L'uomo e la donna non sono altro che scorregge e rutti. E' per questo che sono attività considerate senza valore: flatus vocis anique. E' il momento di massima coscienza dell'umano:
sed quom cogito, equidem certo idem sum qui semper fui (Sosia, nell'Anfitrione).
Ed è anche per questo che contemplandosi nel suo simile Sosia dice:
certe edepol, quom illum contemplo et formam cognosco meam,
quem ad modum ego sum (saepe in speculum inspexi) nimi' similest [mei
certo, quando lo guardo e riconosco il mio aspetto
proprio come sono io (e mi guardo spesso allo specchio) non c'è niente che è più simile a me
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mercoledì 18 marzo 2015
sabato 8 novembre 2014
il bene della misoginia, teatro antico, monachesimo
E' un peccato che non esista un termine correlativo di misoginia: si sarebbero scoperte le evoluzioni di un mondo parallelo a quello attuale. La donna in effetti non ha mai odiato l'uomo; è l'uomo che al contrario ha sempre odiato la donna senza poterne nello stesso tempo, affrancarsi, fare a meno: impossibile immaginare una qualsiasi casa senza la sua insostituibile presenza, pure nell'epoca ultimissima dei single: la presenza della donna è costante perfino nella casa di un single inveterato: che sia una madre, una fidanzata o una donna sognata: e l'economia (l'amministrazione della casa) è un fatto puramente femminile. Per questa ragione è incomprensibile che le donne si dian oggio tanto da fare per dimostrare di essere più brave degli uomini in politica o negli affari: la cosa dovrebbe andare da sé.
Così d'altronde gia Susarione, nella commedia aracaica, anzi addritttura l'inventore della commedia, secondo il Marmo Pario:
ascoltate o popoli: è Susarione che parla,
il figlio di Filino di Megara, Tripodiscio:
le donne sono un male e tuttavia, concittadini,
è impossibile abitare in una casa senza una donna:
così è un male sia sposarsi che non sposarsi.
[ἀκούετε λεῴ· Σουσαρίων λέγει τάδε,
υἱὸς Φιλίνου Μεγαρόθεν Τριποδίσκιος·
κακὸν γυναῖκες· ἀλλ' ὅμως, ὦ δημόται,
οὐκ ἔστιν οἰκεῖν οἰκίαν ἄνευ κακοῦ.
καὶ γὰρ τὸ γῆμαι καὶ τὸ μὴ γῆμαι κακόν. (fr. 1)]
Ovviamente ci sarebbe da chiedersi che cosa poteva trovarci di tanto comico uno spettatore ateniese in questi versi di Susarione, ma bisogna andare per associazioni, immaginarlo in quel momento col pensiero a ciò che lo aspetta a casa dopo il divertimento: alla moglie in ciabatte che passa da una stanza all'altra e urla e sbatte porte e sportelli: un pubblico che annuisce e sorride all'attore, lo spettatore che dà di gomito allo spettatore vicino.
Una compartecipazione della donna, anche negli affari più tipicamente maschili, risulta in ogni tempo talmente indispensabile che senza il pensiero di un suo costante ausilio non si possono immaginare nemmeno quelle comunità da sempre le più misogine: le comunita monastiche maschili. Impossibile pensare a un monastero cisterciense che non metta al centro di ogni cosa la Madre di Dio: la Madonna ha per i cisterciensi la stessa funzione che hanno le fondamenta di una casa per chi ci abita, e alle quali un tempo (vedi il discorso del muratore nelle Affinità elettive di Goethe alla posa della prima pietra di un pavillon) si dava un valore rituale che nel mondo del puro affarismo (le spaventose e pericolanti insulae della Roma repubblicana e imperiale e anche le grandi speculazioni edilizie dell'Ottocento) non si sa nemmeno se siano cose da alieni. Gli originari monasteri cisterciensi erano d'altra parte dedicati esclusivamente alla Vergine. E non soltanto i cisterciensi. Non è un caso che in tutto il mondo benedettino la giornata si conclude ancora oggi - a parte rare eccezioni - col Salve Regina cantato in fondo a Compieta. E così fanno ancora i domenicani, che anzi furono i primi a introdurre nella liturgia questa antifona della Beata Vergine.
Così d'altronde gia Susarione, nella commedia aracaica, anzi addritttura l'inventore della commedia, secondo il Marmo Pario:
ascoltate o popoli: è Susarione che parla,
il figlio di Filino di Megara, Tripodiscio:
le donne sono un male e tuttavia, concittadini,
è impossibile abitare in una casa senza una donna:
così è un male sia sposarsi che non sposarsi.
[ἀκούετε λεῴ· Σουσαρίων λέγει τάδε,
υἱὸς Φιλίνου Μεγαρόθεν Τριποδίσκιος·
κακὸν γυναῖκες· ἀλλ' ὅμως, ὦ δημόται,
οὐκ ἔστιν οἰκεῖν οἰκίαν ἄνευ κακοῦ.
