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mercoledì 15 aprile 2015

On the circularity of racism

Whenever I see the top of Calderoli's head on television –  this atlas and epitome of Italian stupidity - I can’t help but think of a real bowl of shit. His head  also makes me think of an urn containing its own remains.  I can’t imagine him riling up an audience but it shouldn’t be too difficult for his followers to wash out this urn into the sink. It would serve very well for their homemade racist freak feculence.

giovedì 9 aprile 2015

On Bullshit

I realize that ‘normal’ people’s irrational spouting of idiosyncratic bullshit is borne from their – hu-hem - intellectual and social issues, and I also realize that they probably cannot understand the flaws in their contentions, but my best advice would be for them to take the time to enlighten themselves.

domenica 29 marzo 2015

Un regalo agli amici omosessuali italiani. Emmerdale vs Un posto al sole

Non ho più molta voglia di scrivere in italiano. In fondo chi me lo fa fare quando da bilingue e non essendomi mai sentito veramente italiano (salvo essere nato a Roma) ma cresciuto come inglese potrei tranquillamente abiurare in toto il sistema del "sì"? Ma a quei poveri amici italiani i cui uccelli battono per i corvi, e ai quali ho sempre cercato di far capire come sia meglio dedicarsi alla passera - non perché sia necessariamente più appetibile ma perché meno frustrante in termini di aspettazioni di rappresentazione nelle produzioni televisive e cinematiche, a quei poveri amici italiani omosessuali, che si trovano a sopportare l'agenda politca di una banda tra l'altro minoritaria di bigotti, che contesta e boicotta un bacettino di due adolescenti mostrato pure da lontano, nel pappone preserale di Un posto al sole, andrebbe fatto un regalo: un clip di baci tra due veri corvi (immagine di ciò che è veramente maschio, l'insopprimibile accento delle Dales) in un'analogo pappone preserale britannico, Emmerdale. Di modo che loro, questi ottimi amici omosessuali italiani, possano fnalmente dire a tutti quegli omofobi e omofobe, cioè a tutti quegli omosessuali nel più profondo e a tutte quelle fasciste a cui piace essere picchiate da mariti omofobi": così va il resto del mondo, così ticchetta il resto del pianeta, il pianeta che conta, alla faccia vostra, delle vostre Antonelle Clerici e di tutto il carrozzone provincialcattoidiotafascista.






What makes the perfect murder perfect is its illogicity

If you plot to commit the perfect murder you know that any possible association between it you and the victim would make the murder not perfect, which means that the only living person who knows who committed the perfect murder is you. But this makes the perfect murder imperfect since you have established a connection between you and the victim.


venerdì 27 marzo 2015

'Now bugger off''. On Italian bigotry.

It's funny how a few petty bigots have a whole country on tenterhooks. They just cannot leave their noses out of things. There's a bigger world out there and their little narrow view on how it should work is getting in the way of the big picture. The country must be sick of their games but I think it puts up with it because it’s gradually understanding how deep stupidity runs through. Besides, the non-bigots are in their own bubble at the moment to even think about anyone's lack of integrity but their own. No sign that they will shut these bigots down epically. No hope that this disgusting television scrutiny of a bunch of sectarians ends soon because nobody really wants them to bugger off.

giovedì 26 marzo 2015

I don't mind a potty mouth

I don't mind a potty mouth as much as filthy Italian politicians. The whole thing with Italian politics is that foul-mouthed politicians are used to kinda being in control and with stupid foul-mouthed people (the public) there is this push and pull with them and that’s what attracts them to each other.


martedì 3 febbraio 2015

il colore della strizza e il verme infinito

Fascisti e nazisti nel nord Italia stanno riemergendo dalle fogne anzi dalle fognature (si adatta meglio al contesto asettico dei nostro giorni). Ci si aspetterebbe un colore più prossimo al marrone, invece è il verde a dominare, il colore della strizza, e dell'invidia.

Basterebbe questo a mostrare, se solo ce ne fosse bisogno, come la nozione di progresso (l'allontanarsi dell'individuo da uno stato vermicolare) sia sempre stato in ogni tempo un mito. Non "polvere sei e polvere ritornerai" ma "verme eri e verme sei rimasto".

giovedì 8 gennaio 2015

Matite in aria distintivo per terra

Tutti alzano le matite in segno di cordoglio, di lutto, per il folle massacro all'interno del settimanale satirico francese. Il problema è che sono stati uccisi anche due poliziotti, ma nessuno alza, che so, la riproduzione di un distintivo di polizia, e nessuno dice: "siamo tutti Ahmed" (il poliziotto freddato sul marciapiede). Ma è sempre così, la manovalenza resta manovalanza.

La stessa cosa quando uccisero Falcone e Borsellino. Sì, si è parlato degli uomini della scorta, ma l'eroe è sempre colui che "pensa". La manovalazna, si sa, è manovalanza, inoltre i poliziotti usano poco la matita.

