Scrive un forumer in un blog sull'ateismo:
"It's amazing how Christian apologists will bend over backwards to justify their beliefs in the face of the atrocities that their faith condones."
Non troppo lontano dal vero. Direi comunque che proprio questo continuo, inquieto, autoreferenziale muoversi a battaglia degli apologisti cristiani, più che risolversi in un cadere col culo per terra ("fare uno sforzo immane pur di ottenere qualcosa", "farsi in quattro", è il senso più tipico di "bend over backwards"), assume, se osservato alla giusta distanza, le cadenze e gli schemi di una rinnovata danza: di una danza ovviamente biblica, una danza delle Sacre Scritture". Si danza per qualcuno, e per ottenere la testa di qualcuno, alla manierà di
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giovedì 19 febbraio 2015
venerdì 24 ottobre 2014
l'abbassarsi cristiano e il restare in piedi pagano
La differenza tra i modi della libera religiosità pagana e quelli del più vincolante mondo cristiano potrebbe essere avvertita nel semplice accostamento di due testi
lontanissimi nel tempo (ma si potrebbe prendere anche un testo cristiano dell'antichità, una lettera di san Paolo), uno francese e l’altro latino, in entrambi i casi viene usato uno stesso verbo (abiiciere/abjecter):
Or en Jesus nul
au vray ne se fie,
sinon celui qui
sous son bras puissant
en tous endroits
s’abjecte et humilie (Clément Marot, Opusc., I)
Adesso nessuno ha fede in Gesù
se non colui che sotto il suo braccio potente
in ogni luogo si abbassa e umilia
e
Sic te ipse
abiicies atque prosternes ut nihil inter te atque quadrupedem aliquem putes
interesse? (Cic., Paradoxa stoicorum, 14)
E ti abbasserai e prosternerai a tal punto da mostrare che tra te un quadrupede non vi è nessuna differenza?
Entrambi gli esempi riportati nell’Archeologie française del Pougens, un testo tra l’altro ampiamente
rastrellato da Leopardi, che lo cita spesso nello Ziba.
I versi da vaudeville del buon Marot, del libertino Marot, soltanto apparentemente inconcludenti e
tautologici, indicano in effetti (è un po' il senso del loro sottilissimo e quasi invisibile sarcasmo - non aveva altri strumenti per non finire come De Sade sempre e nuovamente in galera), che il gesto religioso deve avere per alcuni lo stesso
valore dell’abito religioso: un valore di continua testimonianza: un gesto di apparente umiltà, di vicinanza alla terra, quindi in effetti non per restarci (vedi quanto ho scritto nell'Inganno dell'ascesi e dell'invocazione delle sacerdotesse di Dodona).
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giovedì 9 ottobre 2014
Peracottalandia e Cicerone
Credo che l’Italia – e i fatti mi danno comunque
ragione – debba essere chiamata non Italia ma Peracottalandia: basterebbe soltanto osservare come un ministro dell’Interno
si vada improvvisamente a impelagare, in un
paese economicamente allo sfascio e allo sbando, nella questione secondaria dei matrimoni tra persone dello stesso
sesso. E nemmeno col livore che uno si aspetterebbe da tale genia di
ciceroniani incolti dell’ultima ora. Naturalmente dietro questo ministro che
crede di saper parlare italiano solo perché non commette (ma apparentemente) errori
grammaticali o sintattici, c’è il blocco monolitico della chiesa cattolica; nessuno d’altronde crede alla
buonafede dell’attuale papa, le sue chiacchiere di tolleranza sono appunto
chiacchiere, sputate nel momento più basso della credibilità di una confessione
religiosa che più che cristiana dovrebbe a rigore chiamarsi paolino-giovannea,
cioè bassa teologia allo stato puro (come fa una religione delle masse a presentarsi e ad avere la presunzione di essere compresa con un vangelo come quello di Giovanni: "in principio era il verbo"? o con tutti quegli astrattismi e intellettualismi filosofeggianti di san Paolo? E comunque la tolleranza non la si pratica né la si sbandiera: nel momento in cui ci si definisce tolleranti vuol dire che si è esattamente il contrario.
E capitale di Peracottalandia è Peracottalandia al
quadrato, cioè Roma, dove ho avuto la disgrazia di nascere e crescere, e che ancora
nel 2014 non si vergogna di avere soltanto due linee di metropolitana su una
popolazione di cinque milioni di abitanti.
Cioè la quintessenza giustamente di Peracottalandia, la peracottalandietà – non a caso dopo
il 1945 sono approdati in questa città di conformisti, che è ancora oggi una concrezione di
burocratico pus fascista, centinaia di
migliaia di italiani da ogni altra parte d'Italia. Quindi come dovrebbe chiamarsi la
capitale di Peracottalandia?
Sulla questione del pupazzo nella storia italiana ho
già detto nel post precedente.
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mercoledì 14 agosto 2013
Eurialo e Niso: omosessualità in Plutarco, Virgilio e Leopardi
![]() |
| J.B. Roman, Eurialo e Niso (Louvre) - foto Jastrow - Wikipedia |
τὴν μὲν πρὸς ἄρρεν´ ἄρρενος ὁμιλίαν, μᾶλλον δ´ ἀκρασίαν καὶ ἐπιπήδησιν, εἴποι τις ἂν ἐννοήσας
Traduco quasi letteralmente questo passo che si trova verso la fine dell’Amatorius, o Erotikós, il dialogo sull'amore che Plutarco scrisse agli inizi dell’era cristiana e di cui ho già accennato altrove:
del rapporto
sessuale di un maschio con un altro maschio,
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