sabato 31 gennaio 2015

quot linguae tot universa. Ambiguità e metafora

Sentito al ristorante cinese un israeliano che parlava in ebraico. Ha usato a un certo punto la parola tachanà. Il contesto mi ha fatto intendere che voleva dire fermata. Ma avrei potuto anche vederci, se avessi conosciuto un po' meno l'ebraico o se la parola fosse stata usata in un altro contesto, avrei potuto intendere anche mulino. Niente di più differente di un mulino da una fermata, nessuno immagina mai un mulino fermo, se non

mercoledì 28 gennaio 2015

la blogger cristiana e l'ipocrisia. il burqa mancato


 Una blogger cristiana (mi pare di aver capito che vive in America) ha "dichiarato", a un mondo in spasmodica attesa delle sue perle di saggezza, che non indosserà mai più i leggins ... Farebbero venire cattivi pensieri agli uomini. Ha chiesto consiglio al marito, che la "ama" e la "rispetta", e il marito le ha confermato che

martedì 27 gennaio 2015

dove la luna è maschile: un attributo di Śiva e le lingue germaniche




 सिद्धिः साध्ये सताम् अस्तु प्रसादात् तस्य धूर्जटेः /
जाह्नवीफेनलेखेव यन्मूर्ध्नि शशिनः कला //

Che la riuscita, nel perfezionamento dei buoni, sia un segno del favore di quel Dhurjati (Siva)
sulla cui testa è - simile a uno schiumoso spicchio del Gange - la sedicesima parte della luna

Passo iniziale dell'Hitopadesa comunemente frainteso. Il locativo साध्ये - sādhye (nel perfezionamento, per il perfezionamento) - non può che riferirsi al termine che segue, ai buoni: non avrebbe nessun senso intenderlo

lunedì 26 gennaio 2015

l'acqua cheta della religione

Tantum religio potuit sudere malorum

che il nostro professore al liceo traduceva in malafede:

la superstizione religiosa sa macchiarsi di così tanti mali

e gli concedo oggi soltanto la correttezza del perfetto gnomico, tradotto giustamente al presente.

Non intendeva Lucrezio la superstizione religiosa: intendeva la religione tout court. Non esiste differenza tra ricezione di massa di un messaggoio scritturistico e scatenamento della superstizione religiosa.

Il Levitico, uno dei testi più violenti dell'Antico Testamento, accettato ancora oggi senza riserve da

il male e il bene della dislessia

L'essere da sempre dislessico in fondo mi ha dato un male e un bene: l'aver dovuto

giovedì 22 gennaio 2015

misericordia contro bontà. doppiezza e inganno

אחת ׀ דבר אלהים שתים־זו שמעתי 

una volta Dio ha parlato, queste due cose io ho sentito

Una volta nel senso teologico del Verbo, interpreta sant'Agostino (sup. ps. 61): Dio parla attraverso il Verbo e il Verbo è unico, è unigenito, unico generato, ciò che non impedisce che in questo flusso unitario ci si possa percepire tutto. E questo a partire dal duplice: da ciò che segue l'unità, o è prossimo all'unità.

L'interpretazione di Agostino, secondo il Verbo, è evidentemente forzata: ed è debitrice alla teologia sapienziale e giovannea. E tuttavia che Dio parli una sola volta (che l'abbia fatto all'inizio dei tempi o anche prima) è comprensibile, e discende dalla

martedì 20 gennaio 2015

gli efebi massacrati a Mosul

Un regime che uccide i propri figli è un regime suicida, la cosa parla da sé.

E' sempre meglio leggere queste notizie in una lingua che più di altre ti fa pensare nel modo giusto (che sarebbe un pleonasmo) che ti fa pensare e basta. Così la notizia dei

Charlie Hebdo e le false Cassandre

Titola Spiegel on line:

Islam, Rechtsextreme, die Krise Frankreichs: Bei seinem ersten großen öffentlichen Auftritt nach den Terroranschlägen in Paris ist Michel Houellebecq als Weltendeuter gefragt - doch er zündet sich lieber eine an.

Ecco chi sono considerati gli interpreti del mondo (Weltendeuter). Ma non dal mondo, dalla stampa. Con questi presupposti, con una stampa mondiale completamente ubriaca, che il mondo si avvii verso un'immane catastrofe nucleare non ci sono mi sembra molti dubbi. Che poi questo Michel Houllenbecq faccia la sua prima apparizione soltanto in Germania dopo i fatti di Parigi, e che richiesto coralmente di dare la sua v isione del mondo, dell'estrema destra in Europa, la crisi francese eccetera, preferisca accendersi una sigaretta, un sorriso altrettanto ebbro quanto quello della stampa che lo interroga, una disgustosa ostentazione di falsa modestia, la dice lunga sulla sua buona fede: il voler comunque apparire da qualche parte invece di nascondersi definitivamente sotto un mattone. L'avere infine "scritto" un libro sensazionalistico, pseudo fantastorico (perché la fantastoria ha invece i suoi buoni scrittori) senza nemmeno prevedere quello che sarebbe successo a breve termine, la dice lunga sulla sua intelligenza, e quindi sulla sua capacità di "interprete del mondo".

In un certo senso è l'opposto di Cassandra. Come interprete toppa, ma viene creduto.

lunedì 19 gennaio 2015

il coming out, il pleonasmo e la papera

Se per coming out si intende il dichiarare pubblicamente di esser eomosessuale, allora è tempo perso: il coming out è un pleonasmo, un di più, un qualcosa di non strettamente necessario. Il coming out è figlio della presunzione: il credere che gli altri

domenica 18 gennaio 2015

la matematica e il perdersi e il non ritrovarsi

... nella matematica preferisco perdermi, come in qualsiasi altra lingua - a che scopo ritrovarsi? ("non è tanto il perdersi", dice il principe di Foix nella Recherche a un presuntuoso avvocato ebreo (aveva fatto una stupida battuta dopo aver sentito dire che la sua carrozza s'era persa tre volte quella sera), "quanto il fatto che alla fine non ci si ritrova" - "qu'on ne se retrouve pas"). A che scopo perdersi se solo per ritrovarsi nell'illusione di aver conosciuto se stessi?... Preferisco il continuo movimento, una barca a vela quando c'è vento: l'immagine dell'Ulisse dantesco che coi suoi compagni si perde definitivamente oltre le colonne di Ercole. Una "canoscenza" non più del sé ma di ciò che va oltre il sé ...