlato di un Codice Vaticano. Così nel melenso e patetico Restauratore, che non so per quale ragione mi ostino a guardare (forse perché mi divertono i piedi piatti di Lando Buzzanca) ancora non si è vista una scena di sesso esplicito (o forse quasi una) ma naturalmente è in avvicinamento una qualche scena di troiaio dentro un commissariato, secondo la nuova estetica delle poliziotte sempre in calore (riuscirà l'agente tal dei tali a conquistare il cuore della collega eccetera).

Quello che invece c'era da aspettarsi, è che viste le direttive del Vaticano, sono stati assolutamente esclusi - e siamo già alla seconda stagione - riferimenti non dico gay ( le lobby gay qui si saranno stracciate, anche loro alla maniera biblica, sicuramente le t-shirt, strappate dal deretano le piume di pavone dei gay pride) ma nemmeno omoerotici, figuriamoci quindi possibili intrecci anche senza che le labbra si sfiorino. Tanto più curiosa questa omissione dell'omosessualità in quanto sono già un paio di puntate che, fatalità, alcuni personaggi che nella trama non hanno nessun rapporto reciproco vegono fatti abitare nella stessa via di Roma, via S. Alberto Magno, all'Aventino - non viene detto nella fiction, ma visto che in passato ho abitato proprio in quella via lo dico con cognizione di luogo; anzi uno di questi personaggi sembra abitare proprio nel palazzo dove abitavo io, quando dalle finestre e dal terrazzo mi godevo la vista dei Palazzi Imperiali del Palatino esattamente di fronte, a venti metri dalla basilica di Santa Sabina e a venti metri dall'ex villa di Nino Manfredi. Curiosa, l'omissione, nel senso che nell'antichità l'Aventino era nota zona di battuage omosessuale, all'ombra o nelle tenebre (madri delle dark room contemporanee) di  boschetti sacri alla più accondiscendente delle dee, Diana, quando i romani si palpavano a vicenda senza pensarci troppo o appiccicarsi un'etichetta in fronte (oggi - e sono parecchi decenni - zona di rimorchio gay è un altro colle, il Campidoglio, i giardini di Montecaprino, le pendici che guardano il Tevere, a due passi da dove si ergeva uno dei templi più intoccabili della romanità, non lontani, giustamente, questi battuage odierni (ma non c'è nemmeno il gusto del paradosso e della trasgressione, è semplice incapacità di fare associazioni) dall'antica via divenuta famosa proprio per il suo nome:

προελθὼν δ' ὁ Κικέρων ἐκάλει τὴν σύγκλητον εἰς τὸ τοῦ Στησίου Διὸς ἱερόν, ὃν Στάτορα Ῥωμαῖοι καλοῦσιν, ἱδρυμένον ἐν ἀρχῇ τῆς ἱερᾶς ὁδοῦ πρὸς τὸ Παλάτιον ἀνιόντων. (Plu. Cic., 16, 3)

Uscito di casa Cicerone convocò il senato nel tempio di Giove Stasio, che i Romani chiamano Statore, costruito all'inizio della via Sacra e visibile a chi sale verso il Palatino).


giovedì 9 ottobre 2014

Peracottalandia e Cicerone



Credo che l’Italia – e i fatti mi danno comunque ragione – debba essere chiamata non Italia ma Peracottalandia: basterebbe soltanto osservare come un ministro dell’Interno si vada improvvisamente a impelagare, in un paese economicamente allo sfascio e allo sbando, nella questione secondaria dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. E nemmeno col livore che uno si aspetterebbe da tale genia di ciceroniani incolti dell’ultima ora. Naturalmente dietro questo ministro che crede di saper parlare italiano solo perché non commette (ma apparentemente) errori grammaticali o sintattici, c’è il blocco monolitico della chiesa cattolica; nessuno d’altronde crede alla buonafede dell’attuale papa, le sue chiacchiere di tolleranza sono appunto chiacchiere, sputate nel momento più basso della credibilità di una confessione religiosa che più che cristiana dovrebbe a rigore chiamarsi paolino-giovannea, cioè bassa teologia allo stato puro (come fa una religione delle masse a presentarsi e ad avere la presunzione di essere compresa con un vangelo come quello di Giovanni: "in principio era il verbo"? o con tutti quegli astrattismi e intellettualismi filosofeggianti di san Paolo? E comunque la tolleranza non la si pratica né la si sbandiera: nel momento in cui ci si definisce tolleranti vuol dire che si è esattamente il contrario.

E capitale di Peracottalandia è Peracottalandia al quadrato, cioè Roma, dove ho avuto la disgrazia di nascere e crescere, e che ancora nel 2014 non si vergogna di avere soltanto due linee di metropolitana su una popolazione di cinque milioni di abitanti.  Cioè la quintessenza giustamente di Peracottalandia, la peracottalandietà – non a caso dopo il 1945 sono approdati in questa città di conformisti, che è ancora oggi una concrezione di burocratico pus fascista, centinaia di migliaia di italiani da ogni altra parte d'Italia. Quindi come dovrebbe chiamarsi la capitale di Peracottalandia?

Sulla questione del pupazzo nella storia italiana ho già detto nel post precedente.