Visualizzazione post con etichetta Chionide comico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Chionide comico. Mostra tutti i post

domenica 21 dicembre 2014

la rondine e il ballo di san Vito dell'umanità


L’umanità in fondo non fa altro che passare da un'incertezza all'altra, saltare da un giorno all’altro, in attesa di qualcosa di felice che non sembra mai arrivare. E che non arriva perché non si smette mai di saltare, di occupare un luogo sempre differente. Così mai più a proposito potrebbe essere citato quel verso riportato dallo scoliasta di Platone:

'Οπηνίκ' ἄτθ' υμεῖς κοπιᾶτ' ρχούμενοι …

Quando alla fine sarete stanchi di saltare ...

aggiunto a sua volta al verso comunemente attributo a Chionide comico:

Πυθοῦ χελιδὼν πηνίκ' ττα φαίνεται

Infòrmati quando in qualche modo arriva la rondine.

Un proverbio in realtà variamente inteso nell'antichità: sia perché la rondine, come l'usignolo, ha un verso lamentoso e sembra soltanto portare guai, sia perché in effetti annuncia la primavera. Sempre che non si riferisca, il proverbio, a un certo Chelidone (rondine), telogo e indovino, come avrebbe detto Mnasea di Patrasso nel suo Periplo, secondo quanto riporta Fozio nel suo lessico.

lunedì 10 novembre 2014

"figli cambiali" e il teatro antico

Si dice che i figli sono come cambiali. Le cambiali si usano poco, oggi, ma il senso resta. E tutta la storia dell'umanità occidentale apparirà costellata di padri che si lamentano dei figli: dei figli che non hanno pensieri, che dormono i proverbiali sette sonni e che poltriscono a letto fino a tardi - e almeno il sabato e la domenica le cose ancora oggi non vanno diversamente che nell'antichità .

Così in Chionide - secondo Aristotele uno degli iniziatori della commedia attica - un padre porta come buon esempio al figlio tutti quegli altri ragazzi che corrono ad arruolarsi: 

πολλοὺς ἐγᾦδα κοὐ κατὰ σὲ νεανίας 
φρουροῦντας ἀτεχνῶς κἀν σάμακι κοιμωμένους. (fr. 1)

ne conosco di ragazzi che al contrario di te 
fanno semplicemente buona guardia e che come letto hanno una stuoia. 

E così ancora Aristofane una sessantina d'anni dopo, nel grandioso inizio delle Nuvole: Strepsiade che si sveglia spesso la notte col pensiero dei debiti, mentre il figlio, nella stessa stanza, dorme tranquillo, e sogna e parla nel sonno di cavalli e corse, sogna lo stadio:

ἀλλ΄ οὐδ΄ χρηστὸς οὑτοσὶ νεανίας
ἐγείρεται τῆς νυκτός͵ ἀλλὰ πέρδεται
ἐν πέντε σισύραις ἐγκεκορδυλημένος. (8-10) 

ma nemmeno questo santarello di mio figlio
si sveglia la notte e anzi non fa che scorreggiare
tutto avvolto in cinque coperte di lana. 

Non alcune coperte ma cinque: interessato com'è giustamente al borsellino, ai conti di casa.

Come il topos della misoginia - per cui vedi quanto ho scritto sul punto - anche questo dei padri che si lamentano dei figli e nello stesso tempo cercano di tenerseli buoni doveva suscitare in teatro il riso a partire da una situazione che lo spettatore conosceva in famiglia, e da un ben congeniato contrasto di ruoli sulla scena. In effetti Fidippide (con un nome del genere "messogli dalla madre" avrebbe potuto amare soltanto i costosi cavalli) a un certo punto si sveglia anche lui e rimbrotta il padre che non lo lascia dormire. Molto, ovviamente, come sempre, era dovuto all'abilità degli attori.