In molti siti hanno mostrato alcune delle vignette sull'Islam pubblicate da Charlie Hebdo. Una in particolare, su Maometto, era di una provocazione (più che irriverenza) sconcertante: non oso nemmeno descriverla, ma si parla, a proposito del Corano, di escrementi (che si accetti o meno il gioco sul termine che i francesi usano anche in senso figurato, la stessa cosa che fanno gli inglesi e i tedeschi); e almeno in questo caso si è giocato però in maniera altrettanto folle, con un mondo, quello integralista, che non ha mai ragionato, che non ha mai voluto sentire ragioni, e che è accecato da un ideologia di morte più che dai comandamenti di Dio e del Corano. E non oso neanche immaginare la reazione dei cattolici (e non solo integralisti) se il crocifisso in una vignetta venisse paragonato a qualcosa di simile. Da noi non si sarebbero usate le armi, ma il matto lo trovi sempre. Così, quanto affermato da un columnist del Finacial Times (comportamento stupido) non credo sia tanto campato in aria. Salvo che lo chiamerei comportamento leggero suggerito da un'idea molto particolare della libertà di espressione: un sentimento di onnipotenza, cosa tipica di tutto il giornalismo.


sabato 18 ottobre 2014

Il soldo di cacio

Io non do un soldo di cacio alle seguenti categorie di persone:

primi ministri
politici di qualsiasi schieramento
attori famosi e meno famosi
cantanti
comici
registi
artisti
professori universitari
intellettuali
critici
scrittori che vanno per la maggiore e che un giorno andranno anche meno che per la minore
giornalisti impegnati e meno impegnati
calciatori
economisti
scienziati
medici

e in generale non do un soldo di cacio a chiunque è conosciuto tramite quel ridicolo oggetto che è la televisione, e a chi in televisione risiede in pianta stabile.

E in generale non do un soldo di cacio a


maleducati
presuntuosi
ricchi e arricchiti
fascisti della prima e dell'ultima ora
comunisti in carriera politica
cattolici convinti
preti
borghesi
piccolo borghesi
falsi maschi
donne aggressive e in carriera
femministe
veline
invidiosi e invidiose
stupidi perenni


Apprezzo invece:

disoccupati
contadini e contadine
metalmeccanici e operai e operaie in generale
donne di servizio
aristocratici con notevole senso dell'umano
sognatori
bambini Down
donne energiche e dolci nello stesso tempo e con notevole spirito materno
lesbiche che non odiano gli uomini
uomini che non sanno di avere talento
ragazzi e ragazze che sanno sorridere

domenica 12 ottobre 2014

L'esondazione a Genova, la stupidità umana e i francesi

Quello che è successo a Genova in questi giorni può significare due cose: o che contro le forze della natura non si può fare niente oppure che l'umanità è sempre più vittima della sua stupidità.

Il problema non è l'aver stabilito, come vuole Wittgenstein, che se la gente non facesse cose stupide niente di intelligente verrebbe mai fatto: la questione è il saper calcolare la percentuale di cose stupide e di cose intelligenti che vengono ogni giorno dette e fatte. Se infatti le cose stupide fossero in misura minore di quelle intelligenti l'intelligenza prenderebbe facilmente il sopravvento fino ad annullare completamente la stupidità. E' vero quindi il contrario. L'umanità è condannata alla stupidità senza possibilità di resto. I francesi, sempre superiori agli altri in questo genere di calcoli e discussioni, hanno trovato brillantemente, per indicare la stupidità, il termine che più le si addice da un punto di vista umano: bêtise, comportamento o pensiero da bestia. Basterebbe farsi, credo, un giretto nel Larousse, o nel Littré. La bêtise è prima di tutto la più grande delle cose immense:

L'"idozia" umana è un abisso senza fondo, e l'oceano che vedo dalla finestra mi pare in confronto ben piccola cosa

(La bêtise humaine est un gouffre sans fond, et l'océan que j'aperçois de ma fenêtre me paraît bien petit à côté [Flaubert, Correspondence, 1875 - e credo, se non ricordo male, che si tratti di una lettera al suo amico Edmond Laporte, che lo aiutava in tutto, forse anche ad andare di corpo, e che Flaubert affezionatamente chiamava la sua soeur de charité - la sua Dama di san Vincenzo, quando non lo chiamava direttamente El Bab, traduzione araba di Laporte].

 Ma incalcolabile è pure il numero di sciocchezze che albergano perfino nei pensieri di una persona intelligente:

Le nombre de bêtises qu'une personne intelligente peut dire dans une journée n'est pas croyable (Gide, Journal, 1940).

(Il numero di sciocchezze che una persona intelligente è in grado di dire in una giornata è incredibile).

Nel Diario dei Goncourt si era più realistici riguardo alle dimensioni, meno visionari di Flaubert: la si connette, la stupidità, a un'idea di possesso, al costruire (giustamente in quegli anni a Parigi si costruiva molto: tutto veniva raso al suolo per lasciar spazio ai grandi boulevards delle moderne democrazie):

Il y entre de prétendues idées fortes, qui font dire aux plus intelligents des bêtises grosses comme des maisons (E. et J. de Goncourt, Journal,1871).

(Entrano [nel cervello] delle idee a cui si dà il titolo di "idee superiori" che fanno dire ai più intelligenti delle stupidità grosse come delle case). 

Ma per gli intellettuali, per i politici che sembrano sempre saper parlare, articolare i loro pensieri come se fossero appena usciti dalla stanza della maestrina, così come per la maggiornaza disarticolata sempre pronta a bersi tutto ciò che lo sciocchezzaio della politica mondiale produce e offre nessuno forse meglio di Rabelais, col suo bel francese del Cinquecento, con la sua contorta grafia, cadrebbe a proposito:

Je ne sçay quoy premier en lui je doibve admirer, ou son oultre cuydance ou sa besterye (Gargantua, 1, 9)

(Non so che cosa posso ammirare di più in lui, se la sua presunzione o la sua idiozia).




sabato 12 luglio 2014

L'invidia e la stupidità. Il politicamente idiota

L'invidia è quella del pene, dell'organo genitale maschile, di cui sono invidiose le donne. Ma non tutte, che sarebbe un dramma. A molte, alla maggioranza delle donne, il pene sta bene dove sta e se ne delizia. Le invidiose sono invece, è un fatto conosciuto, le femministe, che non hanno mai saputo né voluto ammettere la bancarotta delle ideologie su cui