καὶ γὰρ τὸ γῆμαι καὶ τὸ μὴ γῆμαι κακόν. (fr. 1)]
Ovviamente ci sarebbe da chiedersi che cosa poteva trovarci di tanto comico uno spettatore ateniese in questi versi di Susarione, ma bisogna andare per associazioni, immaginarlo in quel momento col pensiero a ciò che lo aspetta a casa dopo il divertimento: alla moglie in ciabatte che passa da una stanza all'altra e urla e sbatte porte e sportelli: un pubblico che annuisce e sorride all'attore, lo spettatore che dà di gomito allo spettatore vicino.
Una compartecipazione della donna, anche negli affari più tipicamente maschili, risulta in ogni tempo talmente indispensabile che senza il pensiero di un suo costante ausilio non si possono immaginare nemmeno quelle comunità da sempre le più misogine: le comunita monastiche maschili. Impossibile pensare a un monastero cisterciense che non metta al centro di ogni cosa la Madre di Dio: la Madonna ha per i cisterciensi la stessa funzione che hanno le fondamenta di una casa per chi ci abita, e alle quali un tempo (vedi il discorso del muratore nelle Affinità elettive di Goethe alla posa della prima pietra di un pavillon) si dava un valore rituale che nel mondo del puro affarismo (le spaventose e pericolanti insulae della Roma repubblicana e imperiale e anche le grandi speculazioni edilizie dell'Ottocento) non si sa nemmeno se siano cose da alieni. Gli originari monasteri cisterciensi erano d'altra parte dedicati esclusivamente alla Vergine. E non soltanto i cisterciensi. Non è un caso che in tutto il mondo benedettino la giornata si conclude ancora oggi - a parte rare eccezioni - col Salve Regina cantato in fondo a Compieta. E così fanno ancora i domenicani, che anzi furono i primi a introdurre nella liturgia questa antifona della Beata Vergine.
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domenica 26 ottobre 2014
la masturbazione femminile e l'imprendibile
Per quanto ne posso sapere della masturbazione femminile, da quel poco che posso aver capito da approfondimenti diretti o indiretti, l'unica cosa che mi viene in mente quando ci penso è che per la donna - almeno nelle modalità esteriori - non dovrebbe essere un'esperienza molto differente da quella di un uomo che ce l'abbia così piccolo che gli è assolutamente impossibile usare tutta la mano, e deve limitarsi a usare un paio di dita. Ma di quest'ultimo caso non ho praticamente esperienza e posso soltanto immaginare. Così come, a differenza della masturbazione maschile (per cui vedi quanto ho scritto in proposito) e nonostante tutti i discorsi "scientifici" sull'intersessualità, posso anche qui solo immaginare che cosa alla donna frulli in quel momento per la testa, quali immagini degne di un Arcimboldo riesca a mettere insieme per ottenere il quadro liberatorio dell'orgasmo. Insomma per un uomo la masturbazione femminile, checché ne dicano i soliti saccenti, credo si approssimi al concetto di imprendibile.
mercoledì 24 settembre 2014
Le donne in carriera e il computer
Oltre ai tanti meriti che si possono attribuire all'invenzione del computer c'è il fatto che per molte donne in carriera è stata una vera liberazione: liberazione di spazio. Potendo eliminare carte di ogni tipo e mettere tutto in memoria, i cassetti e gli scaffali possono adesso essere riempiti e occupati da mascara, ombretto, rossetti, smalto per le unghie, pennelli, fard e fontotinta, eyeliner, lucidalabbra, base occhi pre trucco fissante uniformante, creme emollienti, profumi eccetera, per non parlare dei pupazzetti di peluche e dei vasetti di fiori sulla scrivania, sui davanzali interni eccetera
martedì 23 settembre 2014
invidia femminile e stravaccamento
Chiedevo a una mia anziana zia se mio cognato, che nonostante la differenza di età prova sempre un grande piacere quando può andare a trovarla e a intrattenersi una mezzora con lei, fosse passato recentemente a portarle dei dolci che le avevo fatto comprare. La risposta di questa mia zia è stata lapidaria: "io non ricevo giovanotti!" (a parte i nipoti o pronipoti diretti, dovrei dire). Mettiamoci anche un po' di demenza senile, ma questo era il suo tratto più tipico anche da ragazza, da quello che mi raccontano, non differente da quello di altre donne di quella generazione.
E sarà per questo che tantissime donne di quella generazione, che erano bambine durante la guerra, conservano quel fascino che le ragazze di oggi, con tutta la freschezza della loro pelle tatuata, illividita, si sognano. Figuriamoci poi le donne in carriera, sempre pronte a farsi la guerra reciprocamente e per loro stessa ammissione: o per il maschio di turno o per agguantare quel "potere maschio" di cui mai come oggi la donna è stata invidiosa.
E sarà per questo che tantissime donne di quella generazione, che erano bambine durante la guerra, conservano quel fascino che le ragazze di oggi, con tutta la freschezza della loro pelle tatuata, illividita, si sognano. Figuriamoci poi le donne in carriera, sempre pronte a farsi la guerra reciprocamente e per loro stessa ammissione: o per il maschio di turno o per agguantare quel "potere maschio" di cui mai come oggi la donna è stata invidiosa.
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