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martedì 11 novembre 2014

successo e arte concettuale

Difficilmente il mondo potrebbe mettersi d'accordo su ciò che meritato e ciò che non lo è: anche e sopratutto in ambito letterario. Molto dipenderà dal punto di vista e dalla fortuna, dall'incontro fortuito, oltre che dalla lungimiranza e bravura tecnica se si mira a un successo postumo. Così Eupoli - grande avversarrio del "calvo", di Aristofane - nel noto frammento dei Battezzatori, che sicuramente scrisse contro Alcibiade, coi due interlocutori che pesano con le rispettive bilance il bene e il male e che fa pensare proprio ai due commediografi alle prese con le loro perenni accuse reciproche di plagio:

ἀνόσια πάσχω ταῦτα ναὶ μὰ τὰς Νύμφας.
πολλοῦ μὲν οὖν δίκαια ναὶ μὰ τὰς κράμβας.

Soffro l'indicibile per tutte le ninfe!
E molto giustamente per tutti i cavoli!

In realtà basterebbe poco ad ottenere celebrità: nessuno sforzo, nessuna tensione tecnica, nessun talento: servirebbe qualcuno che ci introduca nei posti giusti.

E mi ricordo una volta andai a trovare un amico che faceva il portiere in un condominio dove abitava un famoso cantante. Mi disse: "vieni, ti faccio vedere la casa". Mi fece vedere tutto: il grande salone, l'immenso pianoforte a coda, la collezione di ceramiche eccetera. Alla fine mi portò anche in camera da letto. Entrai nel bagno padronale (un comune bagno, a parte il doppio lavandino). Mi sedetti sulla tazza (ovviamente senza tirarmi giù i pantaloni) e dissi: "questa si potrebbe intitolare: successo!"
  

martedì 20 agosto 2013

Rigore, quel grande sconosciuto. Arte letteratura teatro



Pablo Piccasso, genio rigoroso del disegno
                                       

Ripa autem ita recte definietur id, quod flumen continet naturalem rigorem cursus sui tenens …

Sponda si definirà giustamente ciò che racchiude un fiume che conserva la naturale impostazione del suo corso …

Traduco con impostazione (più che con l'errato linea retta, che mi è capitato sicuramente di vedere) il latino rigor, utilizzato in questo frammento del Digesto di Giustiniano per definire il concetto di sponda di un fiume. E' uno dei pochi luoghi che conosco in cui rigor - che significa per lo più rigidezza in senso tecnico gia a partire da Lucrezio (dell’oro, della pietra, del ferro) ma anche inflessibilità sul piano morale (Tacito) - è inteso in un senso più vicino all’italiano rigore quando si intende l’esecuzione di un’opera, di un lavoro, la preparazione di una performance.

mercoledì 14 agosto 2013

La persistenza della memoria: Dalì, Lorca e Neruda




La persistenza della memoria - New York - Museum of Modern Art


Non so se sia veramente un errore confondere esistenza anagrafica e esistenza produttiva di un artista. Se così fosse, se fossero possibili tali accostamenti, bisognerebbe allora reprimere, davanti a una piccola grandiosa tela che letteralmente lascia abbagliati

domenica 19 maggio 2013

thriller e filosofia




Una mia anziana amica che ha la passione dell’approccio fenomenologico alle opere d’arte, un giorno che era a Firenze dentro Santa Maria Novella a osservare non mi ricordo quale affresco - forse la Trinità di Masaccio - si trova improvvisamente accanto una coppia di sposini: lui con la guida aperta tra le mani a leggere alla sua dolce metà la descrizione di quello che hanno davanti, lei a fissare annoiata il pavimento. La cosa va avanti per un po', "la descrizione era lunga, con nomi e date". La mia amica sopporta virtuosamente quel flusso inesauribile di parole, poi perde la concentrazione, alla fine inferocita strappa il libro dalle mani del ragazzo, lo chiude e intima, indicando l'opera, di guardare: “guardi! … guardi!”



L’approccio fenomenologico alle cose, se ho ben capito la spiegazione che mi è stata data, dovrebbe consistere nel porsi davanti a un qualsiasi oggetto e lasciare che l’oggetto ci parli. E un paio di giorni fa, visitando il museo di Palazzo Massimo alle Terme a Roma e mettendomi vicinissimo di fronte al busto di un auriga, fissando quel viso così realistico e soprattutto gli occhi e la bocca, che stavo quasi per baciare, sono dovuto indietreggiare sgomento, tanta era la potenza e il disprezzo che lo sguardo e le labbra esprimevano. Che quella mia amica filosofa abbia ragione lei? sarà per questo che Michelangelo, secondo il noto aneddoto, avrebbe detto al suo Mosè, subito dopo averlo terminato, quelle famose parole, così taglienti e così rabbiose?