Follia dell'iperbato, come in questo verso di un frammento del nono libro dell'Antologia Greca:
πορφυρέᾐ δ᾽ ἀνέκοπτες ὕδωρ πεπιεσμένον αἰδοῖ
dove si parla della vergogna pupurea dell'Alfeo, che si trattiene dal coricarsi nel letto di Aretusa per non imbrattarlo di sangue.
Vera e propria schizofrenia stilistica, mente scissa, divisa, separata, dissociata. Mi divertivo, da studente, a prendere in giro qualche presuntuoso, qualche professore, qualche italianista (la maggior parte degli italianisti non conosce il greco, hanno misere nozioni dal liceo, non riescono a capirci niente se non hanno il testo a fronte). Dicevo, ad esempio, schizzzofrenia, alla romana, schizo che suonava come schizzo, cacatella di conoscenza, e mi facevano immancabilmente osservare che siccome era greco andava pronunciato schizo, con una sola zeta e per di più sonora, e allora rispondevo qualcosa nel greco della fine del sesto secolo, continuavo la conversazione come se fossi nell'agorà di Atene, e il povero professore arrossiva, come l'Alfeo, perché lo pronunciavo pure come nel greco bizantino, che era la vera pronuncia del greco dei tempi di Erodoto e Tucidide e Platone eccetera.
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domenica 3 maggio 2015
giovedì 16 aprile 2015
A history of humanity through the higly coloured lens of hyperbaton (conflicts between logical and rhetorical precedence)
Much of the effectiveness of Greek prose depends
upon a non-logical
development of the thought. A bare logical
development would kill the effect (“striking colours, placed side by side, kill
each other” – Denniston). This is quite obvious in a reading of any Greek text.
Hyperbaton is what strikes most. Whenever a word refuses to wait it will either
press to the fore taking its turn in the logical development or be placed late by
dislocation of natural order.
Ἀλλὰ καὶ τοῦτο ἐὰν ὁμολογῶμεν (Plat., Prot., 360a)
(but that too if we admit)
Ἀλλὰ καὶ τοῦτο ἐὰν ὁμολογῶμεν (Plat., Prot., 360a)
(but that too if we admit)
instead of
Ἀλλὰ ἐὰν ὁμολογῶμεν καὶ τοῦτο
(but if we admit that too).
Τρέφεται δέ, ὦ Σώκρατες, ψυχὴ τίνι; (Prot., 313c)
Ἀλλὰ ἐὰν ὁμολογῶμεν καὶ τοῦτο
(but if we admit that too).
Τρέφεται δέ, ὦ Σώκρατες, ψυχὴ τίνι; (Prot., 313c)
(nourished, Socrates, is a soul with what?)
instead of
ψυχὴ δὲ, τίνι τρέφεται, ὦ Σώκρατες;
(with what, Socrates, is a soul nourished?)
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